La Notte della Taranta torna a Melpignano con Ermal Meta, l’omaggio agli 80 anni della Repubblica e il debutto internazionale in Eurovisione.
La forza ancestrale della pizzica incontra il linguaggio del presente, attraversa idealmente il Mediterraneo e diventa una dichiarazione di libertà. Sabato 22 agosto Melpignano, nel cuore della Grecìa Salentina, ospita la Notte della Taranta 2026, ventinovesima edizione di un evento capace di trasformare la tradizione popolare in un grande racconto collettivo. A guidare l’Orchestra Popolare sarà Ermal Meta, maestro concertatore di un appuntamento che, per la prima volta, entrerà nel circuito dell’Eurovisione.

Il Concertone si aprirà con una versione strumentale dell’Inno di Mameli, riarrangiata dallo stesso Meta per celebrare gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Non un semplice prologo istituzionale, ma un richiamo alla libertà conquistata attraverso il sacrificio di partigiani e antifascisti e consegnata alle generazioni successive come responsabilità civile.
La serata sarà trasmessa in diretta dalle 21.20 su Rai 3, RaiPlay, Rai Radio 2 e San Marino RTV, con la conduzione di Ema Stokholma e Aurora Leone. L’ingresso nel circuito dell’European Broadcasting Union consentirà al Concertone di superare i confini nazionali e di presentarsi al pubblico europeo come espressione viva della cultura mediterranea. La Fondazione La Notte della Taranta ha definito questo passaggio una tappa significativa nella storia della manifestazione.
La Notte della Taranta 2026 celebra la libertà
Al centro dell’edizione c’è una riflessione sull’identità mediterranea, intesa non come una forma immobile e incontaminata, ma come il risultato di attraversamenti, migrazioni, incontri e reciproche influenze. Un’identità “imperfetta”, dunque, proprio perché continuamente trasformata dai popoli che hanno solcato quel mare, lasciando parole, ritmi, memorie e ferite.
Il Salento diventa così il punto di partenza di una narrazione più ampia. Le sue radici non vengono custodite dietro una teca, ma affidate alla musica affinché possano ancora interrogare il presente. La pizzica, nata dentro una storia comunitaria segnata dal lavoro, dal dolore e dal bisogno di liberazione, torna a essere un linguaggio capace di parlare di ingiustizie, appartenenza e dignità.
Questa visione trova espressione nel brano inedito “Nu simu nienti”, cioè “Non siamo niente”, firmato da Ermal Meta. Il titolo possiede la durezza di una constatazione, ma anche la forza morale di una presa di posizione. La canzone guarda alle popolazioni semplici minacciate da interessi più grandi, alle comunità che rischiano di perdere la propria terra e a quanti si oppongono alla distruzione dei luoghi nei quali hanno costruito la loro storia.
Meta ha spiegato che il brano nasce da ciò che accade sempre più frequentemente nel mondo, quando grandi poteri tentano di appropriarsi di territori appartenenti alle persone. Un messaggio politico nel senso più alto del termine: non legato a uno schieramento, ma alla difesa dell’essere umano, della sua casa e del diritto a non essere cancellato.
L’Inno di Mameli e gli 80 anni della Repubblica
L’apertura affidata all’Inno di Mameli colloca la serata dentro la memoria democratica del Paese. Il presidente della Fondazione La Notte della Taranta, Massimo Bray, ha ricordato il significato della scelta referendaria del 2 giugno 1946 e il ruolo di quanti riconobbero nella nascita della Repubblica “l’odore della libertà”.
L’arrangiamento strumentale preparato da Ermal Meta sarà quindi un omaggio agli ottant’anni trascorsi da quella svolta storica. La celebrazione non assume il carattere di una cerimonia separata dallo spettacolo: entra, invece, nel tessuto musicale della serata e lega la festa popolare ai valori costituzionali.
La Repubblica e la pizzica sembrano appartenere a due universi differenti, ma condividono una medesima sostanza: entrambe vivono attraverso la partecipazione. La prima ha bisogno di cittadini consapevoli; la seconda esiste perché una comunità continua a suonarla, danzarla e reinterpretarla.
Ermal Meta tra migrazione e Mediterraneo
La scelta di Ermal Meta come maestro concertatore appare coerente con il tema dell’edizione. Nato a Fier, in Albania, e cresciuto a Bari, dove arrivò a tredici anni durante il grande esodo seguito alla caduta del regime comunista, l’artista porta con sé una biografia segnata dall’attraversamento dell’Adriatico e dall’accoglienza ricevuta in Puglia.
La sua esperienza personale incontra dunque la natura profonda della manifestazione: una cultura che non difende la propria identità chiudendosi, ma la rafforza aprendosi al dialogo. Meta, già ospite del Concertone nel 2025, torna a Melpignano dopo mesi di lavoro con l’Orchestra Popolare, dedicati alla rielaborazione di pizziche, stornelli, canti d’amore, di lavoro e di lontananza nelle parlate salentina e grika.
Il risultato annunciato è un impasto sonoro nel quale il repertorio tradizionale conserva la propria fisionomia, pur entrando in relazione con il rock, il cantautorato e le altre culture musicali del Mediterraneo. Non una sovrapposizione artificiale, ma una commistione che riflette la stessa storia della Puglia.
Alessandra Amoroso, Levante e le voci del Concertone
Il programma riunisce interpreti italiani e internazionali chiamati a misurarsi con il repertorio salentino. Alessandra Amoroso canterà “Santu Paulu”, uno dei brani simbolo della Notte della Taranta, mentre Levante interpreterà “Beddha ci dormi” in una versione dalla sensibilità lirica. La cantautrice siciliana ha descritto la partecipazione come un riconoscimento legato a quel “fuoco del Sud” che sente di portare con sé. Il programma ufficiale del Concertone conferma inoltre la presenza di Maria Mazzotta, Gisela João, Giulia Vecchio e Welo.
Maria Mazzotta porterà sul palco la profondità di una ricerca vocale intimamente legata alla musica popolare. Giulia Vecchio sarà protagonista con “L’acqua de la funtana”, mentre il salentino Welo proporrà “Core meu”, contaminando il brano con accenti rock and roll. Al cast si aggiunge Sayf, voce di una generazione che racconta identità, periferie e incroci culturali.
Particolarmente significativo sarà l’incontro con Gisela João, interprete portoghese di fado. La cantante ha individuato una parentela emotiva fra due tradizioni apparentemente distanti: la pizzica è più fisica e corporea, il fado maggiormente raccolto, ma entrambi nascono dalla vita delle persone e raccontano amore, dolore e nostalgia.
Le coreografie saranno firmate da Fredy Franzutti, chiamato a rielaborare l’immaginario della danza popolare nel rispetto della sua memoria storica. I visual di Studio ProDesign integreranno inoltre “Tarantype”, l’alfabeto creato da Lorenzo Marini traendo ispirazione dalle cementine mediterranee.
Una tradizione che rifiuta di diventare museo
Secondo Roberto Sergio, direttore generale della Rai, il Concertone ha saputo trasformare il linguaggio musicale tradizionale in una forma contemporanea capace di raggiungere generazioni diverse. Il debutto in Eurovisione amplia questa vocazione: la festa di Melpignano diventa una finestra internazionale sulla cultura salentina e, nello stesso tempo, un esempio di servizio pubblico affidato alla musica.
Anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha indicato la Notte della Taranta come uno dei patrimoni immateriali più importanti del territorio. Custodirlo, ha sottolineato, non significa ridurlo a un simulacro del passato, ma conservarne la vitalità e trasmetterlo ai giovani.
È questa la sfida più autentica della Notte della Taranta 2026: proteggere le radici senza trasformarle in reliquie, accogliere linguaggi differenti senza smarrire la propria voce. Quando il tamburello inizierà a scandire il ritmo e il piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani diventerà un unico corpo danzante, Melpignano non celebrerà soltanto una tradizione. Ricorderà che la cultura popolare resta viva quando sa diventare incontro, coscienza e libertà.
