I nuovi kingmaker della politica americana: AI, criptovalute e scommesse entrano nella battaglia per il Congresso

WASHINGTON – Per decenni, quando si parlava di grandi finanziatori della politica americana, i nomi ricorrenti erano Wall Street, petrolio, farmaceutica, media e grandi gruppi industriali.

Nel 2026 lo scenario sta cambiando.

A pochi mesi dalle elezioni di medio termine del 3 novembre, una parte sempre più importante del denaro che circola intorno alle campagne per Camera e Senato arriva da settori che appena una generazione fa avevano un peso politico marginale o addirittura non esistevano: criptovalute, intelligenza artificiale e scommesse online.

Secondo un’analisi pubblicata da Reuters il 20 agosto, le aziende americane hanno già destinato circa 517 milioni di dollari alle competizioni per il Congresso nei primi quindici mesi del ciclo elettorale 2025-2026. È già più dei 461 milioni registrati nell’intero ciclo elettorale 2024, sulla base dei dati elaborati dall’organizzazione Public Citizen.

Quasi 300 milioni arrivano dai nuovi settori

Il dato che racconta meglio il cambiamento è un altro.

Crypto, tecnologia e gaming online avrebbero rappresentato almeno 294 milioni di dollari di questa spesa aziendale fino alla fine del primo trimestre 2026.

Non si tratta necessariamente di finanziamenti consegnati direttamente ai candidati.

Una quota rilevante passa attraverso Super PAC, PAC affiliati e organizzazioni nonprofit, strutture che possono raccogliere grandi quantità di denaro e finanziare pubblicità, mobilitazione degli elettori e campagne indipendenti. I Super PAC, in particolare, non possono coordinare formalmente la propria attività con il candidato che sostengono.

Ed è proprio questa architettura finanziaria ad aver consentito ad alcuni nuovi protagonisti economici di entrare rapidamente nella politica americana.

Le criptovalute hanno mostrato la strada

Il settore crypto è stato il primo a comprendere pienamente il potenziale del nuovo modello.

Nel ciclo elettorale precedente società come Coinbase e Ripple, insieme ad Andreessen Horowitz, avevano sostenuto pesantemente il Super PAC Fairshake.

La strategia era particolare: non scegliere automaticamente Democratici o Repubblicani, ma premiare i candidati favorevoli al settore e contrastare quelli considerati ostili, indipendentemente dall’appartenenza politica.

Ora quel modello viene imitato.

Fairshake ha iniziato il 2026 con una disponibilità dichiarata di circa 193 milioni di dollari e, secondo Reuters, dispone ancora di circa 130 milioni da utilizzare nella parte finale della campagna.

È una quantità di denaro sufficiente a rendere molto costoso, politicamente, schierarsi apertamente contro gli interessi del settore.

L’intelligenza artificiale scopre Washington

La vera novità del 2026 è però l’ingresso dell’AI nella grande finanza elettorale.

Nel 2024 il settore aveva ancora un ruolo relativamente modesto. Due anni dopo la situazione appare completamente diversa.

Reuters segnala che gruppi politici sostenuti da imprese del settore AI o da loro dirigenti hanno già investito milioni di dollari nelle primarie e nelle competizioni congressuali. In un singolo distretto di New York, due gruppi collegati a interessi differenti nell’intelligenza artificiale hanno speso complessivamente oltre 23 milioni di dollari per sostenere due candidati democratici concorrenti.

Il Super PAC Leading the Future avrebbe inoltre raccolto circa 140 milioni di dollari per le midterm.

Tra i finanziatori figurano Greg Brockman, cofondatore e presidente di OpenAI, e sua moglie Anna, oltre ad Andreessen Horowitz. Reuters precisa però un punto importante: OpenAI ha dichiarato di non finanziare né dirigere Leading the Future e che le eventuali donazioni effettuate dai propri dipendenti sono compiute a titolo personale.

Anthropic, invece, secondo Reuters ha destinato almeno 40 milioni di dollari a Public First Action, un’organizzazione nonprofit impegnata sui temi legati alla politica dell’AI. L’azienda sostiene che tali risorse vengano utilizzate per informare il pubblico sulle politiche del settore e non direttamente per sostenere o contrastare candidati.

Perché le società AI vogliono pesare sulla politica?

La spiegazione è semplice: il Congresso americano dovrà decidere come regolamentare l’intelligenza artificiale.

Sicurezza dei modelli, responsabilità delle aziende, copyright, utilizzo dei dati, energia necessaria ai data center, rapporti con la Cina, esportazioni di chip e protezione dei minori sono solo alcune delle questioni sul tavolo.

Una norma apparentemente tecnica può valere miliardi di dollari.

Per questo le imprese hanno tutto l’interesse ad avere interlocutori politici sensibili alle proprie posizioni.

E non tutte le società AI vogliono necessariamente le stesse regole.

La battaglia politica non è quindi soltanto Silicon Valley contro Washington, ma può diventare anche una competizione tra differenti visioni dell’AI dentro la stessa industria.

E ora arrivano anche le scommesse

Il terzo protagonista è ancora più sorprendente.

Le società delle scommesse sportive online stanno adottando una strategia simile a quella utilizzata dalle criptovalute.

Secondo Public Citizen, citata da Reuters, DraftKings, FanDuel, Fanatics e bet365 avrebbero complessivamente destinato più di 72 milioni di dollari alla politica nel ciclo delle midterm, soprattutto attraverso PAC impegnati nelle competizioni statali dove il settore affronta maggiori rischi regolatori.

Anche i mercati previsionali stanno entrando nel gioco.

Polymarket, attraverso la propria società controllante, ha versato 1 milione di dollari a un Super PAC repubblicano nel giugno 2026.

Ed è interessante notare che contemporaneamente sta crescendo enormemente anche il volume delle scommesse sulle elezioni stesse: ad agosto risultavano già circa 133 milioni di dollari giocati sulle midterm, più dell’intero volume registrato per le elezioni congressuali del 2024.

La politica americana verso un altro record

Il fenomeno va inserito dentro una trasformazione molto più grande.

La Federal Election Commission certifica che, tra gennaio 2025 e marzo 2026, i PAC americani hanno raccolto complessivamente circa 6,3 miliardi di dollari e speso quasi 4,8 miliardi.

Nello stesso periodo i candidati al Congresso hanno raccolto oltre 2,1 miliardi di dollari.

AdImpact prevede inoltre che la spesa complessiva per la pubblicità politica nelle elezioni 2026 possa arrivare a circa 11,6 miliardi di dollari, superando il precedente record.

Chi finanzia può decidere l’agenda?

È qui che nasce la questione politica più delicata.

Avere denaro non significa automaticamente comprare un voto o controllare un parlamentare. E l’attività politica e finanziaria di PAC e gruppi indipendenti è disciplinata da norme specifiche.

Ma centinaia di milioni di dollari permettono di finanziare campagne pubblicitarie, scegliere quali temi rendere centrali e soprattutto trasformare una questione tecnica in un problema elettorale.

Per un deputato o un senatore, opporsi frontalmente a un settore dotato di enormi risorse può significare ritrovarsi contro milioni di dollari di pubblicità nella propria circoscrizione.

È questa la vera forza dei nuovi kingmaker.

Non devono necessariamente dire a Washington chi deve vincere.

È sufficiente fare capire ai politici quanto può costare perdere il loro sostegno.

Da Wall Street alla Silicon Valley

La trasformazione racconta infine qualcosa dell’America stessa.

Il potere economico si sta spostando.

Nel Novecento erano petrolio, banche e industria pesante. Negli ultimi decenni sono arrivati Big Tech e social network.

Ora la nuova ricchezza nasce sempre più da algoritmi, token digitali, piattaforme e mercati online.

Ed è naturale che il potere politico finisca progressivamente per seguire il denaro.

La domanda delle elezioni americane del 2026 potrebbe quindi non essere soltanto chi controllerà Camera e Senato.

Potrebbe essere anche un’altra:

chi controllerà le regole dell’economia del futuro — e quanto saranno disposti a spendere coloro che quelle regole dovranno rispettare?