Rapporto OCSE PISA 2025: allarme competenze

Il Rapporto OCSE PISA 2025 registra i risultati più bassi di sempre nell’area OCSE. L’Italia supera la media, ma il quadro resta complesso.

La preparazione degli studenti quindicenni scende ai livelli più bassi mai rilevati nei Paesi dell’area OCSE. Il Rapporto OCSE PISA 2025 consegna ai governi un dato che oltrepassa i confini della scuola e investe direttamente il futuro economico, sociale e culturale delle nuove generazioni: un ragazzo su cinque non raggiunge contemporaneamente il livello di competenza di base in scienze, matematica e lettura.

La percentuale degli studenti in maggiore difficoltà è salita al 20%, contro il 16% registrato nel 2022. Dietro questi numeri non vi è soltanto una flessione statistica, ma la crescente fragilità di giovani che rischiano di affrontare gli studi successivi, il lavoro e la vita quotidiana senza strumenti fondamentali per comprendere un testo, interpretare un dato o valutare criticamente un’informazione.

In questo scenario internazionale segnato dall’arretramento, l’Italia presenta risultati superiori alle attuali medie OCSE nelle tre discipline esaminate. Un elemento positivo, accolto con soddisfazione dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ma che deve essere letto con attenzione: il vantaggio italiano deriva anche dal più marcato peggioramento osservato in numerosi altri sistemi scolastici.

Rapporto OCSE PISA 2025, i risultati più bassi di sempre

L’indagine PISA 2025 è la più ampia valutazione internazionale degli studenti mai realizzata. Ha coinvolto oltre 760.000 quindicenni di 91 Paesi ed economie, rappresentativi di circa 33 milioni di giovani. La rilevazione misura la capacità di utilizzare conoscenze e competenze in situazioni concrete, non la semplice memorizzazione dei contenuti previsti dai programmi scolastici.

Scienze, lettura e matematica diventano così indicatori della capacità di osservare la realtà, costruire un ragionamento e trovare soluzioni davanti a problemi non immediatamente riconducibili a un esercizio già conosciuto.

Secondo il rapporto ufficiale OCSE, le medie dei Paesi aderenti hanno raggiunto i valori più bassi mai osservati in tutte e tre le aree. Il calo non appare uniforme, ma si inserisce in una tendenza che, in numerose nazioni, era iniziata prima della pandemia.

Tra il 2015 e il 2025, nell’area OCSE, il punteggio medio in matematica è diminuito di 22 punti, una perdita che l’organismo internazionale considera equivalente a poco più di un anno di apprendimento. Ancora più severa la contrazione nella lettura: nello stesso periodo sono stati persi 28 punti.

Le scienze, ambito principale della rilevazione 2025, hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta, pur registrando un moderato arretramento nel decennio. Il quadro complessivo resta tuttavia preoccupante, perché il deterioramento delle competenze tende a coinvolgere più discipline contemporaneamente.

Lettura in crisi nell’epoca dell’informazione digitale

Il dato più delicato riguarda la comprensione dei testi. Leggere non significa soltanto decifrare parole, ma collegare informazioni provenienti da fonti differenti, distinguere un contenuto affidabile da uno ingannevole, riconoscere intenzioni e contraddizioni.

Sono proprio queste capacità a essersi indebolite con maggiore intensità. Tra il 2018 e il 2025 sono quasi raddoppiati, fino a raggiungere il 9%, i casi di “lettura frettolosa”, espressione utilizzata per descrivere l’approccio di chi procede rapidamente ma interpreta in modo inesatto quanto ha davanti.

Il fenomeno assume particolare rilievo nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle piattaforme digitali e della circolazione istantanea delle notizie. L’accesso a una quantità pressoché illimitata di contenuti non garantisce, infatti, la capacità di comprenderli. Al contrario, rende ancora più necessaria una formazione capace di sviluppare attenzione, autonomia di giudizio e verifica delle fonti.

La questione educativa, dunque, non può essere ridotta alla durata dell’uso dei dispositivi elettronici. Il nodo riguarda la qualità dell’esperienza digitale, la capacità della scuola di insegnare un impiego consapevole della tecnologia e il ruolo delle famiglie nell’accompagnare i ragazzi verso abitudini di lettura meno frammentarie.

L’Italia sopra la media OCSE nelle tre discipline

All’interno di un panorama internazionale in flessione, gli studenti italiani di 15 e 16 anni conseguono risultati superiori alle medie OCSE in lettura, matematica e scienze.

In scienze l’Italia raggiunge 483 punti, contro una media OCSE di 482. Il dato mostra anche un miglioramento rispetto alla rilevazione del 2022, offrendo un segnale favorevole nell’ambito al quale PISA 2025 ha dedicato il maggiore approfondimento.

Particolarmente significativo è il risultato nella lettura. Gli studenti italiani ottengono 474 punti, mentre la media OCSE si ferma a 461. Per la prima volta il Paese si colloca in maniera statisticamente significativa al di sopra del valore internazionale, superando anche la Finlandia, per lungo tempo considerata uno dei principali modelli educativi europei.

In matematica il punteggio italiano è pari a 468, cinque punti sopra la media OCSE di 463. L’Italia precede Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia; inoltre, la quota di giovani che raggiunge almeno il livello di competenza di base risulta leggermente superiore a quella rilevata nell’insieme dei Paesi membri.

“I risultati sono solidi”, ha osservato Valditara, sottolineando il posizionamento italiano e il miglioramento conseguito nelle scienze. La rilevazione segnala anche una riduzione delle distanze tra Nord e Sud, aspetto centrale per un sistema nazionale storicamente attraversato da forti divari territoriali.

Un primato relativo che richiede prudenza

Essere sopra la media non significa, tuttavia, che ogni criticità sia stata superata. Il confronto internazionale misura una posizione relativa: quando molti Paesi arretrano, è possibile migliorare la propria collocazione anche senza registrare un progresso altrettanto evidente in termini assoluti.

Per questo i risultati italiani devono essere accolti come un segnale di resistenza del sistema scolastico, non come un punto di arrivo. La distanza rispetto alla media OCSE è contenuta nelle scienze e nella matematica, mentre il dato più convincente riguarda la comprensione dei testi. Restano inoltre da analizzare le differenze tra territori, tipologie di istituto, condizioni sociali e percorsi degli studenti.

Il rapporto richiama anche l’importanza del benessere scolastico. Nell’area OCSE il 76% dei ragazzi dichiara di sentirsi parte della propria comunità educativa, ma in Italia questa percezione non supera il 64%. La qualità dell’apprendimento non dipende soltanto dalle lezioni: nasce anche dal senso di appartenenza, dalla relazione con gli insegnanti e dalla possibilità di vivere la scuola come un luogo accogliente e significativo.

La sfida educativa oltre i punteggi

I risultati di PISA non rappresentano una classifica definitiva della qualità dei sistemi scolastici. Offrono piuttosto una fotografia comparativa, utile a individuare tendenze, fragilità e aree nelle quali intervenire. Non misurano ogni dimensione dell’educazione, ma osservano competenze indispensabili per orientarsi nella società contemporanea.

La sfida riguarda la continuità delle politiche scolastiche, la formazione degli insegnanti, il sostegno agli studenti più vulnerabili e la capacità di recuperare il valore della lettura profonda. Occorre inoltre evitare che strumenti digitali e intelligenza artificiale diventino scorciatoie cognitive, trasformandoli invece in occasioni di ricerca, confronto e crescita.

Il Rapporto OCSE PISA 2025 riconosce alla scuola italiana una tenuta migliore rispetto a numerosi sistemi internazionali. Ma il dato globale resta un avvertimento difficile da ignorare: quando un giovane su cinque non possiede competenze fondamentali nelle tre principali aree di apprendimento, il problema non appartiene soltanto alle aule. Riguarda la qualità della cittadinanza, la libertà delle scelte individuali e la capacità di una società di costruire consapevolmente il proprio domani.