Grandi interpreti del Novecento a Genova

“Grandi interpreti del Novecento e della contemporaneità” inaugura il 12 settembre a Palazzo Stella: al centro del percorso un’opera di Lucio Fontana.

La nuova stagione de “La Galleria” si apre nel segno di Lucio Fontana. Sabato 12 settembre 2026, alle ore 17.00, gli spazi di SATURA Palazzo Stella a Genova accoglieranno l’inaugurazione della mostra “Grandi interpreti del Novecento e della contemporaneità”, nuovo capitolo del progetto espositivo permanente curato da Mario Napoli. L’ingresso nel percorso di un’opera della serie “Concetto spaziale” rafforza un confronto già articolato tra protagonisti storici e autori contemporanei, accomunati dalla volontà di ripensare la materia, il segno, la superficie e lo spazio.

La presenza di Fontana costituisce uno dei passaggi più significativi della nuova proposta. La sua ricerca ha modificato radicalmente la concezione tradizionale dell’opera, superando la superficie intesa come semplice supporto della rappresentazione. Il gesto diventa apertura, attraversamento e interrogazione; la materia non è più un limite chiuso, ma una soglia capace di suggerire una dimensione ulteriore.

È proprio questa tensione a rendere “Concetto spaziale” un punto di riferimento all’interno dell’allestimento. L’opera non si limita a occupare uno spazio fisico: lo mette in discussione, lo rende parte integrante del linguaggio artistico e invita l’osservatore a guardare oltre ciò che appare. In tale prospettiva, il lavoro di Fontana diventa il centro di una rete di corrispondenze che attraversa generazioni, tecniche ed esperienze differenti.

Grandi interpreti del Novecento e della contemporaneità

La mostra “Grandi interpreti del Novecento e della contemporaneità” nasce da un’impostazione curatoriale che evita una successione rigidamente cronologica. “La Galleria” si presenta come un sistema di relazioni nel quale le opere vengono avvicinate sulla base di affinità, contrasti e risonanze. Non una sequenza lineare di date e movimenti, dunque, ma una trama visiva costruita attraverso il confronto tra differenti modi di intendere la forma e l’immagine.

Accanto a Lucio Fontana trova spazio la rigorosa ricerca di Agostino Bonalumi. Le sue estroflessioni trasformano la superficie in una presenza plastica, capace di avanzare verso lo spettatore e di ridefinire il rapporto tra pittura, rilievo e ambiente. La tela perde la propria apparente immobilità per assumere una consistenza architettonica, misurata attraverso variazioni, tensioni e modulazioni.

Le superfici dinamiche di Giuseppe Amadio ampliano questa riflessione, affidando alla struttura e al ritmo un ruolo determinante. Il loro dialogo con le articolazioni concettuali di Armando Marrocco e con il segno di Emilio Scanavino mette in luce la pluralità delle esperienze riunite nel progetto. Il segno può diventare traccia, energia, memoria o struttura; la superficie, invece, può accogliere l’azione oppure trasformarsi essa stessa in corpo.

Il percorso non propone una semplice vicinanza tra opere, ma lascia emergere le domande che hanno attraversato la ricerca artistica del Novecento e che continuano a essere centrali nella contemporaneità. Quale rapporto esiste tra materia e spazio? Dove termina l’immagine e dove comincia l’ambiente? Quanto può incidere un gesto sulla percezione dell’opera? Sono interrogativi che non ricevono una risposta univoca, ma trovano interpretazioni differenti nei lavori presentati.

La materia come esperienza e linguaggio

Un ulteriore nucleo della mostra riguarda il valore espressivo della materia. L’opera di Leoncillo introduce nel percorso la forza della ceramica plasmata dal gesto. La materia appare attraversata da un’energia interna, trasformata in una presenza viva e irregolare nella quale l’azione dell’artista resta visibile.

A questa esperienza si affiancano le ricerche di Nando Stevoli e Gioni David Parra. Quest’ultimo interviene sul marmo sviluppando un processo di smaterializzazione che sembra mettere in discussione la solidità tradizionalmente associata a questo materiale. La pietra, pur conservando il proprio peso e la propria identità, viene condotta verso una percezione più leggera e dinamica.

Il confronto tra ceramica, marmo, tela e superficie estroflessa permette così di cogliere un elemento essenziale dell’intero progetto: la materia non rappresenta soltanto il mezzo attraverso cui l’opera viene realizzata. Diviene un pensiero visibile, un campo di tensioni e una forma di conoscenza. Ogni artista la affronta secondo una sensibilità specifica, lasciando emergere possibilità espressive che oltrepassano la distinzione tradizionale tra pittura e scultura.

Da Rauschenberg alla ricerca internazionale

L’apertura internazionale della mostra è affidata a figure come Robert Rauschenberg, protagonista del New Dada e autore dei celebri “Combine Paintings”. Nei suoi lavori pittura, scultura e oggetti di uso quotidiano si intrecciano, riducendo la distanza tra l’esperienza artistica e la realtà. L’opera accoglie elementi provenienti dalla vita, li sottrae alla loro funzione originaria e li inserisce in una nuova costruzione visiva.

La presenza di Rauschenberg amplia il confronto sviluppato nelle sale di Palazzo Stella. Se Fontana oltrepassa idealmente e concretamente la superficie, l’artista statunitense porta frammenti del mondo reale dentro l’opera. Le due esperienze seguono direzioni differenti, ma condividono il superamento dei confini tradizionali dell’immagine.

Un’altra interpretazione dello spazio emerge nel lavoro di Ōki Izumi. Attraverso la trasparenza e la capacità riflettente del vetro, la luce viene trasformata in esperienza percettiva e occasione di introspezione. L’opera cambia in relazione all’ambiente, al punto di osservazione e alle variazioni luminose, coinvolgendo direttamente chi la guarda.

Kim Jaekyeong introduce invece una sensibilità capace di coniugare tradizione e sperimentazione. Il suo inserimento conferma la volontà di costruire un orizzonte internazionale nel quale culture e linguaggi diversi possano incontrarsi senza perdere la propria identità.

“La Galleria”, un progetto fondato sul dialogo

Il carattere permanente de “La Galleria” consente al percorso di evolversi attraverso nuovi ingressi e relazioni sempre diverse. Non si tratta di una struttura immobile, ma di un organismo espositivo destinato a rinnovare progressivamente la propria lettura. Ogni opera modifica gli equilibri dell’insieme e apre possibilità interpretative ulteriori.

In tale contesto, la scelta di inserire “Concetto spaziale” assume una particolare rilevanza. La ricerca di Lucio Fontana agisce come elemento di raccordo tra la storia artistica del secondo Novecento e le sperimentazioni successive. Il suo intervento sulla superficie conserva ancora oggi una forza capace di interrogare lo sguardo e di porre al centro il rapporto tra realtà visibile e dimensione immaginata.

Il progetto curato da Mario Napoli consolida così la propria vocazione: valorizzare autori storicizzati e contemporanei attraverso un confronto diretto, libero da gerarchie precostituite. Le opere vengono chiamate a dialogare, mentre al visitatore è affidato il compito di riconoscere continuità, distanze e trasformazioni.

“Grandi interpreti del Novecento e della contemporaneità” offre dunque un’occasione per osservare come alcune delle questioni fondamentali dell’arte moderna siano ancora aperte. Spazio, materia, luce, segno e forma continuano a essere territori di ricerca, capaci di rinnovarsi attraverso differenti sensibilità. Da Fontana agli artisti delle generazioni successive, l’opera si conferma un luogo nel quale la storia non viene semplicemente conservata, ma rimessa in movimento.

La mostra sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle ore 17.00 negli spazi di SATURA Palazzo Stella, a Genova. Il progetto espositivo permanente sarà successivamente visitabile dal martedì al sabato, dalle ore 15.00 alle 19.00. Con questa nuova stagione, “La Galleria” rinnova il proprio impegno nel raccontare i grandi interpreti del Novecento e della contemporaneità, costruendo un ponte tra memoria artistica, sperimentazione e nuove possibilità dello sguardo.