Al Grand Palais il 9 e 10 settembre l’International Space Summit. Satelliti, Luna, Marte, difesa e indipendenza tecnologica: lo spazio è ormai anche una gigantesca partita economica e geopolitica.
Non è più soltanto la corsa alla Luna.
Oggi lo spazio significa telecomunicazioni, internet, navigazione, intelligence, difesa, osservazione terrestre, intelligenza artificiale e controllo delle infrastrutture strategiche.
Ed è per questo che l’International Space Summit, aperto oggi a Parigi, può diventare uno degli appuntamenti europei più interessanti di settembre.

Il vertice si svolge al Grand Palais il 9 e 10 settembre 2026 e riunisce circa 2.000 partecipanti tra governi, organizzazioni internazionali, aziende, investitori, ricercatori e rappresentanti del settore spaziale. Tra gli inviati speciali figurano l’astronauta ESA Thomas Pesquet e Hélène Huby di The Exploration Company.
LA DOMANDA CHE L’EUROPA NON PUÒ PIÙ EVITARE
Gli Stati Uniti dispongono di un ecosistema spaziale potentissimo, nel quale soggetti privati e istituzioni pubbliche lavorano con investimenti enormi.
La Cina sta accelerando sulle proprie infrastrutture satellitari, sull’esplorazione lunare e sulle capacità autonome di accesso allo spazio.
E l’Europa?
È proprio questa una delle domande alla base del vertice.
Il direttore generale dell’ESA Josef Aschbacher porterà al summit una questione molto concreta: quale ruolo vuole avere l’Europa nella prossima era dell’esplorazione spaziale?
L’ESA sottolinea che l’orbita terrestre bassa sta entrando in una nuova fase, che la Luna sta diventando una possibile destinazione per operazioni continuative e che vengono già poste le basi tecnologiche per future missioni verso Marte.
SPAZIO SIGNIFICA ANCHE SOVRANITÀ
Ma sarebbe sbagliato leggere il vertice soltanto come un incontro dedicato agli astronauti.

La partita più concreta riguarda i satelliti.
Chi possiede infrastrutture satellitari indipendenti può gestire comunicazioni, localizzazione, osservazione della Terra e servizi strategici senza dipendere completamente da piattaforme straniere.
Francia e Italia avevano già indicato, nella dichiarazione congiunta dello scorso giugno, l’obiettivo di rafforzare una vera potenza spaziale europea, coordinando anche il lavoro sul progetto IRIS², la futura infrastruttura satellitare europea per comunicazioni sicure.
Qui spazio e geopolitica diventano praticamente la stessa cosa.
UNA NUOVA ECONOMIA SOPRA LE NOSTRE TESTE
C’è inoltre un enorme fattore economico.
Satelliti più piccoli, lanciatori riutilizzabili, manutenzione in orbita, costellazioni private e servizi commerciali stanno costruendo quella che viene sempre più spesso definita space economy.
L’ESA sta lavorando anche a sistemi che in futuro consentano di riparare, rifornire, spostare o aggiornare satelliti direttamente nello spazio, anziché considerarli semplicemente oggetti da abbandonare al termine della loro vita operativa.
La competizione non riguarda quindi soltanto chi arriverà per primo su Marte.
Riguarda chi controllerà un’industria che potrebbe diventare una delle più strategiche del XXI secolo.
IL PUNTO POLITICO
Per l’Europa la scelta sarà inevitabile.
Continuare a dipendere in misura significativa da infrastrutture e operatori esterni oppure investire abbastanza da conservare autonomia tecnologica, industriale e strategica.
È forse questa la vera domanda che aleggia sul Grand Palais:
nel nuovo mondo che si sta costruendo sopra la Terra, l’Europa vuole essere protagonista oppure cliente?
