Un Mondiale a tempo di musica: la colonna sonora della Coppa del Mondo 2026

Non c’è soltanto “Dai Dai”, il brano ufficiale interpretato da Shakira e Burna Boy. Il Mondiale 2026 si sta rivelando anche una straordinaria celebrazione musicale, fatta di inni spontanei, classici intramontabili e playlist nazionali che accompagnano gol, vittorie e cori sugli spalti. Dai Daft Punk agli AC/DC, passando per Oasis e Gala, il calcio conferma ancora una volta il suo legame indissolubile con la musica.

Per gli italiani il binomio è inevitabile. Ogni Coppa del Mondo porta con sé una colonna sonora destinata a rimanere nella memoria collettiva. Non sempre, però, la canzone ufficiale riesce a conquistare il pubblico come accadde con “Un’estate italiana” di Edoardo Bennato e Gianna Nannini o con “Waka Waka” di Shakira. Esistono anche clamorosi passi falsi: difficile dimenticare Gloryland, il brano con cui Darryl Hall, affiancato dai Sounds of Blackness, cercò di accompagnare USA ’94, salvo essere liquidato dalla critica come una delle peggiori canzoni mai associate a un Mondiale.

Shakira, una garanzia mondiale

Consapevoli della lezione del passato, Stati Uniti, Canada e Messico hanno scelto di affidarsi a una certezza. Shakira, alla sua quarta partecipazione musicale a una Coppa del Mondo, firma insieme a Burna Boy “Dai Dai”, un brano dalle sonorità urban e latine che punta a raccogliere l’eredità di Waka Waka. Solo il tempo dirà se riuscirà a entrare nell’immaginario collettivo come i suoi illustri predecessori.

Spesso, però, il vero tormentone di un Mondiale nasce spontaneamente. Sono i tifosi, sugli spalti, a trasformare grandi successi della musica internazionale in cori da stadio, regalando nuova vita a brani che finiscono per identificare un’intera generazione di appassionati.

La playlist dei gol

Per questa edizione la FIFA ha introdotto una novità destinata a lasciare il segno: ciascuna delle 48 nazionali partecipanti ha potuto scegliere due brani ufficiali, uno da far risuonare dopo ogni gol e uno per accompagnare l’uscita della squadra dal campo.

Il risultato è una playlist globale che mescola superstar internazionali e autentiche icone locali.

Tra le curiosità spicca Panama, che aveva scelto La Papuja del leggendario fisarmonicista Victorio Vergara. Una scelta rimasta purtroppo inedita, visto che la formazione centroamericana è stata l’unica del torneo a non trovare mai la via della rete.

Molto diversa la situazione della Francia, che ha festeggiato ripetutamente le proprie marcature sulle note di “One More Time” dei Daft Punk, titolo diventato quasi profetico per l’efficacia offensiva dei Bleus.

La maggior parte delle nazionali ha privilegiato artisti di casa. L’Australia ha puntato sull’energia degli AC/DC, mentre la Scozia ha scelto “I’m Gonna Be (500 Miles)” dei Proclaimers, ormai colonna sonora inseparabile della celebre Tartan Army.

Sorprende invece la scelta dell’Inghilterra. La patria di Beatles e Rolling Stones ha deciso di celebrare i propri gol con “Chase the Sun” dei Planet Funk, gruppo nato dall’incontro tra musicisti napoletani e sarzanesi. Una piccola soddisfazione italiana in un Mondiale che, sul campo, continua invece a fare a meno degli Azzurri.

Anche la Svizzera guarda all’Italia, affidandosi a “Freed from Desire” di Gala, ormai diventata uno degli inni calcistici più riconoscibili al mondo.

Gli spalti diventano un grande concerto

Se nel 1994 Elio e le Storie Tese ironizzavano sul rischio di vedere gli stadi americani semivuoti con Nessuno allo stadio, il Mondiale 2026 racconta una realtà completamente diversa. Le tribune sono un mosaico di colori, bandiere e soprattutto musica.

I tifosi marocchini continuano a far risuonare “Dima Maghrib” di Maher Zain, ormai autentico inno nazionale non ufficiale. Il suo successo è tale che anche il presidente FIFA Gianni Infantino lo aveva celebrato durante la Coppa Araba disputata a Doha.

Anche il Paraguay ha ormai costruito una precisa identità sonora. Sugli spalti domina “Albirroja Mbareté”, brano collettivo firmato da Pablo Amadeo, Jazmín del Paraguay, Luigi Manzoni, BigBless, Darko e dall’arpista Lucas Zaracho, diventato simbolo del ritorno della nazionale guaraní alla fase finale del Mondiale.

La Francia risponde con due classici delle proprie vittorie mondiali: “I Will Survive”, nella celebre versione della Hermes House Band, e “Ramenez la coupe à la maison” di Vegedream, colonna sonora del trionfo del 2018.

Anche il Brasile guarda alla tradizione. Nonostante la federazione abbia promosso il nuovo “Bate no Peito”, molti tifosi continuano a preferire “Pra Frente Brasil”, storico brano nato per il Mondiale del 1970 e ancora oggi capace di evocare l’epopea della Seleção.

Quando i classici diventano inni

Alcune canzoni sembrano semplicemente destinate a vivere per sempre negli stadi.

I messicani non rinunciano a “Cielito Lindo”, mentre gli inglesi hanno trasformato “Wonderwall” degli Oasis nel loro coro più rappresentativo. Il Portogallo continua invece a cantare “A Minha Casinha”, diventata simbolo della nazionale dopo il trionfo europeo del 2016.

La Colombia emoziona con “Tierra Querida” di Lucho Bermúdez, considerata ormai il secondo inno nazionale del Paese, mentre dagli spalti occupati dai tifosi egiziani risuonano spesso “Helwa Ya Balady” di Tamer Hosny e altri canti patriottici dedicati alla nazionale guidata da Mohamed Salah.

Il rimpianto italiano

L’Italia osserva tutto questo da spettatrice. L’assenza degli Azzurri lascia inevitabilmente spazio alla nostalgia e alla domanda che ogni tifoso si pone: quale sarebbe stata la colonna sonora della Nazionale?

Probabilmente, almeno una volta, dagli spalti sarebbe riecheggiato il celebre “Po po po po po po po”, diventato il simbolo dell’estate di Germania 2006. E, come accade ormai da quasi vent’anni, non sarebbe mancata “Seven Nation Army” dei White Stripes, adottata dal popolo azzurro fino a diventare molto più di una semplice canzone.

Per milioni di italiani rimarrà per sempre “la canzone della Nazionale”, indipendentemente da chi l’abbia scritta o incisa. Perché ai Mondiali, proprio come nel calcio, sono spesso i tifosi a decidere quali melodie entrano davvero nella storia.