Un’indagine rivela come gli italiani scelgano sempre più i capi in base a vestibilità, autenticità e sensazioni personali. Il negozio fisico resta il canale preferito per gli acquisti.
La moda cambia pelle. Se per decenni marchi prestigiosi, passerelle e tendenze hanno rappresentato il principale motore delle scelte d’acquisto, oggi gli italiani sembrano seguire una strada diversa: quella dell’autenticità. A orientare il guardaroba non sono più soltanto il logo cucito su un’etichetta o il capo più in voga della stagione, ma soprattutto il modo in cui un vestito fa sentire chi lo indossa.
È quanto emerge dalla recente indagine condotta da Teddy Group, uno dei principali operatori internazionali dell’abbigliamento con i brand Terranova, Calliope, Rinascimento e QB24, che ha coinvolto oltre 5.800 consumatori italiani appartenenti alle principali generazioni – Gen X, Millennials e Gen Z – per analizzare il rapporto tra moda, identità personale e benessere.

La bellezza nasce dal sentirsi bene
Il dato più significativo racconta una trasformazione culturale profonda. Alla domanda “La tua idea di bellezza passa da ciò che indossi?”, quasi il 44% degli intervistati risponde che la bellezza coincide innanzitutto con il sentirsi bene con sé stessi, mentre il 23,7% la identifica nella libertà di seguire il proprio stile senza piegarsi alle convenzioni.
Numeri che testimoniano un cambiamento importante nel modo di vivere la propria immagine. L’approvazione sociale continua ad avere un peso, ma non rappresenta più il principale parametro di riferimento. Al contrario, emergono valori come autenticità, benessere psicologico e libertà espressiva, elementi che trasformano la moda in uno strumento attraverso il quale raccontare la propria identità.
L’abbigliamento, dunque, smette di essere esclusivamente un fenomeno estetico e diventa un linguaggio personale, capace di riflettere emozioni, carattere e modo di vivere.

Moda e benessere: un legame sempre più forte
La ricerca evidenzia come vestirsi rappresenti oggi molto più di una semplice scelta estetica. Oltre l’83% degli intervistati afferma infatti che indossare abiti nei quali si riconosce contribuisce a migliorare il proprio stato d’animo.
Un dato che conferma come il rapporto con la moda abbia assunto una forte dimensione emotiva. Il guardaroba diventa così parte integrante del benessere quotidiano, contribuendo alla sicurezza personale e alla percezione positiva di sé.
In quest’ottica cambiano anche i criteri di acquisto.
La vestibilità rappresenta il fattore determinante per l’82,1% dei consumatori, mentre il 42,8% dichiara di scegliere un capo soprattutto per “come mi fa sentire”.
Al contrario, gli elementi tradizionalmente considerati centrali nel settore fashion perdono peso: appena il 3,5% ritiene decisivo acquistare un capo perché di tendenza, mentre soltanto l’1,9% sceglie principalmente in funzione del marchio.
Un segnale chiaro che fotografa un consumatore più consapevole, meno influenzato dall’apparenza e maggiormente orientato verso il valore personale dell’esperienza.

Il negozio fisico continua a essere protagonista
Nonostante la costante crescita dell’e-commerce e delle piattaforme digitali, il punto vendita tradizionale conserva un ruolo centrale nelle abitudini degli italiani.
Secondo la survey, il 77,6% degli intervistati preferisce acquistare direttamente nei negozi fisici.
Una scelta che conferma come lo shopping continui a rappresentare un’esperienza concreta e sensoriale. Toccare i tessuti, verificare la qualità dei materiali, provare la vestibilità e osservare direttamente i capi rimangono aspetti fondamentali del processo decisionale.
Il negozio non è soltanto un luogo di acquisto, ma uno spazio nel quale vivere un’esperienza personale capace di rafforzare il rapporto tra consumatore e prodotto.
La moda accessibile come espressione dell’identità
Tra gli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca vi è anche il ruolo della cosiddetta moda accessibile, sempre più percepita come uno strumento di espressione personale.
I consumatori utilizzano l’abbigliamento per costruire uno stile coerente con la propria personalità, indipendentemente dal prezzo o dal prestigio del marchio.
Le tendenze continuano a influenzare il mercato, ma acquistano valore soltanto quando aiutano le persone a sentirsi rappresentate e autentiche.
In questo scenario, la moda accessibile assume una funzione sociale oltre che commerciale: permette a ciascuno di raccontare sé stesso senza dover necessariamente inseguire il lusso o le griffe.
Teddy Group: «La relazione con l’abbigliamento è sempre più personale»
A sintetizzare il significato della ricerca è Matteo Lessi, Direttore Corporate Affairs & Communication di Teddy Group.
«Questa survey restituisce un messaggio molto chiaro: oggi il rapporto con la bellezza e con l’abbigliamento è sempre più personale. L’approvazione sociale continua certamente ad avere un ruolo, ma non è più l’unico elemento che orienta le scelte. Le persone cercano capi che le rappresentino, valorizzino la loro identità e il loro stile. Parlare di abbigliamento significa offrire la possibilità di sentirsi accolti, esprimere chi si è e costruire ogni giorno una relazione positiva con sé stessi e con gli altri.»
Una nuova cultura del vestire
I risultati della ricerca raccontano un cambiamento che va oltre il settore della moda. La scelta di un capo d’abbigliamento diventa sempre più un gesto identitario, legato al benessere personale piuttosto che al desiderio di conformarsi.
Brand e tendenze continuano a esercitare il loro fascino, ma il loro valore cresce soltanto quando riescono a interpretare le esigenze autentiche delle persone.
La moda contemporanea, quindi, sembra aver trovato una nuova direzione: non quella di imporre uno stile universale, ma di offrire strumenti attraverso cui ciascuno possa raccontare sé stesso. Un linguaggio fatto di comfort, libertà, vestibilità ed emozioni, dove il vero lusso non è apparire, ma sentirsi bene nella propria pelle.
