The Dog Stars, Ridley Scott racconta il caos

Nel film post-apocalittico con Jacob Elordi, Josh Brolin e Margaret Qualley, il regista riflette sulle paure del presente e celebra il cinema italiano.

Nel mondo devastato di The Dog Stars, Ridley Scott non immagina soltanto la fine della civiltà: osserva il nostro presente, ne amplifica le contraddizioni e trasforma le inquietudini contemporanee in un racconto di sopravvivenza, paura e speranza. Il nuovo film del regista britannico, intitolato in Italia The Dog Stars – Le Stelle dopo la Fine, arriverà nelle sale italiane il 26 agosto, mentre l’uscita statunitense è fissata al 28 agosto 2026.

Tratto dall’omonimo bestseller pubblicato nel 2012 dallo scrittore statunitense Peter Heller, tornato nelle librerie italiane per Bompiani, il film riunisce un cast di primo piano: Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Allison Janney e Benedict Wong. La sceneggiatura porta la firma di Mark L. Smith, già autore di storie nelle quali la natura estrema e l’istinto di sopravvivenza mettono l’uomo davanti alla propria fragilità.

Per Scott, tuttavia, l’apocalisse non è soltanto uno spettacolo cinematografico. È una lente attraverso cui interrogare il nostro tempo.

The Dog Stars e il riflesso delle crisi globali

La storia è ambientata nel 2035, nei pressi di Eerie, in Colorado. Una letale epidemia influenzale ha decimato la popolazione mondiale, mentre molti dei sopravvissuti devono convivere con una grave malattia del sangue. Le città sono diventate territori abbandonati e la civiltà, privata delle proprie certezze, è ridotta a piccoli nuclei umani dominati dalla diffidenza.

In questo scenario vive Hig, interpretato da Jacob Elordi, giovane pilota che ha trovato rifugio in un aeroporto deserto insieme a Bangley, veterano di guerra dal carattere duro e pragmatico al quale presta il volto Josh Brolin.

I due hanno costruito una fattoria isolata, organizzata come una fortezza. Bangley considera ogni spostamento un pericolo e ogni sconosciuto una potenziale minaccia. Hig, invece, continua a cercare qualcosa oltre la semplice sopravvivenza. Accompagnato dal fedele cane Jasper, sorvola il territorio con il proprio aereo, consegna provviste a una comunità mennonita e prova a intercettare segnali della presenza di altri esseri umani.

Una misteriosa trasmissione radiofonica e un atterraggio inatteso lo conducono in un canyon, dove incontra il diffidente Pops, interpretato da Guy Pearce, e sua figlia Cima, affidata a Margaret Qualley. Sarà l’inizio di una scoperta capace di mettere in discussione il fragile equilibrio costruito dai protagonisti.

La trama utilizza gli elementi classici del cinema post-apocalittico, ma li piega a una domanda profondamente umana: quando tutto sembra perduto, è ancora possibile scegliere la fiducia?

Ridley Scott: «L’intrattenimento deve far riflettere»

Durante la conferenza stampa internazionale, Ridley Scott ha collegato apertamente l’universo narrativo del film alle emergenze del presente: guerre, epidemie, cambiamento climatico e instabilità globale.

Il regista ha spiegato di seguire quotidianamente i notiziari internazionali e di riconoscere, dietro la finzione cinematografica, fenomeni che appartengono già alla realtà. Secondo Scott, una parte della società continua a vivere ignorando pericoli evidenti, quasi indossando dei paraocchi davanti alle trasformazioni ambientali e alle calamità che attraversano numerosi Paesi.

The Dog Stars, tuttavia, non nasce con l’ambizione di diventare un documentario o un manifesto politico. Il primo dovere del cinema, nella visione del regista, resta quello di coinvolgere il pubblico. Ma l’intrattenimento, quando è autentico, non può esaurirsi nella distrazione: deve lasciare una domanda, provocare una reazione e continuare a parlare allo spettatore anche dopo la fine della proiezione.

È una concezione coerente con l’intera filmografia di Scott. Da Alien a Blade Runner, fino a Il gladiatore e The Martian, il cineasta ha spesso collocato l’essere umano all’interno di mondi ostili, costringendolo a misurarsi con la paura, il potere, la solitudine e il desiderio di non arrendersi.

Un’apocalisse attraversata dalla speranza

Pur muovendosi in uno scenario cupo, il film non rinuncia all’empatia e all’umorismo. Sono proprio questi elementi a impedire che la storia si trasformi in una semplice successione di pericoli e combattimenti.

Scott osserva il comportamento umano nel momento in cui le regole sociali vengono cancellate. Da una parte emerge l’istinto di difendersi, rappresentato soprattutto dalla disciplina militare di Bangley; dall’altra rimane il bisogno di incontrare qualcuno, di prendersene cura e di immaginare un futuro diverso, incarnato da Hig.

Il rapporto con Jasper assume così un significato centrale. Il cane non è soltanto il compagno del protagonista, ma il simbolo di una fedeltà che sopravvive alla dissoluzione del mondo. Nella relazione tra uomo e animale resta intatta una forma essenziale di fiducia, forse l’ultima capace di resistere alla paura.

La produzione presenta infatti il film come una storia nella quale sopravvivere è un istinto, mentre conservare la propria umanità è una scelta. È questo il nucleo morale dell’opera: la fine della civiltà non coincide necessariamente con la fine dei sentimenti.

Alla presentazione londinese, anche lo scrittore Peter Heller ha espresso apprezzamento per l’adattamento cinematografico e per la fedeltà emotiva conservata rispetto al romanzo. Scott avrebbe scelto consapevolmente di valorizzare la dimensione della speranza, evitando di ridurre il racconto ai consueti meccanismi del genere apocalittico. (Reuters)

L’Italia trasformata nel Colorado del 2035

Una parte rilevante di The Dog Stars è stata realizzata in Italia. Le riprese hanno attraversato montagne, foreste e aree urbane del Friuli-Venezia Giulia, del Veneto, dell’Abruzzo e del Lazio.

Il paesaggio del Cansiglio, tra le Prealpi venete, ha offerto al film le sue distese boschive; altre sequenze sono state girate tra Bordano, Avezzano, Ovindoli, Manziana e Roma. Il quartiere Eur e gli studi di Cinecittà sono diventati parte di un’America del futuro segnata dall’abbandono e dalla catastrofe.

La lavorazione italiana non ha rappresentato soltanto una scelta produttiva. Per Ridley Scott è stata anche un’occasione per ricordare le radici della propria educazione cinematografica. Il regista ha indicato nel cinema italiano e francese una scuola persino più importante di Hollywood, sottolineando il ruolo svolto dai grandi autori europei nella formazione del suo immaginario.

Scott ha ricordato in particolare gli incontri con Federico Fellini e Sergio Leone. Di Fellini conserva l’immagine di un uomo orgoglioso dei propri set monumentali, capace di accompagnarlo tra scenografie dominate da una nave gigantesca e da enormi strutture meccaniche. Un ricordo personale che restituisce il clima di una Cinecittà nella quale l’immaginazione poteva assumere dimensioni architettoniche.

Secondo il cineasta britannico, l’Italia ha in parte smarrito quella grande tradizione, ma sta mostrando segnali di ripresa. Anche Jacob Elordi ha sottolineato il fascino degli studi romani e la sensazione di trovarsi in un luogo ancora attraversato dalla presenza di Fellini e dalla memoria del grande cinema. (Adnkronos)

Da Blade Runner a una nuova umanità possibile

Il pessimismo di Scott ha radici lontane. Il regista ha ricordato le durissime critiche ricevute all’uscita di Blade Runner, divenuto in seguito uno dei film più influenti della storia della fantascienza. Quell’esperienza gli avrebbe insegnato a non lasciarsi condizionare né dagli elogi né dalle stroncature.

Anche in The Dog Stars ritorna la domanda che attraversava il capolavoro del 1982: che cosa rende davvero umano un essere vivente? Se allora il confine passava attraverso il rapporto tra uomini e replicanti, oggi si misura nella capacità di mantenere empatia e solidarietà in un mondo governato dalla paura.

Con questo film Ridley Scott torna alla fantascienza senza limitarsi alla spettacolarità della catastrofe. La fine del mondo diventa il punto di partenza per raccontare il bisogno di comunità, la ricerca di un legame e la possibilità di credere ancora nel futuro.

Nel caos di The Dog Stars, il vero pericolo non è soltanto l’epidemia che ha cancellato la società. È la tentazione di rinunciare agli altri. Ed è proprio contro questa solitudine che il cinema di Scott prova ancora una volta a costruire la propria, inquieta forma di speranza.