Le nuove proiezioni ISTAT delineano un Paese sempre più anziano e meno popoloso. Nel 2050 gli over 65 potrebbero rappresentare oltre un terzo degli italiani, mentre diminuirà drasticamente la fascia della popolazione in età lavorativa.
Il problema demografico italiano non appartiene più al futuro remoto.
È già cominciato.
Secondo le nuove proiezioni demografiche diffuse dall’ISTAT, la popolazione italiana potrebbe passare dai circa 58,9 milioni di abitanti del 2025 a 55 milioni nel 2050.

Significa quasi quattro milioni di persone in meno in appena venticinque anni. E guardando ancora più lontano, nel 2080 l’Italia potrebbe scendere fino a circa 45,8 milioni di abitanti.
Il dato più importante, però, non riguarda soltanto quanti italiani ci saranno.
Riguarda quanti saranno giovani, quanti lavoreranno e quanti saranno anziani.
Nel 2025 gli over 65 rappresentano circa il 24,7% della popolazione. Nel 2050 potrebbero arrivare al 34,5%.
Parallelamente, la popolazione tra i 15 e i 64 anni potrebbe scendere dal 63,4% al 55,3%.
Meno lavoratori, più pensionati
È questa la trasformazione che rischia di modificare profondamente l’economia italiana.
Un sistema previdenziale moderno funziona perché milioni di persone lavorano, producono reddito e versano contributi che contribuiscono a finanziare pensioni e welfare.
Quando la platea dei lavoratori diminuisce mentre aumenta quella degli anziani, l’equilibrio diventa inevitabilmente più complesso.
Non significa che il sistema pensionistico sia destinato automaticamente al collasso.
Significa però che saranno necessarie maggiore produttività, maggiore occupazione, politiche familiari efficaci e probabilmente una gestione strutturale dell’immigrazione economica.
Il record negativo delle nascite
Il problema parte dalle culle.
Secondo i dati riportati da Reuters sulla base delle nuove proiezioni ISTAT, l’Italia ha registrato appena 355.000 nascite, il livello più basso dalla nascita dello Stato unitario.
Il fenomeno non deriva da una singola causa.
Costo delle abitazioni, precarietà lavorativa, ingresso tardivo nel mercato del lavoro, trasformazione culturale della famiglia e difficoltà di conciliare professione e maternità contribuiscono tutti al risultato.
Il Mezzogiorno rischia di pagare il prezzo maggiore
La trasformazione non sarà inoltre omogenea.
Le proiezioni indicano per il Sud una possibile riduzione da circa 19,7 a 16,7 milioni di residenti entro il 2050.
Il rischio è un circolo difficile da interrompere: meno abitanti significano meno consumatori, meno imprese, minori servizi e quindi meno opportunità per i giovani, che potrebbero essere ulteriormente incentivati a trasferirsi.
La demografia potrebbe così diventare una delle principali questioni economiche italiane dei prossimi vent’anni.
Perché una nazione non cresce soltanto attraverso il PIL.
Cresce se riesce a immaginare chi la abiterà domani.
