Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica: dimissioni da Ray-Ban e strategia, mentre critica una gestione «distante» dalle persone.

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica e rinuncia a tutti gli incarichi ricoperti nel colosso italo-francese dell’occhialeria. Il figlio del fondatore si dimette dalla presidenza del marchio Ray-Ban e dal ruolo di chief strategy officer, scegliendo di concentrare il proprio impegno su nuovi progetti imprenditoriali. Una decisione destinata ad avere un peso non soltanto manageriale, ma anche simbolico, perché maturata nel cuore dell’eredità industriale costruita da Leonardo Del Vecchio.

Leonardo Maria Del Vecchio

La notizia, anticipata da MF-Milano Finanza, è stata confermata da un portavoce del gruppo. Le dimissioni saranno effettive dal 31 agosto 2026, mentre Del Vecchio continuerà a esercitare il proprio ruolo di azionista attraverso Delfin, la holding della famiglia che rappresenta il principale socio di EssilorLuxottica con una partecipazione pari a circa il 32,4 per cento. Reuters

L’uscita di scena, dunque, riguarda le funzioni operative e strategiche, ma non interrompe il legame proprietario con il gruppo. È proprio questa distinzione a rendere il passaggio particolarmente delicato: Del Vecchio lascia la cabina di comando manageriale, ma resta dentro la complessa architettura azionaria che custodisce una delle più importanti eredità industriali italiane.

Perché Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica

La decisione è stata comunicata attraverso una lettera indirizzata al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri e al consiglio di amministrazione. Nel documento, secondo quanto riportato da Milano Finanza, Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe espresso una valutazione fortemente critica sull’attuale modello di gestione, definito «distante» e «impersonale».

Il punto centrale della riflessione riguarda il rapporto tra l’impresa e le persone. Nella visione espressa dal figlio del fondatore, dipendenti, manager e collaboratori dovrebbero tornare al centro della vita aziendale, recuperando quel senso di appartenenza che avrebbe caratterizzato la Luxottica di vent’anni fa. Non una semplice osservazione organizzativa, dunque, ma una divergenza sul modo stesso di intendere la leadership e la cultura d’impresa.

Del Vecchio richiama un modello nel quale la crescita economica non può essere separata dalla vicinanza umana. L’espansione internazionale, la professionalizzazione delle strutture e la trasformazione in una multinazionale non dovrebbero, secondo il suo ragionamento, tradursi nella perdita di identità o nell’allontanamento da chi ogni giorno contribuisce ai risultati del gruppo.

La lettera assume così il valore di una presa di posizione pubblica. Non contesta soltanto decisioni operative, ma pone una questione più ampia: come preservare lo spirito originario di un’azienda quando le sue dimensioni, i mercati e la complessità organizzativa cambiano radicalmente.

Il ringraziamento del gruppo

EssilorLuxottica ha risposto con una dichiarazione breve e istituzionale, evitando di entrare nel merito delle valutazioni contenute nella lettera. «Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre», ha dichiarato un portavoce, formulando inoltre gli auguri per la nuova avventura imprenditoriale. Il Nord Est

Il tono scelto dalla società appare orientato a mantenere la vicenda sul piano della normale evoluzione professionale. Nessuna replica diretta alle critiche, nessun riferimento esplicito a contrasti interni. La distanza tra le due comunicazioni resta tuttavia evidente: da una parte il riconoscimento formale del contributo offerto, dall’altra una riflessione severa sulla progressiva trasformazione della cultura aziendale.

Il confronto non riguarda una realtà marginale. EssilorLuxottica è uno dei maggiori gruppi mondiali nel settore dell’ottica e dell’occhialeria, nato dall’unione tra la francese Essilor e l’italiana Luxottica. Ray-Ban rappresenta uno dei suoi marchi più riconoscibili e costituisce un patrimonio commerciale e culturale capace di attraversare generazioni, mode e mercati.

Lasciare la presidenza del brand significa quindi abbandonare una posizione di grande visibilità, mentre la rinuncia al ruolo di chief strategy officer segna l’uscita dalla funzione incaricata di contribuire all’orientamento futuro del gruppo.

Il nodo tra gestione e proprietà

L’addio agli incarichi non coincide con un disimpegno finanziario. Leonardo Maria Del Vecchio possiede il 12,5 per cento di Delfin, la holding lussemburghese attraverso la quale la famiglia controlla una quota determinante di EssilorLuxottica.

Delfin rappresenta una delle principali casseforti finanziarie europee. Oltre alla partecipazione nel gruppo dell’occhialeria, detiene importanti quote in Banca Monte dei Paschi di Siena, Assicurazioni Generali e UniCredit, nonché una posizione di controllo di fatto nel gruppo immobiliare internazionale Covivio. Un insieme di interessi che rende gli equilibri interni alla holding rilevanti ben oltre i confini della singola azienda.

Leonardo Maria Del Vecchio ha chiarito di voler continuare a svolgere pienamente la propria responsabilità di azionista, difendendo l’indipendenza di EssilorLuxottica, la stabilità proprietaria e una prospettiva di crescita di lungo periodo. La sua uscita, pertanto, modifica il rapporto con la struttura manageriale, ma non cancella la presenza all’interno della compagine proprietaria.

Questa condizione potrebbe aprire una fase nuova. Da azionista, Del Vecchio conserverà infatti la possibilità di esprimere orientamenti e valutazioni sulle strategie del gruppo, pur non partecipando più direttamente alla loro elaborazione e attuazione quotidiana.

Sullo sfondo la successione di Leonardo Del Vecchio

La vicenda si inserisce nel complesso percorso successorio aperto dopo la morte di Leonardo Del Vecchio, avvenuta nel giugno 2022. Gli otto eredi hanno ricevuto quote paritarie di Delfin, ma non hanno ancora raggiunto un’intesa definitiva sull’esecuzione del testamento e sulla governance del patrimonio familiare.

Le difficoltà nel trovare un equilibrio condiviso hanno alimentato negli ultimi anni tensioni e differenti visioni sul futuro della holding. Secondo quanto riferito da Reuters, i rapporti tra Leonardo Maria Del Vecchio e Francesco Milleri, che presiede anche Delfin, si sarebbero raffreddati dopo il mancato completamento del progetto con cui l’erede puntava ad acquisire le quote di due fratelli.

È necessario, tuttavia, mantenere separati i diversi piani. Le dimissioni riguardano incarichi ricoperti in EssilorLuxottica, mentre le questioni successorie attengono agli assetti di Delfin. I due livelli sono distinti sotto il profilo societario, ma inevitabilmente collegati dalla centralità della holding e dal peso esercitato dalla famiglia negli equilibri del gruppo.

Una scelta che interroga il modello d’impresa

La vicenda supera la dimensione personale e apre una riflessione sull’identità delle grandi aziende contemporanee. Ogni impresa fondata attorno alla visione di una figura carismatica deve, prima o poi, affrontare la prova del passaggio generazionale e della trasformazione in una struttura globale.

La vera sfida consiste nel conciliare efficienza e appartenenza, organizzazione e sensibilità, risultati economici e attenzione alle persone. Sono elementi che non sempre procedono allo stesso ritmo, soprattutto quando un’azienda cresce fino a diventare una multinazionale presente in numerosi mercati e sottoposta alle aspettative di azionisti, investitori e comunità finanziaria.

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica rivendicando una diversa idea di leadership, ma resta azionista di una realtà che porta con sé il nome, l’intuizione e la storia industriale del padre. Saranno le prossime scelte a chiarire se questa separazione rappresenterà una conclusione definitiva oppure l’inizio di un nuovo confronto sul futuro del gruppo. Al centro rimane una domanda essenziale: quanto della cultura originaria può essere conservato quando un’impresa familiare diventa un protagonista globale?