OMICIDIO “DIABOLIK”, SVOLTA DOPO SETTE ANNI: SETTE ARRESTI. PER GLI INQUIRENTI DIETRO IL DELITTO C’ERA LA GUERRA PER LA COCAINA A ROMA

La DDA ricostruisce il presunto sistema che avrebbe portato all’eliminazione di Fabrizio Piscitelli. Tra gli indagati Michele Senese, indicato dagli investigatori come “mandante apicale”. L’omicidio del 2019 assume i contorni di una partita per gli equilibri criminali della Capitale.

Sette anni dopo quel colpo di pistola esploso in pieno giorno, seduto su una panchina del Parco degli Acquedotti di Roma, l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come “Diabolik”, registra una svolta investigativa di enorme rilevanza.

Nella mattinata di oggi, 9 settembre 2026, Carabinieri e Polizia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone, gravemente indiziate a vario titolo nell’ambito dell’inchiesta sul delitto. 

Le contestazioni indicate dagli investigatori comprendono, a seconda delle singole posizioni, omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico

È una ricostruzione investigativa ancora sottoposta al vaglio giudiziario: gli arrestati devono quindi essere considerati innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

IL NOME AL CENTRO DELL’INCHIESTA

Tra le persone coinvolte nell’operazione figura Michele Senese, storico esponente della criminalità romana, indicato dagli inquirenti come presunto “mandante apicale”.

Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe fornito un assenso preventivo ritenuto determinante per l’uccisione di Piscitelli. 

Ma è soprattutto il possibile movente a rendere questa vicenda molto più grande di un semplice regolamento di conti.

LA GUERRA PER IL MERCATO DELLA COCAINA

Secondo la DDA, l’eliminazione di Piscitelli sarebbe maturata all’interno di un sistema di interessi legato al controllo del narcotraffico romano e alla ridefinizione degli equilibri tra gruppi criminali nella Capitale. 

Nell’inchiesta compare anche Leandro Bennato, indicato dagli investigatori come presunto mandante e organizzatore.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, Piscitelli sarebbe stato considerato un concorrente scomodo nel mercato della cocaina, mentre l’obiettivo sarebbe stato quello di estrometterlo e rafforzare il controllo criminale nell’area della Tuscolana. 

La ricostruzione investigativa entra addirittura nella preparazione del delitto.

L’APPUNTAMENTO-TRAPPOLA

Era il 7 agosto 2019.

Piscitelli venne attirato al Parco degli Acquedotti, in via Lemonia.

Secondo gli investigatori, Alessandro Capriotti, descritto nell’inchiesta come broker della cocaina, avrebbe organizzato un appuntamento fittizio con Piscitelli alle 19:00, conducendolo verso la panchina dove il sicario lo attendeva.

Il killer sarebbe stato travestito da runner.

Una scena quasi cinematografica, che invece appartiene a una delle pagine più inquietanti della cronaca criminale romana degli ultimi anni. 

NON SOLO “DIABOLIK”

Piscitelli era conosciuto dal grande pubblico soprattutto per il suo passato nel mondo ultras della Lazio.

Ma l’inchiesta racconta una realtà molto più complessa.

Secondo gli investigatori, attorno alla sua morte si sarebbe sviluppata una convergenza di interessi tra soggetti appartenenti a differenti ambienti criminali.

Ed è forse questo l’aspetto più importante della notizia.

Roma non emergerebbe, in questa ricostruzione, come territorio dominato necessariamente da un’unica organizzazione verticale, ma come mercato nel quale gruppi e figure criminali possono stringere accordi, spartire interessi e modificare alleanze.

SETTE ANNI PER RICOSTRUIRE UN DELITTO

Il tempo trascorso rende la svolta ancora più significativa.

Dal 7 agosto 2019 al 9 settembre 2026, investigatori e magistratura hanno continuato a ricostruire rapporti, movimenti e presunte responsabilità.

Oggi il quadro accusatorio arriva a indicare quelli che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati non soltanto gli esecutori, ma soprattutto coloro che avrebbero deciso e organizzato l’eliminazione di Piscitelli

Se questa ricostruzione supererà il vaglio processuale, l’omicidio Diabolik potrebbe diventare una delle chiavi per comprendere come è cambiato il potere criminale nella Capitale negli ultimi anni.

Perché dietro una panchina, un runner e un singolo colpo di pistola potrebbe esserci stata una questione enormemente più grande:

chi doveva comandare nel mercato della droga a Roma.