Mar Rosso, nuova escalation: gli Houthi colpiscono due petroliere saudite e minacciano le rotte mondiali

La guerra con l’Iran si allarga verso Bab el-Mandeb. Il Brent raggiunge i 96 dollari al barile, mentre aumentano i timori per energia, trasporti e inflazione

23 luglio 2026 – Il Mar Rosso torna al centro delle tensioni internazionali. Gli Houthi dello Yemen, movimento sostenuto dall’Iran, hanno dichiarato di aver colpito due petroliere saudite nell’ambito del blocco navale annunciato contro l’Arabia Saudita.

La rivendicazione, che necessita ancora di una verifica indipendente completa, segna un nuovo e preoccupante allargamento del conflitto mediorientale. Alla crisi dello Stretto di Hormuz si aggiunge ora il rischio di una seconda strozzatura strategica presso Bab el-Mandeb, passaggio essenziale per i collegamenti tra Oceano Indiano, Mar Rosso, Canale di Suez e Mediterraneo.

Secondo quanto riportato da Reuters, gli Houthi sostengono di aver attaccato due unità impegnate nel trasporto di petrolio saudita. L’operazione farebbe parte della strategia definita dal movimento yemenita come “assedio per assedio”, diretta a ostacolare le esportazioni energetiche di Riad.

Bab el-Mandeb, la “Porta delle lacrime”

Bab el-Mandeb fotografato dalla Stazione spaziale internazionale. Foto: NASA, pubblico dominio.

Il nome Bab el-Mandeb significa “Porta delle lacrime”. Lo stretto separa lo Yemen dal Corno d’Africa e collega il Golfo di Aden al Mar Rosso. Attraverso questo passaggio transitano petrolio, gas naturale liquefatto, container e merci destinate ai mercati europei, asiatici e nordamericani.

La sua importanza deriva soprattutto dalla posizione geografica. Le navi provenienti dall’Asia e dal Golfo Persico possono attraversare Bab el-Mandeb, risalire il Mar Rosso e raggiungere il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

In caso di blocco, molte compagnie sarebbero costrette a deviare le proprie imbarcazioni intorno al Capo di Buona Speranza, allungando sensibilmente i tempi di navigazione. Una simile deviazione comporterebbe maggiori consumi di carburante, costi assicurativi più elevati e possibili ritardi nelle consegne.

I dati della U.S. Energy Information Administration indicano Bab el-Mandeb tra i principali passaggi strategici mondiali per il commercio energetico. La combinazione di problemi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso rappresenterebbe pertanto uno scenario particolarmente delicato.

Il prezzo del petrolio torna a salire

Immagine satellitare d’archivio di una petroliera al largo dello Yemen. Foto: Unione europea, Copernicus Sentinel Data 2020.

La nuova escalation ha avuto conseguenze immediate sui mercati. Il prezzo del Brent ha raggiunto circa 96 dollari al barile, il livello più elevato dall’inizio di giugno.

Gli investitori temono che gli attacchi possano ridurre ulteriormente la disponibilità di petrolio e costringere un numero crescente di petroliere a cambiare rotta. Alcune unità avrebbero già iniziato a modificare i propri itinerari nel Mar Rosso per evitare le zone considerate maggiormente esposte.

L’aumento del petrolio non riguarda soltanto i produttori e le compagnie di navigazione. Il rincaro può trasferirsi sui prezzi dei carburanti, sul trasporto delle merci, sui costi industriali e, infine, sui consumatori.

In Europa la nuova pressione energetica potrebbe rendere più difficile il percorso di contenimento dell’inflazione. I mercati attendono anche le decisioni della Banca centrale europea, che dovrebbe mantenere invariati i tassi ma potrebbe adottare una posizione più prudente proprio a causa dell’instabilità dei prezzi energetici.

Due passaggi strategici contemporaneamente sotto pressione

Il quadro appare particolarmente complesso perché le tensioni coinvolgono due rotte fondamentali.

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman ed è considerato il passaggio petrolifero più importante del mondo. Bab el-Mandeb, invece, permette alle navi di raggiungere rapidamente il Canale di Suez e il Mediterraneo.

Nel 2024 e nel primo trimestre del 2025, attraverso Hormuz è transitato oltre un quarto del commercio petrolifero mondiale via mare e circa un quinto del consumo globale di petrolio e prodotti derivati, secondo la U.S. Energy Information Administration.

Una contemporanea riduzione della navigazione nei due stretti metterebbe sotto pressione l’intera catena energetica mondiale, con ripercussioni particolarmente significative per Europa e Asia.

Il ruolo degli Houthi

Gli Houthi, conosciuti anche come Ansar Allah, controllano vaste aree dello Yemen, compresa la capitale Sana’a. Il movimento ha progressivamente trasformato la propria posizione geografica in uno strumento di pressione militare e politica sulle rotte commerciali internazionali.

L’alleanza con Teheran permette agli Houthi di inserirsi nella più ampia strategia regionale iraniana. L’apertura del fronte del Mar Rosso potrebbe costringere Stati Uniti, Arabia Saudita e alleati occidentali a distribuire le proprie risorse militari tra Hormuz, il Golfo Persico e Bab el-Mandeb.

L’attacco alle petroliere saudite, qualora confermato in tutti i suoi dettagli, indicherebbe quindi il passaggio da una minaccia prevalentemente politica a un tentativo concreto di condizionare le esportazioni energetiche di Riad.

Le conseguenze possibili per l’Italia

L’Italia non dipende esclusivamente dal petrolio proveniente dal Golfo, ma resta esposta alle oscillazioni dei prezzi internazionali. Le quotazioni del greggio influenzano infatti benzina, gasolio, trasporto stradale, aviazione, logistica e numerose produzioni industriali.

Una prolungata instabilità nel Mar Rosso potrebbe inoltre colpire i traffici del Mediterraneo e i porti italiani. Le navi costrette a circumnavigare l’Africa impiegherebbero più tempo per raggiungere l’Europa, con un aumento dei costi di trasporto e possibili ripercussioni sui prezzi delle merci importate.

Non è ancora possibile stabilire se la crisi produrrà un blocco duraturo. Molto dipenderà dall’intensità delle prossime operazioni, dalla risposta saudita e americana e dall’eventuale apertura di nuovi canali diplomatici.

Il dato politico, tuttavia, è già evidente: il Mar Rosso non rappresenta più soltanto un fronte periferico. È diventato uno dei principali punti nei quali si incrociano sicurezza internazionale, approvvigionamenti energetici e stabilità dell’economia mondiale.