Economia italiana sotto pressione: l’OCSE taglia le attese, il PIL crescerà soltanto dello 0,5%

Il nuovo shock energetico frena consumi, investimenti ed esportazioni. Bruxelles apre alla richiesta italiana di maggiore flessibilità, ma limita gli interventi agli investimenti nella transizione verde

ROMA — L’economia italiana rallenta sotto il peso dei rincari energetici e delle tensioni internazionali. Secondo le nuove prospettive economiche dell’OCSE, il prodotto interno lordo crescerà soltanto dello 0,5% nel 2026, un ritmo insufficiente per imprimere una svolta significativa alla capacità di spesa delle famiglie e alla competitività delle imprese.

Il principale fattore di debolezza è il nuovo shock dei prezzi dell’energia, alimentato dall’instabilità in Medio Oriente e dalle difficoltà che interessano le rotte strategiche per l’approvvigionamento di petrolio e gas. Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, l’aumento dei costi si trasmette rapidamente alle bollette, alla produzione industriale, ai trasporti e ai prezzi dei beni di consumo.

L’OCSE evidenzia un impatto su più fronti: la crescita dei costi energetici pesa sui consumi delle famiglie, rallenta gli investimenti e indebolisce le esportazioni. Anche l’effetto positivo derivante dall’accelerazione della spesa legata al PNRR rischia quindi di essere in parte compensato dal peggioramento del quadro internazionale.

Inflazione e salari: il potere d’acquisto torna a rischio

Il rincaro dell’energia potrebbe riaccendere l’inflazione e cancellare i progressi registrati recentemente dai salari reali. Dopo una fase di graduale recupero del potere d’acquisto, famiglie e lavoratori rischiano di trovarsi nuovamente di fronte a un aumento dei prezzi superiore alla crescita delle retribuzioni.

La questione non riguarda soltanto i bilanci domestici. Bollette più elevate e costi di produzione crescenti possono comprimere i margini delle imprese, frenare le assunzioni e ridurre la propensione agli investimenti. Le attività più esposte sono quelle ad alta intensità energetica, ma le conseguenze possono coinvolgere anche il commercio, i servizi e le piccole imprese.

I segnali di rallentamento sono già visibili. A maggio l’indice PMI dei servizi è sceso a 49,4 punti, dopo il 49,8 di aprile. Un valore inferiore a 50 indica una contrazione dell’attività economica. Il dato riflette soprattutto il calo dei nuovi ordini e rappresenta una delle performance più deboli dell’ultimo anno e mezzo.

L’apertura di Bruxelles: più margini per gli investimenti verdi

Di fronte all’aumento dei costi, il governo italiano ha chiesto all’Unione europea di concedere una maggiore flessibilità di bilancio per sostenere famiglie e imprese. La posizione di Roma era quella di applicare agli interventi energetici un trattamento simile a quello già previsto per le spese nel settore della difesa.

La Commissione europea ha accolto soltanto in parte la richiesta. Gli Stati membri potranno destinare alla transizione energetica una quota degli spazi fiscali inizialmente previsti per la difesa: fino allo 0,3% del PIL all’anno nel 2026, nel 2027 o nel 2028, con un tetto complessivo dello 0,6% del PIL nel triennio.

Le risorse potranno finanziare investimenti come l’installazione di pannelli solari e batterie, l’acquisto di veicoli elettrici o la sostituzione degli impianti alimentati a gas e petrolio con pompe di calore. Non saranno invece ammesse misure destinate a ridurre direttamente il prezzo dei combustibili fossili, come sussidi generalizzati o tagli delle accise sulla benzina.

La sfida: proteggere i più vulnerabili senza aggravare il debito

La risposta europea prova a conciliare due esigenze: ridurre l’impatto sociale della crisi energetica e non compromettere ulteriormente la sostenibilità dei conti pubblici. L’Italia rimane infatti esposta a un livello elevato di debito, che limita la possibilità di finanziare interventi permanenti e non selettivi.

L’OCSE indica una linea precisa: gli aiuti dovrebbero essere temporanei e indirizzati soprattutto alle famiglie vulnerabili e alle imprese maggiormente colpite. Nel medio periodo, la priorità resta la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati, attraverso investimenti nelle energie rinnovabili, nelle reti e nell’efficienza energetica.

Per il 2027 l’organizzazione prevede una modesta accelerazione della crescita allo 0,6%, nell’ipotesi di una graduale diminuzione dei prezzi dell’energia e di una riduzione dell’incertezza. Ma il margine di recupero resta limitato. La tenuta dell’economia italiana dipenderà dalla durata della crisi internazionale, dalla capacità di utilizzare efficacemente le risorse europee e dalla rapidità con cui gli investimenti energetici potranno tradursi in minori costi per cittadini e imprese.

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