Dalla conquista della Copa América alle esperienze in Russia, Grecia e Brasile: l’ex centrocampista brasiliano ripercorre la sua carriera in un’intervista esclusiva a Kenia Diana Bezerra de Santana
Dudu Cearense, all’anagrafe Alexandro Silva de Sousa, è stato uno dei centrocampisti brasiliani più apprezzati della sua generazione. Nato a Fortaleza nel 1983, ha costruito una carriera internazionale attraversando Brasile, Giappone, Francia, Russia, Grecia e Israele.
Dopo gli inizi con il Ceará e l’affermazione con il Vitória, Dudu ha indossato le maglie di Kashiwa Reysol, Rennes, CSKA Mosca e Olympiakos. In Russia ha vissuto alcune delle stagioni più importanti della sua carriera, conquistando campionati e coppe nazionali. In Grecia ha continuato ad arricchire il proprio palmarès con l’Olympiakos.
In Brasile ha giocato, tra le altre, con Atlético Mineiro, Goiás, Fortaleza e Botafogo. Con la nazionale brasiliana ha inoltre conquistato il Mondiale Under-20 del 2003 e la Copa América del 2004.
Oggi Dudu Cearense guarda al passato con gratitudine, ricordando i sacrifici, le vittorie e gli insegnamenti ricevuti dal calcio.
L’intervista
Kenia Diana Bezerra de Santana: Dudu, quando hai capito che il calcio sarebbe diventato la tua vita?
Dudu Cearense: Fin da bambino sognavo di diventare un calciatore. Giocavo ovunque fosse possibile e cercavo sempre di migliorare. Quando sono entrato nel calcio professionistico ho capito che quel sogno poteva diventare realtà, ma anche che sarebbero serviti molti sacrifici.

Qual è stata la tappa decisiva della tua carriera?
Ogni squadra mi ha lasciato qualcosa, ma il trasferimento in Europa è stato fondamentale. Giocare in Francia, Russia e Grecia mi ha permesso di conoscere culture diverse e di confrontarmi con un calcio molto competitivo. L’esperienza al CSKA Mosca è stata particolarmente importante per la mia crescita.
Che ricordo conservi degli anni trascorsi in Russia?
Sono stati anni intensi e ricchi di soddisfazioni. Abbiamo vinto diversi trofei e costruito un gruppo molto forte. All’inizio non è stato semplice adattarsi al clima e alla lingua, ma il calcio mi ha aiutato a superare ogni difficoltà.
Hai giocato anche nell’Olympiakos. Cosa ha rappresentato quell’esperienza?
L’Olympiakos è un club con una tifoseria straordinaria. In Grecia ho vissuto momenti molto belli e ho avuto la possibilità di lottare ancora per obiettivi importanti. Sentire il sostegno dei tifosi in ogni partita era una grande emozione.
Tra i tuoi successi c’è anche la Copa América del 2004 con il Brasile. Quanto è stato importante indossare la maglia della nazionale?
Rappresentare il Brasile è uno dei più grandi onori per un calciatore. Vincere la Copa América è stato qualcosa di indimenticabile. Quando indossi quella maglia senti una responsabilità enorme, ma anche un orgoglio difficile da descrivere.
Qual è stato il momento più difficile della tua carriera?
Un calciatore attraversa sempre momenti complicati: infortuni, cambi di squadra, periodi in cui gioca meno. La cosa più importante è non perdere la fiducia. Il calcio mi ha insegnato a essere paziente e a non arrendermi mai.
Che consiglio daresti ai giovani che sognano di diventare professionisti?
Direi loro di studiare, allenarsi con serietà e rispettare sempre le persone. Il talento è importante, ma da solo non basta. Servono disciplina, umiltà e una grande forza mentale.
Come vorresti essere ricordato dai tifosi?
Come un giocatore che ha sempre dato tutto in campo e che ha rispettato ogni squadra nella quale ha giocato. I trofei sono importanti, ma lo sono ancora di più i rapporti umani e l’affetto delle persone.
Una carriera oltre i confini
Il percorso di Dudu Cearense racconta la storia di un calciatore capace di adattarsi a campionati, lingue e culture differenti. Dal Brasile all’Europa, passando per il Giappone e Israele, il centrocampista ha costruito la propria carriera grazie alla tecnica, alla forza fisica e alla personalità.
Dietro i successi, però, rimane soprattutto il percorso umano di un ragazzo partito da Fortaleza con un sogno e diventato protagonista sui campi internazionali.
«Il calcio mi ha dato molto», conclude Dudu. «Mi ha permesso di conoscere il mondo, vincere trofei e incontrare persone speciali. Per questo sarò sempre riconoscente».
