Il problema non è trovare un nuovo volto. È raccogliere l’eredità di un linguaggio televisivo costruito in oltre vent’anni di servizio pubblico.
Ci sono programmi televisivi che cambiano conduttore senza lasciare traccia. E ce ne sono altri che finiscono inevitabilmente per identificarsi con chi li ha guidati per anni. Chi l’ha visto? appartiene a questa seconda categoria.
L’annunciato passo indietro di Federica Sciarelli, dopo oltre vent’anni alla conduzione, apre una riflessione che va ben oltre il nome di chi prenderà il suo posto. La vera domanda non è chi sarà il prossimo conduttore, ma come si raccoglie l’eredità di un programma che ha costruito la propria credibilità sul rigore giornalistico, sull’umanità e sul servizio pubblico.

Quando Chi l’ha visto? nacque nel 1989, con Donatella Raffai, la missione era chiara: dare un volto alle persone scomparse e una speranza alle loro famiglie. Era una televisione essenziale, diretta, che metteva al centro gli appelli e la collaborazione dei telespettatori. Negli anni successivi il programma attraversò diverse fasi di trasformazione, fino all’arrivo di Federica Sciarelli, che seppe restituirgli una nuova identità editoriale e riportarlo al centro dell’interesse del pubblico.
La Sciarelli non ha semplicemente condotto una trasmissione. Ha accompagnato l’evoluzione di un linguaggio televisivo.
In oltre vent’anni ha dimostrato che è possibile raccontare il dolore senza trasformarlo in spettacolo, affrontare la cronaca con fermezza senza perdere il rispetto per le persone coinvolte e costruire un rapporto di fiducia con il pubblico senza mai inseguire il clamore.
Il suo stile è stato riconoscibile fin dalla prima puntata. Autorevole senza essere autoritaria. Empatica senza risultare invadente. Determinata quando le circostanze lo richiedevano, ma sempre guidata dalla ricerca dei fatti.
Anche nei confronti degli ospiti più difficili non ha mai rinunciato a porre domande scomode o a pretendere risposte chiare, dimostrando che il giornalismo televisivo può mantenere la propria autonomia anche davanti alle situazioni più complesse.
Nel frattempo anche la televisione è cambiata.
La cronaca nera è entrata sempre più spesso nei palinsesti, sono nati programmi d’approfondimento e talk show che hanno fatto del racconto dei grandi casi giudiziari uno dei loro punti di forza. Anche Chi l’ha visto? si è evoluto, ampliando i propri contenuti e seguendo le vicende che hanno segnato il dibattito pubblico.
Eppure non ha mai smarrito la propria missione originaria: essere un ponte tra chi cerca risposte e chi può contribuire a trovarle.
È forse questo il motivo per cui il programma continua a occupare un posto speciale nella televisione italiana.
Federica Sciarelli non ha mai avuto bisogno di costruire un personaggio. Non ha trasformato la sua presenza televisiva in una continua esposizione mediatica, né ha cercato altri palcoscenici per alimentare la popolarità del programma.
Ha lasciato che fosse il lavoro a parlare per lei, dimostrando che la credibilità si conquista con la coerenza e con il tempo.
Per questo oggi la Rai si trova davanti a una scelta delicata.
La tentazione potrebbe essere quella di affidare Chi l’ha visto? a un volto già molto conosciuto. Ma forse la risposta è un’altra.
Forse il programma non ha bisogno di una celebrità. Ha bisogno di una persona che ne conosca profondamente il linguaggio, il metodo di lavoro e il rapporto costruito negli anni con il pubblico. Qualcuno che abbia respirato quella redazione, che ne condivida i valori e che sappia raccogliere un testimone così impegnativo senza cercare di imitare chi l’ha preceduto.
Ogni grande programma televisivo attraversa, prima o poi, un momento di cambiamento. È accaduto in passato e accadrà ancora. Ma esistono trasmissioni che riescono a sopravvivere ai loro protagonisti solo se rimangono fedeli alla loro identità.
Se il futuro di Chi l’ha visto? saprà custodire il rigore, l’umanità e il senso del servizio pubblico che Federica Sciarelli ha trasmesso in oltre vent’anni di conduzione, allora il passaggio di testimone non rappresenterà una fine, ma l’inizio di una nuova stagione.
Perché i grandi programmi non vivono solo del volto che li conduce. Vivono della fiducia che riescono a costruire con il loro pubblico. E quella, come insegna la storia della migliore televisione italiana, si conquista una puntata alla volta.
