Esistono eventi capaci di ridefinire la geografia culturale di una città, momenti in cui lo spazio e il tempo si allineano per accogliere una verità non più rimandabile. La recente serata a Villa Ardizzone non è stata una semplice presentazione editoriale, ma l’atto di fondazione di un nuovo corso del sentire, propiziato dal debutto letterario di Nathan Romania di Piscopo: “QUESTA E’ L’ULTIMA… poi smetto… forse* (NABIS editrice). Sotto l’egida aristocratica e la squisita ospitalità delle sorelle Rosina e Lea Ardizzone, i saloni storici si sono spogliati di ogni algido formalismo per divenire teatro di una catarsi collettiva.

L’autrice, celata dietro il crittogramma d’arte che ne custodisce la memoria più sacra — il nome con cui il padre era solito evocarla —, ha operato una scelta radicale: spogliarsi delle vesti istituzionali per consegnare al mondo la nudità della propria anima. Al centro dell’opera, orchestrata magistralmente nel corso del dibattito dal giornalista Daniele Lo Porto nel ruolo di moderatore, pulsa la collisione fatale tra il rigore del potere romano e l’indomabile urgenza di una passione senza compromessi. È qui che il lutto affettivo si trasmuta e si riscatta nel magistero dell’’Accademia del Garbo, una visione etica riassunta dall’autrice con fiera e appassionata fermezza.
In questa architettura del riscatto, un ruolo di assoluta centralità è stato tributato alla figura materna. Attraverso un ringraziamento solenne e commosso, Nathan ha riconosciuto in lei la guida illuminata, l’origine di quella solida formazione necessaria per attraversare il gorgo della sofferenza e convertire il rischio della distruzione in un cammino di imperitura rinascita.
L’evento ha visto convergere una fitta costellazione di intelligenze e personalità giunte dalle grandi capitali della cultura italiana — da Milano a Roma, fino ai principali centri dell’Isola. Il parterre, di assoluto rilievo, ha visto alternarsi l’esegesi appassionata della Prof.ssa Liliana Nigro, i contributi autorevoli della già procuratrice Dott.ssa Marisa Scavo, del Sindaco di Sant’Agata Li Battiati Dott. Marco Rubino e del presidente del consiglio comunale di Catania Dott. Sebastiano Anastasi.

A conferire profondità speculativa all’incontro, lo psicologo Vincenzo Di Natale ha condotto l’uditorio lungo i crinali più complessi del rapporto di coppia e della solitudine, distinguendo con acume clinico la fiammata dell’emozione passeggera dalla strutturata persistenza del sentimento, mentre Monsignor Nicola (Nunzio Rimaudo), Vescovo ortodosso, ha tratteggiato l’alto magistero cavalleresco e la spiritualità dell’autrice. Ad arricchire la serata, un sublime connubio visivo offerto dalla Prof.ssa Nigro: una sfilata di costumi dedicati a Sant’Agata, realizzati dai giovani talenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania (Chiara Di Buono, Carmen Grasso, Clara Calogero, Anna Lembo, Emanuele Ricchiena e Rosa Platania), capaci di fondere la plasticità della moda con la sacralità della parola scritta davanti a oltre 150 ospiti rapiti.






Ma la vera misura del successo di Nathan Romania di Piscopo si avverte oggi oltre le mura dei salotti intellettuali. L’opera ha infatti innescato un fenomeno di costume straordinario, una rivoluzione che dalle città si è estesa fino ai confini della Trinacria. Sotto il sole di questa stagione, lungo le spiagge siciliane, il libro è divenuto un compagno d’estate onnipresente, un manifesto di carta e passione che si diffonde tra le mani dei bagnanti come un contagio benefico. È la realizzazione pratica della tesi più cara all’autrice: la necessità impellente di diffondere la cultura per ingentilire l’umano attraverso la buona lettura.
A Villa Ardizzone, dinanzi a una platea che ha portato con sé i propri inverni interiori, si è celebrato il trionfo della parola che cura: il segreto eterno di chi sa prendere le proprie cicatrici e, semplicemente, mostrarle alla luce.
