(Tratto dal volume Il nuovo ordine mondiale. Idea per un Secondo Rinascimento Italiano)

Argomentare questa tesi Un’ipotesi alternativa alla Guerra Totale potrebbe essere quella secondo cui le guerre (in particolare quelle attuali in Ucraina e Medio Oriente/Iran) non si concluderanno con la classica vittoria militare, ma per sfinimento sistemico e crisi globale, che si fonda su una “prospettiva di realismo ecologico-economico” e sulla “teoria dei sistemi complessi significa dimostrare come il costo della prosecuzione del conflitto superi esponenzialmente qualsiasi beneficio geopolitico ottenibile, portando al collasso non dei singoli contendenti, ma dell’ecosistema globale che permette a queste guerre di essere combattute.
Nella storia militare tradizionale, una guerra finisce quando una parte annienta o piega la volontà politica dell’altra. Tuttavia, nei conflitti ad alta intensità in corso nel XXI secolo, la globalizzazione economica e finanziaria fa sì che non esistano vincitori isolati. Le ragioni sono molteplici.
La produzione di munizioni, missili avanzati e droni dipendono da catene di approvvigionamento globali (terre rare, semiconduttori, energia). Un conflitto prolungato erode queste risorse alla fonte. Inoltre, i paesi direttamente o indirettamente coinvolti accumulano deficit fiscali record per sostenere lo sforzo bellico o per proteggere le proprie economie dalla mancanza di energia.
Un conflitto prolungato in aree strategiche come il Medio Oriente (con implicazioni dirette sull’Iran e sulle rotte commerciali globali come lo Stretto di Hormuz) e l’Ucraina (snodo cruciale per grano e fertilizzanti) innesca una reazione a catena. L’aumento dei costi energetici e dei trasporti si traduce in un’inflazione persistente che impoverisce le classi medie e lavoratrici a livello globale. I paesi del Sud Globali, i più vulnerabili, subiscono carenze e rincari che generano instabilità politica interna, flussi migratori di massa e tensioni geopolitiche collaterali. Con il risultato che il sistema economico internazionale entra in uno stato di recessione strutturale permanente, rendendo impossibile per i governi continuare a finanziare la spesa militare senza rischiare rivolte interne o il fallimento dello Stato.
Man mano che la crisi globale morde, le potenze garanti o finanziatrici dei conflitti (come gli Stati Uniti e l’Unione Europea) dovranno affrontare una crescente pressione interna. Il deterioramento delle infrastrutture, la sanità e il costo della vita spingono i cittadini a rifiutare il sostegno a guerre lontane e interminabili. Un mondo in crisi globale deve fare i conti con eventi metereologici estremi, pandemie o crisi finanziarie sistemiche che richiedono risorse immediate, distogliendole dai teatri di guerra. Con il risultato che si verifica un “taglio dei viveri” diplomatico e finanziario ai contendenti, i quali, privati del supporto esterno, si trovano costretti a un cessate il fuoco per mera sopravvivenza.
Nel saggio economico e filosofico sul collasso delle civiltà, Joseph Tainter (The Collapse of Complex Societies) spiega che la complessità sociale ha un costo energetico ed economico crescente. Quando il costo per mantenere in vita una struttura complessa (come uno sforzo bellico prolungato) supera i benefici che essa produce, allora la società entra in una fase critica di semplificazione forzata. Se la crisi globale riduce l’energia e le risorse disponibili al di sotto della soglia critica, allora la guerra semplicemente si spegne per mancanza di combustibile materiale e sociale, indipendentemente dalla volontà dei leader politici.
In sintesi, l’ipotesi non militare si regge sul paradosso per cui la tecnologia e l’interconnessione globale hanno reso la guerra totale così costosa da non poter essere vinta da nessuno, trasformandola in una cancrena che consuma il pianeta Terra e l’economia mondiale fino a imporre una tregua non negoziata, dettata unicamente dalla sopravvivenza biologica ed economica dell’umanità.
Le due ipotesi sul futuro dell’umanità sono entrambe plausibili. Quale delle due è più probabile? La prima ipotesi, militare, dipende dall’inasprimento delle guerre con il conseguente coinvolgimento di altre potenze come la Cina e la Russia. I tempi per la formazione militare dei due imperi (occidentale e orientale) sono lunghi e imprevedibili. La seconda ipotesi, per sfinimento sistemico e crisi globale, paradossalmente può verificarsi in tempi brevi, se il presidente Donald Trump decidesse di non porre fine della guerra con l’Iran.
