Golpe in Cile, Kast rinuncia alla cerimonia

A 53 anni dal golpe in Cile contro Salvador Allende, il governo non organizzerà commemorazioni ufficiali. Il presidente sarà nella regione di Los Ríos.

Per la prima volta dal ritorno della democrazia, il governo cileno non terrà una cerimonia ufficiale per ricordare il golpe in Cile dell’11 settembre 1973, che rovesciò il presidente democraticamente eletto Salvador Allende e aprì la strada alla dittatura militare di Augusto Pinochet. Una scelta destinata a lasciare un segno nel rapporto, ancora complesso e doloroso, tra il Paese e la propria memoria storica.

Nel giorno del cinquantatreesimo anniversario del colpo di Stato, il presidente José Antonio Kast manterrà la consueta agenda istituzionale. Il capo dello Stato sarà impegnato nella regione di Los Ríos e, secondo quanto comunicato alla vigilia, non parteciperà ad appuntamenti commemorativi, né pronuncerà un messaggio ufficiale alla nazione dedicato alla ricorrenza.

La decisione dell’esecutivo ha immediatamente riaperto il confronto politico sul significato dell’11 settembre cileno. Da una parte, il governo rivendica la necessità di concentrare l’azione pubblica sulle urgenze del presente; dall’altra, le opposizioni e alcune voci della stessa maggioranza sottolineano il valore istituzionale della memoria, soprattutto nei confronti delle famiglie delle vittime della dittatura.

Golpe in Cile, una scelta senza precedenti

Dal ripristino della democrazia nel 1990, i diversi governi cileni avevano sempre riservato uno spazio istituzionale all’anniversario del golpe, pur attraverso formule, linguaggi e sensibilità differenti. La decisione dell’amministrazione Kast interrompe dunque una consuetudine consolidata.

Il governo ha motivato la propria posizione sostenendo di voler “guardare avanti” e affrontare le priorità più immediate della popolazione. Il biministro Claudio Alvarado ha spiegato che l’esecutivo intende evitare che le differenze politiche conducano nuovamente il Paese verso le contrapposizioni estreme del passato.

Un’impostazione coerente con la linea politica di Kast, che ha più volte espresso valutazioni fortemente critiche sul governo dell’Unidad Popular guidato da Salvador Allende. Il presidente è inoltre noto per avere votato “Sì” nel plebiscito del 1988, la consultazione con cui i cileni furono chiamati a decidere sulla permanenza di Pinochet alla guida del Paese. La vittoria del “No” avviò il processo che avrebbe riportato il Cile alla democrazia.

La scelta di non promuovere una cerimonia, tuttavia, non ha raccolto un consenso unanime neppure nell’area politica che sostiene l’esecutivo. Alcuni esponenti hanno chiesto al presidente di mantenere una posizione coerente e di esprimere con chiarezza il proprio giudizio sulla ricorrenza. Le opposizioni, invece, hanno richiamato Kast alla responsabilità propria del suo ruolo istituzionale: rappresentare l’intera nazione, indipendentemente dalle appartenenze politiche.

L’appello delle famiglie delle vittime

Particolarmente significativa è stata la presa di posizione della deputata e presidente del Frente Amplio, Gael Yeomans. Rivolgendosi al capo dello Stato, ha ricordato che, a 53 anni dal golpe, esistono ancora figli, fratelli e nipoti impegnati nella ricerca dei propri familiari scomparsi durante la dittatura.

Il punto sollevato dall’opposizione supera il perimetro dello scontro tra partiti. Riguarda il rapporto tra le istituzioni democratiche e coloro che hanno subito direttamente la repressione, la detenzione politica, la tortura, l’esilio o la scomparsa forzata dei propri congiunti.

Per queste famiglie, l’11 settembre non rappresenta soltanto una data collocata nei libri di storia. È una ferita che attraversa le generazioni e che, in numerosi casi, non ha ancora trovato una risposta definitiva. La commemorazione istituzionale assume quindi un significato pubblico: riconoscere il dolore, riaffermare il valore dei diritti umani e ribadire che la rottura violenta dell’ordine democratico non può essere relativizzata.

Le principali iniziative in ricordo di Allende e delle vittime saranno organizzate dalle opposizioni, dalle fondazioni e dalle associazioni impegnate nella difesa della memoria. Sono previsti momenti commemorativi presso il mausoleo dell’ex presidente e nell’area del Palazzo della Moneda.

Santiago sorvegliata per manifestazioni e disordini

Mentre Kast svolgerà le proprie attività nella regione di Los Ríos, l’attenzione del governo sarà concentrata sulla sicurezza nella capitale. A Santiago sono previste mobilitazioni e le autorità temono possibili disordini in alcune aree considerate particolarmente sensibili.

Il ministro della Sicurezza Martín Arrau coordinerà il dispiegamento delle forze di polizia nei punti ritenuti più esposti. Tra le zone sottoposte a maggiore sorveglianza figurano Villa Francia, nel comune di Estación Central; Bajos de Mena, a Puente Alto; e alcuni settori di Avenida Colón e Padre Hurtado, nel territorio di San Bernardo.

La gestione dell’ordine pubblico costituisce uno degli aspetti più delicati di ogni anniversario. La sfida delle istituzioni consiste nel garantire il diritto a manifestare e commemorare, evitando al tempo stesso che gruppi violenti trasformino la giornata in un’occasione di scontro. Secondo la ricostruzione diffusa alla vigilia, il presidente potrebbe comunque fare riferimento alla ricorrenza durante i suoi appuntamenti ordinari.

L’11 settembre 1973 e la fine del governo Allende

Il colpo di Stato maturò in un Cile attraversato da una profonda polarizzazione politica, sociale ed economica. Salvador Allende aveva vinto le elezioni presidenziali del 1970 con la maggioranza relativa dei voti, davanti al conservatore Jorge Alessandri e al democristiano Radomiro Tomic. Come previsto dall’ordinamento dell’epoca, il Congresso confermò la sua elezione.

Il progetto dell’Unidad Popular puntava a realizzare una trasformazione socialista attraverso gli strumenti della democrazia rappresentativa. Le nazionalizzazioni, la riforma agraria e le politiche di redistribuzione suscitarono sostegno nei settori popolari, ma anche una crescente opposizione da parte delle forze conservatrici, di una parte del mondo imprenditoriale e di diversi gruppi sociali.

Alla tensione interna si aggiunse il contesto internazionale della Guerra fredda. I documenti successivamente desecretati hanno ricostruito le operazioni con cui l’amministrazione statunitense cercò prima di impedire l’insediamento di Allende e poi sostenne attività dirette a indebolirne il governo. La documentazione ufficiale mostra l’ampiezza delle iniziative clandestine condotte in quegli anni, pur lasciando distinto il tema della responsabilità operativa nell’esecuzione del golpe militare dell’11 settembre 1973. (documentazione storica ufficiale)

Quella mattina le Forze armate e la polizia nazionale insorsero contro il governo costituzionale. Il Palazzo della Moneda venne circondato e bombardato. Allende morì all’interno della sede presidenziale, mentre una giunta militare guidata da Augusto Pinochet assumeva il controllo del Paese.

La dittatura rimase al potere fino al 1990. In quei diciassette anni migliaia di persone furono uccise, fatte scomparire, imprigionate o sottoposte a tortura; molte altre furono costrette all’esilio. Le commissioni istituite dopo il ritorno della democrazia hanno documentato sistematiche violazioni dei diritti umani, trasformando la ricerca della verità e della giustizia in uno dei cardini della nuova stagione democratica.

Una memoria che continua a dividere il Paese

A più di mezzo secolo di distanza, il giudizio sull’11 settembre continua a rappresentare una linea di frattura nella società cilena. La discussione non riguarda soltanto l’interpretazione del governo Allende o le responsabilità della crisi politica dell’epoca. Il nodo centrale resta la possibilità di considerare la violenza militare una risposta ammissibile a un conflitto democratico.

Ogni governo sceglie linguaggi e priorità propri, ma la memoria istituzionale possiede una funzione che va oltre l’appartenenza politica. Ricordare non significa rinunciare al futuro, né trasformare il passato in uno strumento di divisione permanente. Significa riconoscere ciò che è accaduto e custodire i principi che impediscono il ritorno dell’autoritarismo.

L’assenza di una cerimonia per il golpe in Cile diventa così una notizia politica e, insieme, culturale. Saranno i cileni a valutare se la scelta di José Antonio Kast contribuirà a superare le antiche contrapposizioni oppure renderà ancora più difficile costruire una memoria condivisa. Perché una democrazia può guardare avanti soltanto quando sa affrontare, senza omissioni, le pagine più dolorose della propria storia.