CLOONEY A VENEZIA LANCIA L’ALLARME: «L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUÒ DISTRUGGERE LA FIDUCIA NELLE IMMAGINI»

Premiato con il Leone d’Oro alla carriera, George Clooney porta al Festival un tema che riguarda molto più del cinema: in un mondo popolato da deepfake, come potremo distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che è stato creato artificialmente?

Non soltanto cinema.

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, George Clooney ha trasformato il palcoscenico del Festival in una riflessione sul futuro dell’informazione.

L’attore e regista americano, premiato con il Leone d’Oro alla carriera, ha espresso forti preoccupazioni per l’avanzata dell’intelligenza artificiale e, soprattutto, per la capacità dei deepfake di rendere sempre più difficile distinguere la realtà dalla manipolazione digitale. 

È forse questo il punto più interessante delle sue parole.

Il pericolo dell’IA non sarebbe soltanto quello di sostituire un attore, uno sceneggiatore o un giornalista.

Il rischio più profondo riguarda la fiducia.

Quando anche un’immagine non basta più

Per oltre un secolo una fotografia e successivamente un video hanno rappresentato una delle forme più potenti di prova.

“Lo abbiamo visto” equivaleva quasi automaticamente a “è successo”.

L’intelligenza artificiale generativa sta mettendo in discussione questo principio.

Oggi è già possibile produrre immagini, fotografie, voci e sequenze video estremamente realistiche.

La tecnologia continuerà inevitabilmente a migliorare.

Di conseguenza, il problema potrebbe presto ribaltarsi: non sarà soltanto possibile creare un evento mai avvenuto, ma anche negare un evento realmente accaduto sostenendo che il filmato sia stato generato artificialmente.

È il cosiddetto problema del “dividendo del bugiardo”: se tutto può essere falso, chiunque può sostenere che anche la verità lo sia.

Cinema e giornalismo nello stesso problema

Clooney ha collegato la questione al mondo del cinema e a quello dell’informazione.

Due settori apparentemente diversi ma fondati entrambi sulla produzione di immagini, parole e narrazioni.

Nel cinema la questione riguarda attori digitali, diritti sull’immagine, sceneggiature e proprietà intellettuale.

Nel giornalismo riguarda qualcosa di ancora più delicato: la credibilità delle fonti.

Reuters riferisce inoltre che Clooney ha espresso preoccupazioni sulla crescente concentrazione della proprietà dei media nelle mani di grandi miliardari e gruppi industriali. 

Tecnologia e concentrazione editoriale diventano così due facce della stessa domanda:

chi controllerà l’informazione che vedremo nei prossimi dieci anni?

L’IA non scomparirà

Pensare di fermare l’intelligenza artificiale appare probabilmente irrealistico.

Il problema reale diventa quindi costruire strumenti che permettano di certificare l’origine dei contenuti, identificare quelli manipolati e mantenere riconoscibile il giornalismo prodotto attraverso verifiche professionali.

In un mondo in cui chiunque potrà creare un’immagine perfettamente plausibile in pochi secondi, il valore dell’informazione potrebbe paradossalmente tornare a dipendere da qualcosa di molto antico:

la reputazione di chi la pubblica.