L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo non è ancora sotto controllo. Secondo gli ultimi dati riportati dall’Organizzazione mondiale della sanità e rilanciati da Reuters, il Paese conta 1.561 casi confermati e 506 decessi. Il focolaio resta in una fase di espansione, con nuove infezioni che continuano a essere registrate nonostante gli sforzi delle autorità sanitarie e delle organizzazioni internazionali.
Il virus coinvolto è la specie Bundibugyo, una forma di Ebola più rara e particolarmente complessa da gestire. A differenza di altri ceppi, per questa variante non sono disponibili strumenti vaccinali già consolidati su larga scala, rendendo la risposta sanitaria più difficile e aumentando la pressione sui centri di trattamento.

L’epidemia è concentrata soprattutto nella provincia di Ituri, nell’est del Paese, ma si è estesa anche verso Nord Kivu e Sud Kivu, aree già segnate da instabilità, sfollamenti e difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Secondo l’Associated Press, il focolaio è iniziato il 15 maggio 2026 e si sta diffondendo più rapidamente della capacità di risposta sul territorio.
Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla mobilità della popolazione. L’OMS ha segnalato che alcune persone contagiate si spostano alla ricerca di cure in altre zone, contribuendo così alla trasmissione del virus. Per contenere il fenomeno, le autorità sanitarie stanno rafforzando i controlli lungo le strade e cercando di migliorare il tracciamento dei contatti.
La situazione è aggravata dalle difficoltà del personale sanitario. Reuters riferisce di centri di trattamento sovraccarichi, carenza di dispositivi di protezione e problemi legati ai pagamenti degli operatori. In alcune aree, gli scioperi del personale hanno rallentato la risposta, anche se gran parte degli operatori è poi rientrata in servizio.
Particolarmente preoccupante è il numero di contagi tra gli operatori sanitari. In un aggiornamento pubblicato dall’OMS, al 1° luglio erano stati segnalati 102 casi confermati e 25 morti tra personale sanitario e assistenziale. Questo dato evidenzia la fragilità del sistema di protezione nei luoghi dove il rischio di esposizione è più alto.

Le autorità e le organizzazioni sanitarie stanno lavorando anche sul fronte della ricerca. Sono in corso sperimentazioni su possibili trattamenti, ma la mancanza di un vaccino specifico già approvato per il ceppo Bundibugyo rende la gestione dell’epidemia più incerta rispetto ad altri focolai di Ebola.
Il rischio, ora, è che l’emergenza sanitaria si trasformi in una crisi più ampia. L’epidemia colpisce una regione già vulnerabile, dove conflitti, povertà, spostamenti forzati e sfiducia verso le istituzioni possono ostacolare le misure di contenimento. Senza un rafforzamento rapido della risposta, il focolaio potrebbe continuare ad allargarsi e mettere sotto pressione non solo il Congo, ma anche i Paesi vicini.
