Gli Europei di atletica 2026 si chiudono con il trionfo dell’Italia: 22 medaglie e primo posto nel medagliere grazie a un finale memorabile a Birmingham.
L’Italia dell’atletica sale sul tetto d’Europa e lo fa nel modo più emozionante possibile, trasformando l’ultima notte di Birmingham in una pagina destinata a rimanere nella storia dello sport azzurro. Gli Europei di atletica 2026 consegnano alla Nazionale italiana il primo posto nel medagliere, con 22 podi complessivi: 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. A decidere il duello con la Gran Bretagna sono prima Larissa Iapichino, regina del salto in lungo, e infine la straordinaria 4×400 maschile di Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati.
È proprio l’ultima gara della manifestazione a trasformarsi nel simbolo di un Europeo vissuto fino all’ultimo metro. Italia e Gran Bretagna si contendono il primato continentale davanti al pubblico britannico. La staffetta azzurra non arretra: corre con lucidità, coraggio e una capacità di resistere alla pressione che racconta molto più di una medaglia. Sul traguardo sono appena tre centimetri a separare gli italiani dai britannici. Tre centimetri che valgono l’oro e consegnano definitivamente il medagliere all’Italia.

Europei di atletica 2026, Iapichino apre la notte d’oro
Prima dell’apoteosi della staffetta c’era stata Larissa Iapichino. La fiorentina affronta una finale del lungo complicata dalle condizioni ambientali e da un equilibrio tecnico che rende ogni centimetro decisivo.
Iapichino sceglie di non aspettare. Al primo tentativo atterra esattamente a 7,00 metri. Una misura che diventa immediatamente il riferimento della gara e che nessuna delle avversarie riuscirà più a superare. La britannica Jazmin Sawyers arriva a 6,99, la francese Hilary Kpatcha a 6,98. Tre atlete raccolte in appena due centimetri: la fotografia perfetta di una finale giocata sul filo della precisione.
La misura iniziale dell’azzurra resiste sino alla fine e vale un titolo europeo dal significato particolare. Non è soltanto la vittoria di un talento ormai stabilmente inserito nell’élite internazionale, ma la dimostrazione della maturità agonistica raggiunta da Iapichino: entrare in pedana, trovare immediatamente il salto giusto e obbligare tutte le altre a inseguire.
In una finale nella quale la capacità di governare la tensione conta quanto la forza esplosiva, l’azzurra costruisce il successo con la precisione di chi ha imparato che le grandi competizioni non si vincono necessariamente cercando l’impresa a ogni tentativo. Talvolta basta trovare il gesto perfetto nel momento esatto.
La 4×400 maschile firma l’ultima impresa
Poi arriva la staffetta del miglio. E l’Alexander Stadium diventa il teatro dell’ultimo confronto tra Italia e Gran Bretagna.
Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati sanno che non si tratta semplicemente di inseguire una medaglia. In palio c’è qualcosa di più grande: il primato finale della Nazionale nella rassegna continentale.
La gara azzurra cresce frazione dopo frazione. Sito tiene l’Italia nel cuore della competizione, Soudassi imprime ulteriore forza alla corsa e Benati riceve il testimone con il compito più difficile: resistere all’assalto britannico davanti al pubblico di casa.
Gli ultimi metri sembrano interminabili. Il britannico recupera, Benati non cede. Il traguardo arriva quasi simultaneamente, ma il verdetto premia l’Italia. Tre centimetri separano le due squadre e quei pochi centimetri diventano il confine tra una grande partecipazione e una spedizione storica.
L’oro della 4×400 maschile porta infatti l’Italia a quota dieci titoli e sancisce il primo posto definitivo nel medagliere, davanti proprio alla Gran Bretagna.

Dalla maratona alle staffette, un’ultima giornata da cinque medaglie
Il trionfo serale completa una giornata iniziata molte ore prima sulle strade di Birmingham.
Nella maratona maschile Pietro Riva conquista l’argento, mentre nella prova femminile arriva un altro secondo posto nella classifica a squadre grazie ai tempi delle migliori azzurre, con Rebecca Lonedo, Sofiia Yaremchuk e Giovanna Epis protagoniste del risultato collettivo.
In serata arriva inoltre il bronzo della 4×400 femminile. Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro salgono sul podio e aggiungono un altro tassello a una giornata nella quale la profondità della squadra italiana emerge in discipline profondamente differenti. Il bilancio dell’ultima giornata porta così cinque nuove medaglie alla spedizione azzurra.
Ed è forse questo il dato più significativo dell’intero Europeo. L’Italia non dipende più esclusivamente dal campione capace di illuminare una singola specialità. Vince e conquista podi nelle corse, nei salti, nella marcia, nelle prove di resistenza e nelle staffette.
È una Nazionale che ha progressivamente ampliato il proprio patrimonio tecnico e, soprattutto, la convinzione di poter competere ai massimi livelli continentali.
Ventidue medaglie e dieci ori: l’Italia davanti a tutti
Il bilancio finale di Birmingham ha la forza dei numeri: 22 medaglie, con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. L’Italia conclude così gli Europei davanti alla Gran Bretagna padrona di casa e conferma il primato continentale già conquistato nella precedente edizione.
Ma limitarsi ai numeri significherebbe raccontare soltanto una parte della storia.
Dietro il medagliere c’è una Nazionale capace di reagire anche ai momenti difficili e di trasformare la competizione individuale in energia collettiva. È questo l’aspetto sottolineato dal direttore tecnico Antonio La Torre, che al termine della manifestazione ha definito quella di Birmingham «l’Italia più forte di sempre», evidenziando come il gruppo sia riuscito a rendere quasi ripetibile ciò che soltanto pochi anni fa appariva eccezionale.
Il riferimento è inevitabilmente al percorso iniziato con la straordinaria stagione olimpica di Tokyo e proseguito attraverso Roma 2024, i successi internazionali delle stagioni successive e ora Birmingham.
La Torre ha richiamato anche l’infortunio di Marcell Jacobs come uno dei passaggi potenzialmente più delicati della settimana. La reazione interna della squadra, secondo il direttore tecnico, ha però impedito che quell’episodio modificasse l’atteggiamento del gruppo. Capitani e atleti più esperti hanno contribuito a mantenere alta la tensione positiva, alimentando un clima nel quale ogni risultato diventava una spinta per chi sarebbe sceso in pista successivamente.
Una Nazionale che guarda già a Los Angeles 2028
Il successo europeo non rappresenta un punto d’arrivo. Birmingham diventa inevitabilmente una tappa verso il grande obiettivo del prossimo biennio: i Giochi olimpici di Los Angeles 2028.
La prospettiva indicata dallo staff tecnico è costruire una squadra nella quale esperienza e nuove generazioni possano alimentarsi reciprocamente. L’emergere di giovani talenti aumenta la competizione interna e costringe anche gli atleti già affermati a mantenere elevato il livello della preparazione.
La Torre ha citato, tra gli altri, la crescita di Kelly Doualla e il futuro confronto nel salto in lungo con nuovi protagonisti, oltre al ritorno di Mattia Furlani. Segnali di un movimento che non sembra voler vivere soltanto della generazione che ha inaugurato il nuovo ciclo dell’atletica italiana.
Ed è forse questa la vera eredità di Birmingham. Non soltanto le medaglie, ma la sensazione che vincere non rappresenti più un’eccezione da celebrare come irripetibile.
Birmingham consacra il nuovo volto dell’atletica italiana
La notte inglese resterà soprattutto nelle immagini. Il primo salto di Larissa Iapichino, quei sette metri esatti diventati irraggiungibili per tutte le avversarie. La corsa di Lorenzo Benati negli ultimi cento metri, con la Gran Bretagna che tenta disperatamente la rimonta. Il fotofinish. L’attesa. Poi l’esultanza.
Sono istanti che spiegano meglio di qualsiasi statistica ciò che l’Italia ha costruito.
Gli Europei di atletica 2026 si chiudono con gli azzurri davanti a tutti, 22 medaglie e dieci titoli continentali. Birmingham certifica una trasformazione iniziata da tempo: l’Italia non arriva più alle grandi manifestazioni sperando nell’exploit di pochi campioni, ma con la consapevolezza di possedere una squadra capace di competere in profondità.
Ora la pista conduce verso Los Angeles. Due anni possono essere lunghi nello sport e nessun risultato europeo garantisce automaticamente un successo olimpico. Ma una certezza Birmingham l’ha consegnata: l’atletica italiana ha imparato a vivere stabilmente tra le grandi. E quando l’ultima gara decide tutto, oggi sa anche come vincerla.
