Nel maggio 2026 sono state presentate in Italia 11.438 domande di protezione internazionale, più che in Spagna, Francia e Germania. Un dato che cambia gli equilibri europei, mentre nel complesso le richieste d’asilo nell’area EU+ risultano in diminuzione rispetto a un anno fa.
L’Italia diventa il principale Paese europeo per numero di domande d’asilo presentate nel mese di maggio 2026. Non si tratta di una stima politica né di una proiezione: il dato emerge dalle statistiche dell’European Union Agency for Asylum, EUAA, l’agenzia dell’Unione europea che monitora l’andamento delle richieste di protezione internazionale.
Nel solo mese di maggio sono state registrate in Italia 11.438 domande di asilo, contro le 8.235 della Spagna. La differenza tra i due Paesi supera quindi le 3.200 richieste.

È un cambiamento particolarmente interessante perché modifica una graduatoria che soltanto pochi mesi prima vedeva la Spagna davanti all’Italia.
Dalla Spagna all’Italia: cosa è cambiato
Nel corso dell’intero 2025, infatti, la Spagna era risultata il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di prime domande d’asilo: 141.035, pari a circa il 21% del totale europeo.
L’Italia occupava il secondo posto con 126.635 richiedenti, davanti a Francia e Germania.
La situazione ha iniziato però a cambiare nei primi mesi del 2026.
A gennaio la distanza era ancora minima: la Spagna registrava 10.860 prime richieste, contro le 10.660 italiane.
Ad aprile il sorpasso era già avvenuto. Secondo Eurostat, l’Italia aveva registrato 9.710 prime domande, davanti a Francia con 8.645, Spagna con 8.350 e Germania con 6.140.
Il dato di maggio rafforza quindi una tendenza che non sembra più limitata a un singolo episodio statistico.
Un primato italiano mentre l’Europa rallenta
L’aspetto forse più significativo è che il primato italiano arriva in una fase in cui, complessivamente, la pressione delle domande di asilo sull’Europa si sta riducendo.
Non siamo quindi di fronte semplicemente a una crescita uniforme delle richieste in tutti i Paesi europei.

Sta cambiando soprattutto la loro distribuzione geografica.
L’Italia assume un peso maggiore mentre alcuni degli Stati che tradizionalmente ricevevano grandi quantità di richieste, Germania in particolare, stanno registrando numeri più contenuti.
Questo significa che il dibattito europeo sulla migrazione non riguarda soltanto quante persone arrivano nell’Unione, ma anche quali Paesi devono gestire concretamente le procedure di identificazione, accoglienza e valutazione delle richieste di protezione.
Chi chiede asilo in Italia
Anche la composizione delle richieste aiuta a comprendere ciò che sta avvenendo.
Da tempo l’Italia rappresenta una delle principali destinazioni europee per i cittadini del Bangladesh che chiedono protezione internazionale.
Già nella prima metà del 2025 circa tre quarti delle domande presentate da cittadini bangladesi nell’area EU+ erano state depositate proprio in Italia. L’EUAA aveva inoltre rilevato un collegamento significativo tra queste richieste e gli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale.
Ma il quadro migratorio è più complesso.
Tra i gruppi che negli ultimi anni hanno presentato numerose domande in Italia compaiono anche cittadini provenienti da Pakistan, Egitto, Perù e altri Paesi, con dinamiche molto differenti tra loro.
Non tutte le persone che presentano domanda, infatti, raggiungono necessariamente l’Italia attraverso uno sbarco nel Mediterraneo.
Richiedenti asilo, migranti e sbarchi: tre numeri diversi
È probabilmente il punto più importante per leggere correttamente queste statistiche.
Una domanda d’asilo non equivale a uno sbarco.
Il numero delle persone che arrivano irregolarmente sulle coste italiane e quello delle persone che successivamente presentano una richiesta di protezione internazionale sono indicatori differenti.
Allo stesso modo, presentare domanda d’asilo non significa ottenere automaticamente lo status di rifugiato.
Ogni richiesta deve essere esaminata dalle autorità competenti, che possono riconoscere una forma di protezione oppure respingere la domanda sulla base delle condizioni previste dalla normativa.
Nel 2025, complessivamente, i Paesi dell’Unione europea hanno riconosciuto una forma di protezione a 361.325 richiedenti, un numero inferiore del 17,5% rispetto al 2024.
Confondere questi diversi indicatori rischia quindi di produrre una fotografia distorta del fenomeno.
La pressione sul sistema italiano
Dietro ai numeri esiste poi una questione molto concreta: la capacità del sistema italiano di gestire le richieste.
L’EUAA opera direttamente anche in Italia per sostenere le autorità nelle procedure di asilo e nell’organizzazione dell’accoglienza.
Tra gli interventi previsti figurano il supporto alle procedure accelerate di frontiera, la distribuzione regionale dei richiedenti e una particolare attenzione ai minori non accompagnati.
Il tema riguarda inevitabilmente Prefetture, Comuni, strutture di accoglienza, Commissioni territoriali e risorse economiche.
Più richieste significano infatti più pratiche da esaminare, maggior necessità di personale e tempi amministrativi che devono essere mantenuti sotto controllo.
Il nuovo Patto europeo sulla migrazione
Il dato italiano arriva inoltre in un momento delicato per Bruxelles.
L’Unione europea sta modificando profondamente il proprio sistema migratorio attraverso l’attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo, che punta a rendere maggiormente coordinate le politiche dei diversi Stati membri.
Parallelamente si sta rafforzando il confronto sulle procedure accelerate, sui rimpatri e sulla definizione dei cosiddetti Paesi di origine sicuri.
È quindi probabile che il nuovo peso assunto dall’Italia nelle statistiche sulle domande di protezione internazionale diventi anche un argomento politico nel confronto con Bruxelles e con gli altri governi europei.
Una fotografia che racconta un’Europa diversa
Il dato di maggio non consente da solo di stabilire come terminerà il 2026.
Una singola mensilità deve sempre essere inserita all’interno di una tendenza più lunga.
Ma il confronto con gennaio e aprile mostra qualcosa di significativo: l’Italia è progressivamente passata dal secondo al primo posto tra le principali destinazioni europee delle domande di asilo.
Se questa dinamica proseguirà nei prossimi mesi, il 2026 potrebbe segnare un cambiamento importante nella geografia europea dell’immigrazione.
Ed è probabilmente questa la vera notizia.
Non soltanto quanti migranti stanno chiedendo protezione in Europa, ma dove stanno scegliendo — o sono costretti — a farlo.
