Colloqui sulla sicurezza della rotta energetica più delicata del mondo mentre Stati Uniti e Teheran tentano una nuova de-escalation
L’Iran prova a riaprire il dialogo con i Paesi del Golfo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha avuto colloqui telefonici separati con il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan e con il collega omanita. Al centro delle conversazioni vi sono stati la sicurezza dello stretto, gli sviluppi regionali e la possibilità di rafforzare la cooperazione diplomatica per ridurre le tensioni.
Una rotta decisiva per l’economia mondiale
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e rappresenta una delle principali vie di transito per le esportazioni energetiche di Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Le tensioni militari degli ultimi mesi hanno fortemente ridotto il traffico navale, creando timori per la sicurezza delle petroliere e per la continuità delle forniture internazionali.
Una chiusura prolungata o una nuova escalation potrebbe avere conseguenze immediate sul prezzo del petrolio, sui carburanti, sui trasporti e sulle bollette dei Paesi importatori, Italia compresa.
La difficile mediazione dell’Oman
L’Oman mantiene da tempo una posizione di equilibrio nei rapporti tra Iran, Stati Uniti e monarchie del Golfo. Proprio per questo viene considerato uno degli interlocutori più adatti a favorire un accordo sulla navigazione e sulla sicurezza marittima.

Nei mesi scorsi, il Sultanato aveva già aperto rotte temporanee per facilitare il passaggio delle navi e ridurre i rischi per gli equipaggi. Parallelamente erano stati avviati contatti tra Iran, Iraq e Paesi del Golfo per discutere un possibile sistema condiviso di gestione dello stretto.
Il ruolo dell’Arabia Saudita
Il coinvolgimento di Riad è particolarmente importante. L’Arabia Saudita è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e considera essenziale la libertà di navigazione nel Golfo e nel Mar Rosso.
Il dialogo arriva però dopo una nuova fase di tensione. Le autorità saudite hanno riferito di avere intercettato droni lanciati da gruppi armati sostenuti dall’Iran e attivi in Iraq. Sul fronte meridionale, inoltre, gli Houthi dello Yemen hanno minacciato il traffico navale saudita nello stretto di Bab el-Mandeb.
La penisola arabica si trova così stretta tra due passaggi strategici: Hormuz a est e Bab el-Mandeb a ovest.
Stati Uniti e Iran parlano, ma le posizioni restano distanti
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che Washington e Teheran stanno conducendo colloqui positivi e che esiste la possibilità di raggiungere un’intesa. L’Iran, tuttavia, ha negato di avere formalmente richiesto la ripresa dei negoziati.
Questa apparente contraddizione dimostra quanto la situazione rimanga fragile. Gli Stati Uniti hanno sospeso temporaneamente gli attacchi, ma Trump ha avvertito che le operazioni potrebbero riprendere qualora la diplomazia non producesse risultati.

Il petrolio reagisce alle speranze di tregua
La pausa negli attacchi tra Stati Uniti e Iran ha prodotto un primo effetto sui mercati. Il prezzo del Brent è sceso sotto gli 87 dollari al barile, mentre il petrolio americano Wti è tornato vicino agli 81 dollari.
Il calo riflette la speranza che una soluzione diplomatica possa favorire la ripresa del traffico navale. Restano però forti rischi legati alla guerra, agli attacchi degli Houthi e alla riduzione dei transiti attraverso Hormuz e il Mar Rosso.
Diplomazia o nuova escalation?
I colloqui tra Iran, Arabia Saudita e Oman rappresentano un segnale importante, ma non equivalgono ancora a un accordo.
Per ottenere una vera stabilizzazione sarà necessario definire regole condivise sulla libertà di navigazione, sulla sicurezza delle navi commerciali e sul ruolo delle forze militari straniere presenti nella regione.
Il rischio è che un nuovo attacco contro una petroliera, un’infrastruttura energetica o una base militare possa interrompere rapidamente il percorso diplomatico.

Il futuro dello Stretto di Hormuz non riguarda soltanto il Medio Oriente. Da quella stretta lingua di mare dipendono gli equilibri energetici, economici e geopolitici di gran parte del pianeta.
Il dialogo tra Iran e Paesi del Golfo potrà evitare una nuova escalation oppure la tregua è destinata a durare poco?
