SANITÀ, L’ITALIA ULTIMA NEL G7 PER SPESA PUBBLICA IN RAPPORTO AL PIL: IL CONTO È DI 36 MILIARDI

Il rapporto GIMBE basato sui dati internazionali fotografa una distanza crescente rispetto agli altri grandi Paesi. Il problema non sono soltanto i bilanci: quando il finanziamento diminuisce, il rischio è che aumentino liste d’attesa e ricorso alla sanità privata.

La sanità italiana continua ad essere uno dei grandi paradossi nazionali.

Un sistema universalistico che continua a rappresentare una delle conquiste sociali più importanti del Paese, ma che deve confrontarsi con risorse sempre più sotto pressione.

Secondo l’analisi della Fondazione GIMBE, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2% del PIL, rispetto al 6,3% dell’anno precedente. 

Il dato colloca l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica rapportata al prodotto interno lordo secondo il confronto presentato da GIMBE.

La media dei Paesi OCSE e dell’Unione europea presa a riferimento è invece intorno al 7,1%

Una distanza da 36 miliardi

Secondo le elaborazioni della Fondazione, per riportare l’Italia sui livelli medi di finanziamento considerati nel confronto servirebbero circa 36 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno

Una cifra enorme.

Ma il significato del dato emerge soprattutto quando viene tradotto nella quotidianità.

Finanziamento significa medici.

Significa infermieri.

Significa apparecchiature diagnostiche, pronto soccorso, interventi chirurgici e soprattutto disponibilità di prestazioni.

Il vero confine sono le liste d’attesa

La qualità clinica della sanità italiana rimane elevata in numerosi settori.

Il problema è sempre più spesso accedervi nel momento in cui serve.

Quando una visita diagnostica viene proposta molti mesi dopo la richiesta, il cittadino che dispone delle risorse economiche tende a rivolgersi al privato.

Chi non può permetterselo aspetta.

Ed è esattamente qui che nasce il rischio più delicato: trasformare progressivamente un sistema universalistico in una sanità a due velocità.

Una per chi può pagare immediatamente.

L’altra per chi deve aspettare.

Una scelta inevitabilmente politica

Il dibattito non può naturalmente ridursi alla semplice richiesta di aumentare la spesa.

Occorre anche discutere di efficienza, organizzazione regionale, medicina territoriale, appropriatezza delle prestazioni e utilizzo delle nuove tecnologie.

Ma il dato resta.

Se l’Italia decide di mantenere un sistema sanitario pubblico universalistico, deve stabilire quante risorse intende effettivamente destinargli.

Perché un diritto scritto sulla carta perde progressivamente valore quando diventa troppo difficile esercitarlo.