L’ardore tragico di Giuseppe Parisi e la devozione mecenatesca di Riccardo Tomasello rievocano Goethe a Catania
Catania – Vi sono ore in cui l’ombra barocca della città cessa d’essere mera scenografia per farsi altare, e la parola, strappata al compiacimento estetico, torna a essere empito primigenio: carne, ferro e profezia.

Nella notte sacra del 3 settembre, a duecentoquarant’anni esatti da quel fatidico 1786 in cui Johann Wolfgang von Goethe discese verso l’Isola per scorgervi la chiave di volta del creato, l’Oratorio Salesiano “San Filippo Neri” in via Teatro Greco ha vissuto la sua epifania. Tra il respiro ieratico di via Crociferi e la memoria millenaria del Teatro Romano, la pietra lavica ha tremato di un fremito antico, accogliendo l’approdo trionfale del Grand Tour Festival promosso dall’Associazione Jacques Fersen.
A officiare questo rito con oratoria magistrale e forbita eleganza è stato il Professor Marco Sciacca, nocchiero sapiente la cui parola, cesellata d’erudizione e di pathos, ha fuso il rigore storiografico all’estasi dell’invenzione teatrale.



Artefice e custode di questa rinascita, reduce dai fasti di Capri e Taormina, è il Presidente Riccardo Tomasello. Mecenate autentico, d’una generosità d’altri tempi nutrita dal culto devoto per le humanae litterae, Tomasello ha tessuto un disegno corale d’altissima levatura spirituale, sostenuto dall’estro scenico del Direttore Artistico Salvatore Carmine Guglielmino, dalla luminosa maestà della madrina Liliana Nigro e dal sodalizio ardente con l’APS “Un fatto umano” di Alfio Parisi.
Un progetto nobilitato dal patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana guidata dall’On. Gaetano Galvagno e del Senatore Salvo Pogliese, accolto con paterna sollecitudine da don Giuseppe Salamone insieme a Carmen, Sergio e Ketty Santonocito.
Sul proscenio, la letteratura ha abbandonato ogni astrazione per farsi urto tragico e ferita viva nel titanismo magnetico di Giuseppe Parisi. Con la veemenza d’un tragico antico e una dizione altera, incandescente, l’attore paternese ha offerto polso, tormento e sangue allo spirito goethiano, mutando il monologo in un presidio etico inespugnabile.


Fondatore e anima di “Un fatto umano”, Parisi ha piegato la bellezza classica alla trincea civile, saldando la vertigine dell’arte al martirio sacro di Falcone, Borsellino e Impastato, per fare del teatro il supremo baluardo di giustizia e verità.
Ad avvolgere quel magma drammatico in un’estasi di struggente incanto, si sono levate le corde e la voce diafana di Karola Fichera, prodigio giovanissimo la cui grazia esecutiva ha emozionato il pubblico.
La solennità della liturgia ha trovato il suo sigillo morale nella consegna delle Medaglie Commemorative del 240º Anniversario del Viaggio in Italia, volute con il Ministero del Turismo e la Presidenza dell’ARS.
Un brivido di pura commozione ha percorso la platea quando Alfio Parisi ha cinto il collo del fratello Giuseppe: un abbraccio d’austera nobiltà in cui il vincolo del sangue si è saldato al giuramento ideale per il riscatto etico della Sicilia.
Con eguale grazia, Riccardo Tomasello ha incoronato la virtuosa Karola Fichera, accompagnando il gesto con l’ardore paterno del vero mecenate, che riconosce la sacralità dell’ingegno nascente e ne presagisce i trionfi sui palcoscenici del mondo.
Quando il fragore degli applausi ha lambito gli stucchi dorati del San Filippo Neri, è rimasta la certezza d’un sortilegio che non teme l’oblio: la forbitezza di Sciacca, la furia civile di Parisi e la generosità visionaria di Tomasello hanno ribadito al mondo che la bellezza, quando arde di passione pura e disinteressata, resta l’unica e immortale promessa di redenzione per la terra di Sicilia.
