Ondate di calore in Europa: almeno 35mila morti

Le ondate di calore in Europa sono associate ad almeno 35.000 morti in eccesso: dati parziali, oltre 25.000 casi in tre Paesi UE.

Le ondate di calore in Europa avrebbero provocato durante l’estate almeno 35.000 decessi in più rispetto a quelli normalmente attesi. È il primo, drammatico bilancio elaborato dal Guardian attraverso l’analisi dei dati provvisori disponibili in poco meno della metà del continente. Una stima ancora incompleta, destinata con ogni probabilità ad aumentare quando saranno consolidati i numeri relativi al mese di agosto.

Le cifre delineano una crisi sanitaria silenziosa, spesso meno visibile rispetto agli incendi, alle siccità e ai danni alle infrastrutture, ma non per questo meno grave. Le quattro consecutive ondate di caldo che hanno attraversato l’Europa dall’inizio dell’estate hanno infranto numerosi primati storici, sottoponendo milioni di persone a temperature estreme per periodi prolungati.

Germania, Francia e Spagna, tre dei Paesi più popolosi dell’Unione europea, avrebbero già superato complessivamente i 25.000 morti in eccesso. Il dato emerge dalle statistiche nazionali provvisorie raccolte e confrontate dal quotidiano britannico, che sottolinea come gran parte dei conteggi non comprenda ancora l’intero mese di agosto. L’analisi pubblicata dal Guardian invita dunque a considerare il totale attuale come una prima fotografia, non come un bilancio definitivo.

Ondate di calore in Europa, i dati dei Paesi più colpiti

La situazione più grave viene segnalata in Germania. Secondo le stime del Robert Koch Institute, tra il 6 aprile e il 9 agosto sarebbero stati registrati circa 14.000 decessi collegati alle temperature elevate. Nella sola settimana compresa tra il 22 e il 28 giugno, il numero avrebbe raggiunto le 9.600 unità.

Per la Germania si tratterebbe dell’estate più letale dall’inizio delle rilevazioni. Il precedente massimo risaliva al 2018, quando erano state stimate 8.900 vittime, mentre nelle stagioni considerate ordinarie il numero dei decessi associati al caldo rimane spesso inferiore a 2.000.

Anche la Spagna registra un quadro particolarmente severo. Il sistema di monitoraggio della mortalità dell’Istituto sanitario Carlos III attribuisce alle temperature elevate 4.947 decessi tra maggio e la terza settimana di agosto. Il dato supererebbe il precedente primato del 2022, quando erano state conteggiate 4.520 vittime.

In Francia, l’agenzia sanitaria nazionale ha rilevato circa 7.300 morti in eccesso per tutte le cause tra la fine di maggio e il 22 luglio. La cifra non comprende agosto ed è stata calcolata attraverso i certificati di morte trasmessi elettronicamente, che rappresentano circa l’80% del totale. L’attribuzione definitiva dei decessi al caldo richiederà quindi ulteriori verifiche.

Perché il bilancio resta difficile da calcolare

La lettura dei numeri richiede prudenza. I diversi Paesi europei utilizzano sistemi di rilevazione non sempre omogenei. Germania e Spagna elaborano stime quasi in tempo reale confrontando l’andamento quotidiano delle temperature con quello della mortalità. La Francia, invece, comunica inizialmente i decessi in eccesso per tutte le cause e procede soltanto in seguito alla valutazione dell’effettivo ruolo svolto dal caldo.

La mortalità in eccesso indica la differenza tra il numero di persone decedute in un determinato periodo e quello statisticamente previsto sulla base degli anni precedenti. Non significa, dunque, che ogni morte sia stata direttamente provocata dalle temperature, ma permette di misurare l’impatto complessivo di un evento eccezionale sulla popolazione.

Il caldo estremo, inoltre, compare raramente come causa principale nei certificati. Nella maggioranza dei casi aggrava patologie cardiovascolari, respiratorie, renali o metaboliche già presenti, contribuendo a infarti, ictus, insufficienze d’organo e altre complicazioni. Per stabilire il rapporto tra temperature e mortalità possono essere necessarie settimane, talvolta mesi.

L’Italia attende ancora un dato nazionale

In Italia non è stato ancora diffuso un bilancio nazionale consolidato. Il sistema di sorveglianza utilizza informazioni raccolte a livello comunale, con tempi di elaborazione che possono determinare ritardi significativi.

Una prima modellazione ha stimato circa 2.700 decessi in più rispetto alla media nella sola settimana compresa tra il 22 e il 28 giugno. Secondo le valutazioni epidemiologiche riportate dal Guardian, il bilancio italiano attribuibile al caldo potrebbe collocarsi, una volta completate le verifiche, tra 5.000 e 8.000 vittime. Si tratta tuttavia di una proiezione e non di un dato ufficiale definitivo.

Le prime cifre provenienti dagli altri Paesi confermano la dimensione continentale dell’emergenza. In Inghilterra, le ondate di maggio e giugno sarebbero state associate a 2.877 decessi. Il Belgio ha rilevato 1.222 morti aggiuntive tra il 18 e il 29 giugno, con un aumento della mortalità del 39%, mentre nei Paesi Bassi sono state registrate almeno 900 vittime in più tra il 22 giugno e il 5 luglio.

Una modellazione rapida citata dalla Commissione europea stima 1.070 morti in eccesso in Polonia durante l’ondata di fine giugno. In Svizzera, nello stesso periodo, le autorità sanitarie hanno rilevato circa 220 decessi associati alle alte temperature. I dati preliminari di Lussemburgo, Grecia, Romania, Bulgaria e Danimarca indicano invece alcune decine di casi per ciascun Paese.

Temperature record e un continente sotto pressione

L’Europa occidentale è stata investita da quattro ondate di calore consecutive a partire dal mese di maggio. Centinaia di stazioni meteorologiche hanno registrato nuovi massimi storici. In Francia oltre 500 punti di rilevazione hanno superato i 40 gradi e, nel momento più critico, il 98% del territorio nazionale è stato sottoposto ad allerta.

Alla fine di giugno, in Germania, 46 stazioni hanno oltrepassato la soglia dei 40 gradi. La Spagna ha affrontato per diversi giorni temperature superiori ai 42, mentre, secondo un calcolo dell’Agence France-Presse, oltre 80 milioni di europei hanno vissuto almeno una fase estiva con valori superiori ai 40 gradi.

Non si tratta soltanto di picchi isolati. La durata delle temperature elevate, la riduzione dell’escursione termica notturna e la successione ravvicinata degli eventi impediscono all’organismo di recuperare. La pressione aumenta soprattutto sugli anziani, sui bambini e sulle persone affette da patologie croniche o sottoposte a terapie farmacologiche.

Una crisi sanitaria, sociale e climatica

L’Organizzazione mondiale della sanità considera lo stress termico la principale causa di morte legata al clima nella regione europea. Negli ultimi vent’anni la mortalità associata alle alte temperature è aumentata di oltre il 30%. Frequenza, intensità e durata delle ondate sono destinate a crescere ulteriormente, mentre l’invecchiamento della popolazione rende il continente ancora più vulnerabile.

La questione non riguarda soltanto le scelte individuali. Idratarsi, evitare l’esposizione nelle ore più calde e prestare attenzione alle allerte rimangono comportamenti fondamentali, ma non possono sostituire una strategia pubblica. Servono edifici capaci di resistere alle nuove condizioni climatiche, quartieri con maggiori spazi verdi, strutture sanitarie preparate, reti di assistenza per le persone sole e sistemi di allarme tempestivi.

Le ondate di calore in Europa non rappresentano più una temporanea anomalia meteorologica. I 35.000 morti in eccesso stimati finora mostrano il volto umano di una trasformazione climatica che attraversa le città, le abitazioni e i sistemi sanitari. Quando saranno disponibili tutti i dati dell’estate, il bilancio potrà diventare ancora più pesante. Ma già oggi impone all’Europa di considerare il caldo estremo non soltanto un’emergenza ambientale, bensì una delle più urgenti questioni di salute pubblica del nostro tempo.