“Mala tempora currunt” è una delle espressioni più ricorrenti nella mentalità comune. Ci si lamenta molto spesso del fatto che, letteralmente, “le cose vanno male”, “corrono tempi non buoni”. Così, ai tempi della crisi del 2008, ci si lamentava delle difficoltà che incontravano anche le economie più strutturate, con conseguenti chiusure di aziende e licenziamenti.
Poi, con i preoccupanti eventi della pandemia di Covid-19 e, da lì in poi, del sorgere di conflitti e gravi tensioni internazionali in continua espansione, prima la guerra in Ucraina, poi in Palestina, in Colombia e, ora, in Iran, oltre a molte altre parti del mondo, sembra che il mondo si stia avvicinando al baratro, un precipizio verso cui l’umanità sembra avvicinarsi in modo inesorabile, con tante vite spezzate ingiustamente dai conflitti che stanno insanguinando il pianeta.

Sembra che il mondo stia inghiottendo se stesso, dietro un’azione umana, una “actio hominum”. La realtà effettiva di oggi assomiglia dunque a quella del senato romano, che seguitava a discutere, mentre il nemico era alle porte. Proprio però quando l’essere umano fu sull’orlo dell’abisso, comprese quanto profondo fosse l’abisso dentro di lui (Epaminonda). L’abisso non evoca tuttavia solo l’immagine delle profondità sotterranee e marine, ma anche il concetto, in senso verticale ma diametralmente opposto, dello slancio verso l’Infinito e, comunque, di una risalita, di un divario che tuttavia deve essere colmato.
Se spesso si pensa che le cose non possano andare peggio di così, tale assunto si rivela fallace. Ancora una volta uno sguardo alla storia può essere d’ausilio. Anche nel passato, remoto e del secolo scorso, vi furono infatti momenti carichi di tensione, che condussero a molte perdite di vite -si pensi, su tutti, alle due guerre mondiali-. Pur tuttavia, alla fine l’umanità riuscì a ripartire, con una maggiore consapevolezza e con un ritrovato impegno a perseguire obiettivi di giustizia, uguaglianza e pace sociale.
Non è un caso se proprio quegli obiettivi, in primis l’affermazione di una società democratica, si trovano bene e aulicamente sanciti nell’articolo 1 del Trattato sull’Unione Europea, convenuto dopo i gravi conflitti mondiali che hanno coinvolto e diviso l’Europa, la quale dunque ha compreso da allora l’importanza dell’unità e della pace tra i popoli, al punto dal progettare la redazione di una “Costituzione europea”.
In effetti, nonostante le criticità contemporanee, nella storia dell’umanità non sono mai stati scontati dati che oggi consideriamo per acquisiti, come l’avere un posto di lavoro, il poter ogni giorno pranzare e cenare senza temere per la propria vita.
A noi che viviamo ancora nelle nostre tiepide case (Primo Levi) vanno infatti ricordati gli orrori dei campi di sterminio, le numerose e gravissime stragi del secolo scorso, nonché, per restare sull’attualità, le immagini delle persone disperate costrette a fuggire dall’Afghanistan, quando, qualche anno fa, venne restaurato il regime talebano.
Ancora, si pensi ai bambini di Gaza che muoiono di fame e che vengono terribilmente mutilati, con gravissimi danni per tutta la vita, come pure chi, figlio, figlia, fratello, sorella, genitore o moglie, non vedrà più tornare chi è stato chiamato al fronte, come nei conflitti sopra ricordati.
La storia dell’umanità è stata certamente contraddistinta dalla violenza e anche i più insospettabili ne sono stati colpevoli: si pensi alla strage degli abitanti per l’isola di Melo per mano degli Ateniesi, ove ai Melii, che, disperati e invocanti l’aiuto degli dei, venne replicato da chi è comunemente considerato fautore della democrazia, che in guerra vige solo la legge del più forte.
Si pensi, ancora, allo sterminio dei nativi americani per mano dei conquistatori europei, nonché, ancora più a ritroso, alla riduzione in schiavitù dei popoli sottomessi anche da parte di chi, come l’antica Roma, è considerato origine di democrazia e giustizia.
Nel diritto romano gli schiavi erano infatti considerati come oggetti e si poteva cadere in quella condizione anche per mancato pagamento di debiti. Ciò senza considerare che proprio quel periodo in cui vissero pensatori illustri come Seneca e Cicerone si caratterizzò per un’estrema violenza, quale in primo luogo quella dei giochi gladiatorii, ove i gladiatori, per lo più schiavi di altri Paesi, venivano costretti a combattere con fiere feroci sino alla morte, spesso decisa da un pollice in giù del pubblico o dell’imperatore.
C’è stata, però, forse, un’inversione di tendenza nella storia, a partire dall’affermarsi della cultura della pietà, dell’amore e del perdono, con il cristianesimo. Tale linea di pensiero, sorta a seguito di un altro fatto storico gravissimo, come la schiavitù in Egitto, è stata peraltro coltivata anche in ambito laico.
Si pensi alla filosofia di Cicerone, di cui rimane celebre l’affermazione secondo cui il retore deve in primo luogo essere una persona moralmente retta. Si pensi, ancora, all’energia intellettuale con cui Seneca elaborò un pensiero, di tipo stoico, tutto incentrato sul significato della libertà e sulla lotta alla tirannide.
Non tutta la storia umana è allora storia di violenza, perché si è percepita da più parti l’esigenza di un riscatto, di una doverosa affermazione di giustizia.
Il pensiero cristiano e credente in generale hanno molto in comune infatti con quello laico e financo con quello pessimista e ateo. Anche chi ha scelto una diversa linea politica, come Leopardi e Nietzsche, ha infatti percepito il bisogno di elaborare una soluzione al problema della sofferenza e, sul piano filosofico, del nichilismo. Questa soluzione è stata il “superuomo” nietszchiano e la “social catena” leopardiana. Espressioni dal grande momento sociale che altro non sono che riproposizione di istanze umanistiche, quali l’essere umano come “piccolo dio” e artista, fabbro del suo destino (Pico della Mirandola).
Proprio l’umanesimo e il rinascimento hanno rappresentato la risposta storica a un momento di insicurezza e di paura, il Medioevo, in preda alle orde barbariche, ove i comuni cittadini cercavano rifugio e protezione.
Anche e proprio il Medioevo non è stato peraltro tutta oscurità. È stato infatti un momento di grande riflessione filosofica, seppure in un quadro teologico, con il pensiero di S. Agostino e S. Tommaso D’Aquino. È stato un secolo di grandi santi, come S. Francesco D’Assisi. È stato inoltre un secolo che verrà successivamente ricordato da illustri pensatori, come Kant ed Hegel.
Proprio Hegel, che con l’immagine allegorica della filosofia come “nottola di Minerva”, forse intuiva l’approssimarsi di nuove tenebre, lasciava uno spiraglio di luce, affermando il ruolo della Morale, della Coscienza e di un certo ruolo primario dello Spirito.
Uniti si può vincere e uscire dal tunnel, ma solo in una prospettiva di partecipazione alla vita pubblica che non lasci rimanere quella partecipazione sul piano meramente formale.
Di qui il ruolo del doveroso perseguimento del bene pubblico, che ci deve vedere uniti, affinché possa esservi, anche in tempi così duri, un nuovo rinascimento, un nuovo rinascimento che si ispiri all’umanità e alla solidarietà umana, alla capacità di preoccuparsi dell’altro in modo assolutamente disinteressato in quanto essere umano.
Solo così potremo intravedere… la luce… in fondo al tunnel!
