A Hainan i lanci diventano spettacoli di massa, in Mongolia i turisti passeggiano vestiti da astronauti e a Pechino lo spazio entra nell’arte e nel consumo. La corsa cinese verso Luna e Marte sta diventando cultura popolare
Per decenni lo spazio è stato qualcosa da osservare attraverso uno schermo televisivo.

Oggi, in Cina, sta diventando una destinazione turistica.
Sulle spiagge tropicali dell’isola di Hainan, migliaia di persone aspettano il conto alla rovescia con gli smartphone rivolti verso il cielo. In Mongolia Interna i visitatori affittano tute da astronauta per camminare fra rocce vulcaniche che ricordano Marte. A Pechino enormi astronauti diventano installazioni artistiche e personaggi commerciali.
Non è più soltanto la storia di razzi e satelliti.
È la nascita di una vera cultura popolare dello spazio.
E dietro questo fenomeno c’è una Cina che sta cercando contemporaneamente di costruire un’industria, un immaginario collettivo e una nuova forma di turismo.
Migliaia sulla spiaggia aspettano il razzo
L’immagine più spettacolare arriva da Wenchang, sull’isola meridionale di Hainan.
Nelle sere dei lanci, le spiagge vicine al centro spaziale si riempiono di spettatori. Reuters ha documentato nell’agosto 2026 migliaia di persone radunate lungo la costa per assistere alla partenza di un Long March 7A.

La scena ricorda più un grande concerto che una missione aerospaziale.
Famiglie, appassionati e turisti arrivano con ore di anticipo. Al momento dell’accensione dei motori, il cielo sopra il Mar Cinese Meridionale si illumina e centinaia di telefoni iniziano contemporaneamente a registrare.
È uno spettacolo che Hainan può offrire in condizioni particolari: Wenchang è infatti un cosmodromo costiero a bassa latitudine, con punti di osservazione affacciati direttamente sul mare. Le autorità locali sottolineano che proprio questa combinazione fra spiagge tropicali e tecnologia spaziale sta richiamando anche visitatori stranieri.
Persino un lancio fallito diventa spettacolo
L’episodio raccontato da Reuters contiene anche un dettaglio incredibile.
Il Long March 7A decollato da Wenchang il 10 agosto subì un’anomalia durante il volo e il razzo senza equipaggio esplose.
Sulla spiaggia, tuttavia, diversi spettatori non compresero immediatamente cosa fosse successo e continuarono a osservare lo spettacolo luminoso nel cielo. La perdita del razzo venne poi confermata dai media statali cinesi.
È quasi la fotografia perfetta del cambiamento in corso.
Il lancio non viene più vissuto esclusivamente come un’operazione tecnica destinata agli specialisti.
È diventato un evento.
Wenchang vuole diventare la capitale cinese del turismo spaziale
Il fenomeno non è spontaneo soltanto in parte.
Attorno al centro spaziale sta crescendo un ecosistema turistico vero e proprio.
Hotel, ristoranti e caffè sfruttano i giorni dei lanci; vengono sviluppati centri scientifici e strutture educative; nei negozi si trovano modellini di razzi, cartoline, magneti e perfino una sorta di “passaporto spaziale” per i visitatori.
La frequenza dei lanci aiuta enormemente.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità di Hainan, nel solo giugno 2026 erano programmati sei lanci da Wenchang, con gruppi di turisti provenienti anche da Russia, Francia e Malaysia.
La città, che un tempo veniva associata soprattutto alle palme, al mare e alla cultura tropicale di Hainan, sta quindi costruendo una seconda identità:
quella di porta cinese verso lo spazio.
In Mongolia puoi “camminare su Marte”
Ma il fenomeno va molto oltre Hainan.
Nel Wulanhada Volcano Geological Park, nella Mongolia Interna, il paesaggio vulcanico nero viene utilizzato come una gigantesca scenografia marziana.
I turisti possono affittare tute da astronauta bianche o rosa e farsi fotografare fra crateri e rocce scure, ricreando l’immagine di una passeggiata su Marte.
L’idea è diventata così popolare che attorno al parco è nata una piccola economia.
Una commerciante intervistata da Reuters racconta di aver aperto la propria attività nel 2022 dopo che alcune fotografie di studenti vestiti da astronauti erano diventate virali. Il prezzo del noleggio delle tute, inizialmente tra 80 e 100 yuan, sarebbe sceso fino a circa 20 yuan proprio per l’aumento della concorrenza.
E il marketing arriva fino al gelato: nell’area vengono venduti persino ghiaccioli e gelati a forma di astronauta.
Lo spazio diventa così esperienza, fotografia, souvenir.
E social network.
Anche Pechino si riempie di astronauti
A migliaia di chilometri da Hainan e dai vulcani della Mongolia Interna, il fenomeno arriva nel cuore delle grandi città.
Nel distretto artistico di Songzhuang, a Pechino, una gigantesca scultura rappresenta un’astronauta addormentata.
L’opera si chiama “Resonance”.
In un’altra zona della capitale, nello Shougang Park, l’ex grande complesso siderurgico trasformato in polo culturale, domina invece il gigantesco Space Molly, versione con casco da astronauta del popolare personaggio dell’azienda cinese Pop Mart.
Qui il passaggio è ancora più evidente.
Lo spazio esce dai laboratori.
Diventa design.
Arte urbana.
Merchandising.
Fotografia per i social.
Perché la Cina sta trasformando lo spazio in cultura pop
Dietro l’aspetto divertente c’è una trasformazione molto più profonda.
Per generazioni di cinesi il programma spaziale era qualcosa di distante, legato allo Stato, alle basi militari e alle immagini ufficiali trasmesse dalla televisione.
Ora quella distanza sta diminuendo.
Nel 2003 Yang Liwei diventò il primo cittadino cinese nello spazio.
Nel 2022 Pechino completò la propria stazione spaziale Tiangong.
La Cina ha inoltre realizzato missioni lunari di enorme valore scientifico, compreso il primo allunaggio sul lato nascosto della Luna e il successivo ritorno di campioni da quell’area.
Ora Pechino prepara un altro passaggio fondamentale: punta a portare astronauti cinesi sulla Luna entro il 2030.
E il 21 agosto Reuters ha riferito che la Cina si prepara alla missione Chang’e-7, destinata a cercare ghiaccio d’acqua nelle zone permanentemente in ombra vicino al polo sud lunare.
È difficile pensare che la crescita della cultura popolare dello spazio sia completamente separata da questa strategia.
C’è anche una nuova industria privata
La corsa cinese non riguarda più soltanto lo Stato.
Il 18 agosto 2026, la società privata cinese LandSpace è riuscita a far atterrare il primo stadio del proprio razzo Zhuque-3, entrando nel ristretto gruppo di operatori capaci di recuperare verticalmente un booster orbitale.
È la tecnologia resa famosa negli Stati Uniti da SpaceX.
L’obiettivo è evidente: riutilizzare i razzi significa abbassare progressivamente il costo dei lanci e aumentarne la frequenza.
Più razzi.
Più satelliti.
Più eventi visibili al pubblico.
E, potenzialmente, sempre più turismo.
E il prossimo passo potrebbe essere andare davvero nello spazio
C’è infine un confine che potrebbe trasformare completamente questo fenomeno.
Oggi i turisti guardano i razzi partire.
Domani potrebbero salirci.
La società cinese CAS Space, sostenuta dall’Accademia Cinese delle Scienze, aveva annunciato un programma per iniziare i voli sperimentali del proprio veicolo turistico nel 2027, con l’obiettivo di portare passeggeri fino ai confini dello spazio dal 2028.
Se questi programmi riusciranno a maturare commercialmente, la Cina potrebbe entrare direttamente nel mercato nel quale operano già aziende americane come Blue Origin e Virgin Galactic.
A quel punto il turismo spaziale cinese smetterebbe di essere soltanto turismo intorno allo spazio.
Diventerebbe turismo nello spazio.
C’è anche una gigantesca operazione di soft power
È qui che il fenomeno diventa geopoliticamente interessante.
Quando un bambino cinese indossa una tuta da astronauta, quando una famiglia trascorre una vacanza a Wenchang per vedere partire un Long March o quando migliaia di persone fotografano Space Molly, il programma spaziale smette di essere soltanto una questione scientifica.
Diventa parte dell’identità nazionale.
La tecnologia viene trasformata in racconto.
La corsa alla Luna diventa immaginario collettivo.
Il razzo diventa attrazione turistica.
È una forma potentissima di soft power interno, capace di creare consenso, entusiasmo e familiarità attorno alle grandi ambizioni tecnologiche del Paese.
E contemporaneamente può diventare soft power esterno, soprattutto se sempre più turisti stranieri inizieranno a raggiungere Hainan proprio per osservare i lanci.
Dalla spiaggia alla Luna
La scena simbolo rimane comunque quella più semplice.
Una spiaggia tropicale.
Il mare.
Migliaia di persone con lo smartphone alzato.
Poi il conto alla rovescia.
Il cielo si illumina e un razzo cinese sale verso lo spazio.
Fino a pochi decenni fa una scena del genere sarebbe stata confinata nelle installazioni militari e nelle trasmissioni ufficiali.
Nel 2026 è diventata una possibile serata di vacanza.
Ed è forse proprio questo il vero salto compiuto dalla Cina.
Non sta soltanto cercando di conquistare lo spazio.
Sta facendo in modo che milioni di persone comincino a sentirlo già un po’ loro.
