KIEV – In Ucraina non si combatte più soltanto sul fronte militare. Mentre la guerra con la Russia continua, a Kiev si apre una partita sempre più delicata sul futuro politico del Paese e sulla possibilità di tornare alle urne prima della fine delle ostilità.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha respinto con decisione l’ipotesi di organizzare elezioni durante la guerra, sostenendo che una consultazione nelle attuali condizioni rischierebbe di provocare profonde divisioni interne proprio mentre il Paese necessita, secondo il presidente, della massima unità.
La questione è esplosa dopo l’intervento dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, rimosso dall’incarico nel luglio scorso, che ha pubblicamente chiesto di riaprire il processo elettorale nonostante la legge ucraina vieti le elezioni durante la legge marziale. La presa di posizione di Fedorov rappresenta una delle sfide politiche interne più significative affrontate da Zelensky dall’inizio dell’invasione russa su larga scala nel febbraio 2022.
Zelensky: le elezioni adesso dividerebbero l’Ucraina
La posizione del presidente è netta. Zelensky ritiene che portare milioni di ucraini alle urne mentre una parte della popolazione combatte al fronte, milioni di cittadini sono sfollati e diverse zone del Paese rimangono esposte agli attacchi russi potrebbe compromettere la legittimità stessa della consultazione.

Il problema, infatti, non sarebbe soltanto politico.
Bisognerebbe garantire il voto ai militari impegnati nelle operazioni, agli ucraini rifugiati all’estero, agli sfollati interni e ai cittadini provenienti dai territori occupati. A tutto questo si aggiungerebbe la necessità di mettere in sicurezza seggi e infrastrutture elettorali durante un conflitto ancora in corso.
Secondo Zelensky, quindi, un voto organizzato senza condizioni adeguate potrebbe trasformarsi da esercizio democratico in un ulteriore fattore di frattura nazionale.
Ma il 57% degli ucraini preferisce aspettare
Un elemento importante arriva dall’opinione pubblica.
Secondo un sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology citato da Reuters, il 57% degli ucraini ritiene che le elezioni dovrebbero svolgersi soltanto dopo la cessazione delle ostilità.
Anche la richiesta di Fedorov, dunque, non sembra aver intercettato almeno per ora una maggioranza favorevole a un immediato ritorno alle urne. Le proteste che avevano seguito la sua rimozione dal ministero si sono inoltre progressivamente ridotte, mentre il Parlamento ha approvato il nuovo ministro della Difesa Yevhenii Khmara con 312 voti favorevoli.
Fedorov apre comunque una crepa politica
La vicenda non può però essere liquidata come una semplice polemica.
Fedorov è stato uno dei volti più conosciuti della nuova generazione politica ucraina. Prima di guidare la Difesa era diventato uno dei principali protagonisti della digitalizzazione del Paese e dell’utilizzo delle nuove tecnologie, compresi i droni, nello sforzo bellico.
Dopo la sua estromissione ha denunciato una “crisi sistemica della governance”, collegando la necessità di nuove elezioni anche alle questioni della corruzione e del funzionamento delle istituzioni.
Non ha annunciato formalmente una candidatura alla presidenza, ma il suo intervento ha inevitabilmente aperto il dibattito sul futuro assetto politico dell’Ucraina.
Mosca osserva con attenzione
La discussione è stata immediatamente sfruttata anche dal Cremlino.
Mosca ha interpretato la richiesta di elezioni avanzata dall’ex ministro come la dimostrazione dell’esistenza di divisioni all’interno del sistema politico ucraino. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha richiamato inoltre la posizione russa sulla legittimità politica di Zelensky, argomento utilizzato ripetutamente da Mosca nel confronto negoziale con Kiev.
È proprio questo uno dei motivi per cui la questione elettorale assume una dimensione che va molto oltre la politica interna.
Una domanda destinata a tornare
Zelensky mantiene ancora un consenso significativo: Reuters indica un gradimento intorno al 60%. Ma più il conflitto si prolunga, più sarà difficile evitare la discussione sulla normalizzazione della vita democratica del Paese.

Il presidente non ha escluso in assoluto la possibilità di elezioni in tempo di guerra. Ha però legato un eventuale voto alla presenza di solide garanzie internazionali di sicurezza, che al momento non risultano concretamente predisposte.
Ed è qui che emerge il vero dilemma ucraino.
Come si difende la democrazia mentre si combatte una guerra per difendere il Paese?
Per Zelensky la risposta, almeno oggi, è chiara: prima bisogna evitare che l’Ucraina venga divisa dall’interno.
Ma il caso Fedorov dimostra che il tema delle elezioni è ormai entrato apertamente nel dibattito politico di Kiev. E difficilmente ne uscirà.
