Il ritratto di Agostino Landi firmato da Tiziano riscrive una pagina della storia dell’arte e restituisce alla Sicilia un legame finora poco conosciuto con il maestro veneziano.
La storia dell’arte è fatta di capolavori, ma anche di attribuzioni, documenti dimenticati e ricerche che, talvolta, riescono a riscrivere interi capitoli del passato. È quanto accaduto a Palermo, dove il ritratto di Agostino Landi realizzato da Tiziano Vecellio è tornato simbolicamente protagonista grazie a un’importante ricostruzione storica che ha permesso di chiarire definitivamente l’identità del personaggio raffigurato e di riportare alla luce il profondo legame tra il grande pittore veneziano e la Sicilia.
L’occasione è stata offerta dalle celebrazioni dedicate a Santa Rosalia, patrona del capoluogo siciliano, durante le quali Palazzo Oneto di Sperlinga ha ospitato una conferenza dello storico dell’arte indipendente Andrea Donati, studioso specializzato nell’opera di Tiziano. Un appuntamento che ha trasformato una vicenda rimasta per lungo tempo confinata negli ambienti accademici in una storia capace di affascinare studiosi, appassionati e pubblico.

Il ritratto di Agostino Landi torna al centro della scena
Il dipinto, oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston, rappresenta uno dei ritratti più raffinati realizzati da Tiziano nella maturità della sua produzione artistica. Per molti anni, tuttavia, l’opera è stata accompagnata da due interrogativi fondamentali: l’effettiva attribuzione al maestro veneziano e l’identità dell’uomo ritratto.
Se la paternità dell’opera era già stata confermata nel XIX secolo, proprio grazie agli studi legati alla famiglia Oneto, restava ancora irrisolta la questione del soggetto raffigurato. Sul retro della tela, infatti, un’antica iscrizione identificava erroneamente il personaggio con Gianpaolo Baglioni, celebre condottiero e signore di Perugia.
Le più recenti ricerche hanno però completamente ribaltato questa interpretazione.
Da Baglioni a Landi: la scoperta che cambia la storia
A sciogliere definitivamente il nodo è stata la giovane studiosa Giulia Zaccariotto, che attraverso un’approfondita analisi documentaria è riuscita a identificare nel protagonista del dipinto Agostino Landi, signore di Bardi e conte di Compiano.
Una scoperta che Andrea Donati ha ulteriormente valorizzato durante un viaggio di studio a Boston, dove è stato accolto dal curatore Frederick Ilchman. L’esame diretto dell’opera e il confronto con la documentazione storica hanno consentito di ricomporre un mosaico rimasto incompleto per secoli.
Agostino Landi apparteneva a una delle più importanti famiglie dell’Italia rinascimentale. Figlio di Costanza Fregoso, cresciuto nell’ambiente raffinato della corte di Urbino, incarnava perfettamente l’ideale del gentiluomo descritto da Baldassarre Castiglione nel celebre “Cortegiano”. Un uomo formato alla cultura umanistica, alle arti e alla diplomazia.
Determinante, inoltre, il suo legame con Pietro Bembo, padrino di battesimo di Agostino e figura centrale del Rinascimento italiano, grande amico e sostenitore di Tiziano fin dagli inizi della carriera veneziana del pittore.
Il ritratto risale al 1539, uno dei periodi di maggiore maturità artistica del maestro.
Il viaggio del dipinto fino a Palermo
La vicenda assume un valore ancora più significativo quando si segue il percorso compiuto dall’opera nel corso dei secoli.
Con l’estinzione della casata dei Landi e il passaggio dei beni alla famiglia Doria di Genova, numerose proprietà cambiarono proprietario. Secondo gli studi dedicati alla famiglia Oneto da Angheli Zalapì, proprio in questa fase il dipinto sarebbe entrato nella disponibilità degli Oneto, ricca famiglia ligure trasferitasi a Palermo nel Seicento.
Andrea Donati ritiene plausibile che il quadro sia arrivato in Sicilia tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.
Una ricostruzione supportata anche dalla presenza, sul retro della tela oggi conservata a Boston, dello stemma araldico inquartato delle famiglie Oneto e Gravina, elemento che conferma il prestigio attribuito all’opera già in epoca storica.
Per circa due secoli il ritratto di Agostino Landi sarebbe quindi rimasto esposto nella quadreria degli Oneto, diventando parte integrante del patrimonio artistico palermitano.
La quadreria Oneto e il collezionismo siciliano
La ricostruzione proposta dagli studiosi restituisce anche il valore della collezione Oneto, considerata una delle più importanti raccolte private della Sicilia tra Sei e Settecento.
Tra le opere documentate figurava persino una “Samaritana” di Artemisia Gentileschi, testimonianza della qualità straordinaria della raccolta.
La presenza di famiglie genovesi a Palermo favorì, infatti, un intenso flusso di opere d’arte tra la Liguria e la Sicilia, trasformando il capoluogo isolano in uno dei principali centri di circolazione artistica del Mediterraneo.
Non è un caso che nella città abbiano operato artisti del calibro di Sofonisba Anguissola e Anthony Van Dyck, autore di capolavori ancora oggi custoditi a Palermo, tra cui l’Immacolata e la celebre “Santa Rosalia in estasi”.
Tiziano e la Sicilia: un rapporto più ricco del previsto
La vicenda del ritratto di Agostino Landi contribuisce a demolire l’antica convinzione secondo cui Tiziano avrebbe avuto rapporti marginali con la Sicilia.
Le ricerche di Andrea Donati evidenziano infatti la presenza storica di altre importanti opere del maestro veneziano nell’isola.
Quando Francesco Ferrante D’Avalos, marchese di Pescara, assunse la carica di viceré di Sicilia trasferendosi a Palazzo dei Normanni, portò con sé una parte significativa della collezione ereditata dal padre Alfonso D’Avalos, marchese del Vasto.
Quest’ultimo era stato ritratto due volte da Tiziano: oggi quei dipinti sono conservati rispettivamente al Getty Museum di Los Angeles e al Museo del Prado di Madrid.
Ma il legame non si esaurisce qui.
Il viceré aveva infatti ricevuto in eredità anche una delle celebri “Maddalene penitenti” dipinte da Tiziano per Vittoria Colonna nel 1531. Dell’opera si sono perse le tracce nel corso dei secoli, ma la sua esistenza è documentata dalle fonti storiche e può essere ricondotta alle numerose versioni autografe realizzate dal maestro, tra cui quella conservata a Palazzo Pitti.
Un tassello prezioso per la storia dell’arte italiana
La vicenda raccontata a Palazzo Oneto durante le celebrazioni di Santa Rosalia dimostra come la ricerca storico-artistica continui ancora oggi a produrre risultati di straordinaria importanza.
L’identificazione definitiva del ritratto di Agostino Landi non rappresenta soltanto una correzione catalografica, ma restituisce dignità storica a un’opera fondamentale della ritrattistica rinascimentale e, soprattutto, rafforza il ruolo della Sicilia quale crocevia privilegiato della grande cultura europea.
Dietro ogni capolavoro si nascondono spesso viaggi, collezionisti, famiglie nobili, passaggi di proprietà e relazioni internazionali che raccontano molto più della sola vicenda artistica. È proprio questa rete di connessioni che rende ancora oggi viva la storia dell’arte, trasformando un dipinto conservato a Boston in una pagina preziosa della memoria culturale di Palermo e dell’intero patrimonio italiano.
