Gianfranco Paglia chiarisce le sue parole su Vannacci: il rispetto delle regole non è un attacco politico

Il Tenente Colonnello interviene sull’intervista del 2024 e distingue tra libertà politica e doveri militari

Da alcuni giorni è tornata a circolare sui social un’intervista rilasciata nel 2024 dal Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto.

La riproposizione di alcune dichiarazioni, spesso separate dal contesto nel quale furono pronunciate, ha alimentato nuove polemiche e interpretazioni politiche. Paglia ha quindi ritenuto opportuno intervenire pubblicamente per chiarire la propria posizione e distinguere nettamente le valutazioni formulate allora sul comportamento di Roberto Vannacci durante il servizio militare dalle opinioni che oggi l’europarlamentare è libero di esprimere nell’ambito della propria attività politica.

Un intervento pronunciato da militare in servizio

Il punto centrale della precisazione riguarda la posizione istituzionale di Gianfranco Paglia.

Il Tenente Colonnello ha ricordato di essere intervenuto, in occasione dell’intervista del 2024, dopo essere stato autorizzato dal ministro della Difesa Guido Crosetto. In quanto militare in servizio, Paglia è infatti soggetto alle regole, ai doveri e ai limiti previsti dall’ordinamento delle Forze Armate.

La sua partecipazione al dibattito non avrebbe quindi rappresentato un’iniziativa politica personale, ma un intervento finalizzato a spiegare la posizione e i valori del personale militare in servizio.

Anche quando, in passato, gli venne proposta una candidatura politica, Paglia afferma di essersi rivolto preventivamente al proprio Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, proprio per evitare qualsiasi utilizzo improprio dell’uniforme, del grado o del ruolo ricoperto.

La distinzione tra il militare e il politico

La precisazione di Paglia introduce una distinzione essenziale.

Roberto Vannacci, oggi europarlamentare e non più militare in servizio, può esprimere liberamente le proprie idee e sostenere le proprie posizioni politiche, nei limiti stabiliti dalla legge.

Diversa era, secondo Paglia, la situazione del 2024, quando il dibattito riguardava dichiarazioni e comportamenti riconducibili a un ufficiale ancora sottoposto all’ordinamento militare.

Le critiche formulate allora, precisa oggi il Tenente Colonnello, non erano rivolte alla successiva attività politica di Vannacci, ma esclusivamente al comportamento tenuto mentre si trovava ancora in servizio.

Questa distinzione non dovrebbe essere trascurata. Un rappresentante politico può sostenere un programma, esprimere giudizi e partecipare apertamente al confronto pubblico. Un militare in servizio è invece chiamato a mantenere una posizione coerente con i principi di disciplina, neutralità e subordinazione all’ordinamento democratico.

“I militari servono il Paese, non i governi”

Il passaggio più significativo della dichiarazione di Paglia è racchiuso in un principio semplice e inequivocabile:

«Noi serviamo il Paese. Non i governi».

Non si tratta di un’affermazione contro la politica o contro un determinato schieramento. Al contrario, rappresenta uno dei fondamenti dell’etica militare repubblicana: le Forze Armate appartengono alla Nazione e operano nel rispetto della Costituzione e delle istituzioni democratiche.

Il militare non è chiamato a rappresentare una parte politica, ma a servire lo Stato con disciplina, lealtà e onore.

Per questa ragione Paglia chiarisce che oggi non potrebbe commentare liberamente le dichiarazioni o le iniziative politiche di Vannacci senza rischiare di oltrepassare i limiti imposti dal proprio status.

Non si tratta di timore o reticenza, ma del rispetto delle regole che egli stesso richiama.

Inclusione, dignità e rispetto delle persone

Nel suo intervento Paglia ha inoltre ribadito che il personale militare non può essere descritto come sessista, omofobo o razzista.

Le Forze Armate, nella visione espressa dal Tenente Colonnello, devono rappresentare una comunità fondata sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sull’inclusione, compresa la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita civile, professionale e sportiva.

Si tratta di parole particolarmente significative quando vengono pronunciate da un uomo che, dopo essere rimasto gravemente ferito in Somalia, ha continuato a servire il Paese e a impegnarsi concretamente per il reinserimento e la valorizzazione del personale militare con disabilità.

La sua storia personale e il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare testimoniano un percorso istituzionale e umano che merita rispetto, anche quando le sue valutazioni possono non essere condivise.

Una precisazione necessaria

Difendere la posizione di Gianfranco Paglia non significa alimentare uno scontro personale con Roberto Vannacci, né negare all’europarlamentare il diritto di esprimere liberamente le proprie idee politiche.

Significa, invece, riconoscere che le parole pronunciate nel 2024 devono essere collocate nel contesto dell’ordinamento militare e della responsabilità istituzionale di chi indossa ancora l’uniforme.

È possibile sostenere politicamente Vannacci e, nello stesso tempo, comprendere la posizione di Paglia. I due piani non devono essere confusi: da una parte vi è la libertà di azione e di espressione di un rappresentante politico; dall’altra vi sono i doveri, i limiti e le responsabilità di un militare in servizio.

La pluralità delle opinioni non può trasformarsi nella delegittimazione personale di chi richiama il rispetto delle regole.

Il rispetto prima della polemica

Le parole di Gianfranco Paglia possono essere discusse, analizzate e anche contestate. Tuttavia, non dovrebbero essere deformate per costruire contrapposizioni che non tengano conto del momento storico, del ruolo istituzionale ricoperto e delle norme alle quali un ufficiale è sottoposto.

La sua precisazione appare chiara: le osservazioni rivolte a Vannacci riguardavano esclusivamente il comportamento tenuto durante il servizio e non rappresentano un giudizio sulla sua attuale attività politica.

Il confronto può proseguire anche con posizioni differenti, purché avvenga nel rispetto reciproco, senza processi sommari e senza mettere in discussione la lealtà, l’onore e il servizio reso alla Nazione da Gianfranco Paglia.

Il dibattito politico può essere acceso. Il rispetto per le istituzioni, per l’uniforme e per la storia personale di chi ha servito l’Italia non dovrebbe però mai venire meno.