Ci sono autori che nascono dalla letteratura e poi cercano il mondo. Giacinto Cimolai appartiene alla categoria opposta: nasce dall’esperienza, dall’impresa, dal contatto con le fragilità reali delle persone, e soltanto dopo porta tutto questo nella scrittura. È questa la sua cifra più riconoscibile: non scrive per costruire un personaggio, ma per dare forma a un percorso. Nei suoi libri, nelle sue iniziative sociali e nella sua attività editoriale, il punto di partenza resta sempre lo stesso: l’essere umano posto davanti ai grandi nodi del nostro tempo — il benessere, il debito, l’integrazione, la crisi della politica, la ricerca di modelli economici più giusti.
Giacinto Cimolai nasce a Fontanafredda, in provincia di Pordenone, l’11 marzo 1958. Le biografie pubbliche lo presentano come imprenditore, fondatore di Comunità Etica, fondatore di Tutela Legale Etica e direttore editoriale della testata giornalistica CambiaMenti. Il suo interesse prevalente, oggi, viene ricondotto alla promozione di un nuovo modello economico. È una definizione sintetica, ma decisiva: Cimolai non è semplicemente un autore che tratta temi sociali; è un uomo che ha trasformato la riflessione sociale in progetto, organizzazione, azione pubblica e proposta culturale.

Il suo percorso personale e professionale passa inizialmente dal settore del benessere. Dal 1987 opera infatti in questo ambito, prima nella formazione professionale e poi nella gestione di centri benessere. Questo dato, apparentemente laterale, è invece fondamentale per comprendere la sua evoluzione: il benessere, in Cimolai, non resta mai un fatto estetico o individuale. Diventa progressivamente una domanda più ampia: come può stare bene una persona se vive in una società ingiusta, indebitata, frammentata, priva di comunità, priva di fiducia? Da qui nasce il passaggio dalla cura del corpo alla cura del legame sociale.
Una tappa importante è il 2010, anno in cui, secondo il profilo pubblicato da Città Futura, Cimolai incontra Stefania Murador e avvia una nuova fase della propria vita, legata al progetto sociale di Comunità Etica, di cui diventa presidente. Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto in tutta Italia. Non si tratta di un semplice contenitore associativo, ma di una visione: l’idea che la comunità non sia nostalgia del passato, bensì una possibile risposta moderna alla solitudine economica, alla precarietà, alla perdita di fiducia nelle istituzioni e alla disgregazione dei rapporti sociali.

Il centro di questa visione è il concetto di “Villaggio Diffuso”, tema al quale Cimolai dedica il libro Dal villaggio del sogno al villaggio diffuso. Nella descrizione dell’opera, l’autore parte da una domanda radicale: quante persone possono dirsi davvero appagate della vita che conducono? Da lì allarga lo sguardo all’Italia, all’Europa, al mondo, richiamando temi come inquinamento, criminalità, crisi finanziaria, emigrazione, disuguaglianze e sfruttamento del lavoro. La proposta del Villaggio Diffuso viene presentata come possibilità di fondare una società più etica, giusta, solidale, ecologica e umana.
Questa prospettiva permette di leggere Cimolai non soltanto come scrittore, ma come autore-progettista. Nei suoi testi la parola non rimane chiusa nella pagina: tende a farsi modello operativo, proposta collettiva, provocazione civile. La scrittura diventa uno strumento per ordinare il pensiero e per chiamare il lettore a una posizione. Non è una scrittura neutra, perché non nasce dal distacco; è una scrittura partecipe, che chiede di prendere atto di una crisi e di immaginare una via d’uscita.
Il primo ambito editoriale in cui Cimolai si misura è quello dello yoga. Con Jamuna Mishra firma Astanga Yoga. L’antica disciplina insegnata da un maestro indiano, pubblicato da Editoriale Programma. La scheda dell’opera chiarisce l’intento del libro: rendere comprensibili a un pubblico ampio concetti complessi dello yoga, spiegandone origini, contesto culturale e possibili parallelismi con la filosofia occidentale. Il testo viene presentato con un taglio laico, lontano dalle mode commerciali, e orientato a mostrare lo yoga come disciplina praticabile anche fuori dal contesto indiano, da persone di fedi e culture diverse.
Già in questo esordio si intravede un tratto che tornerà nelle opere successive: Cimolai cerca sempre un punto di incontro tra mondi diversi. Oriente e Occidente, spiritualità e razionalità, individuo e comunità, diritto e giustizia, accoglienza e regole. La sua scrittura procede spesso attraverso ponti: non si accontenta della denuncia, ma tenta di collegare sistemi di pensiero, esperienze concrete e domande collettive.

Il tema che più fortemente ha segnato la sua produzione recente è però il debito. Con Come liberarsi dall’indebitamento e ritrovare la serenità. In attesa del Giubileo del Debito, scritto con l’avvocato Silvio Orlandi e pubblicato da Brè Edizioni nel 2020, Cimolai affronta una delle questioni più dolorose e meno raccontate della società contemporanea: l’indebitamento di cittadini, famiglie, lavoratori autonomi e piccole imprese. Il libro viene presentato come un manuale di sopravvivenza per chi si trova intrappolato nelle maglie dell’ex Equitalia o delle banche, ma anche come strumento per capire ciò che accade nel Paese e prevenire situazioni di grave difficoltà economica.
Questo libro è importante perché mostra il lato più concreto della sua scrittura. Il debito, per Cimolai, non è solo una voce di bilancio: è una condizione psicologica, familiare, sociale. È paura, isolamento, vergogna, perdita di lucidità. Il titolo stesso contiene due parole decisive: “liberarsi” e “serenità”. Non si parla soltanto di tecnica finanziaria o legale, ma di recupero della dignità personale. Qui emerge una delle intuizioni centrali del suo pensiero: una società che lascia sole le persone davanti al debito produce non soltanto povertà economica, ma povertà morale, sfiducia e marginalità.
La stessa direzione viene approfondita in Libertà Senza Catene. Rompere il ricatto del debito con Stato e Banche, pubblicato da Cambiamenti Editore nel 2023. La descrizione dell’opera parla del debito come di una emergenza che attraversa il Paese, collegandolo alla povertà, al rapporto tra cittadini e istituzioni, alla pressione fiscale e bancaria. Il testo propone anche l’idea del “giubileo del debito”, richiamando antiche pratiche di remissione del debito e inserendo la questione economica in una prospettiva storica, etica e politica.
In questo passaggio Cimolai assume una posizione netta: il debito non può essere letto solo come colpa individuale. Certo, ogni persona è chiamata alla responsabilità; ma esistono anche sistemi che generano fragilità, procedure che schiacciano, squilibri che trasformano un problema economico in una condanna esistenziale. La sua scrittura diventa allora una forma di difesa culturale: prima ancora di offrire soluzioni, prova a restituire parola a chi spesso viene ridotto a pratica, cartella, posizione debitoria, numero.
Da questa sensibilità nasce anche Tutela Legale Etica, progetto fondato da Cimolai con l’obiettivo dichiarato di difendere coloro che sono afflitti dal debito. Le fonti pubbliche descrivono la realtà come impegnata nel supporto a cittadini e imprese in situazioni che vanno dal sovraindebitamento alla crisi d’impresa, passando per analisi di posizioni bancarie e fiscali. È un tassello fondamentale: l’autore non si limita a scrivere del problema, ma costruisce una struttura che prova a stare accanto alle persone nel momento in cui il problema diventa concreto.
Un altro fronte della sua produzione è quello dell’integrazione. Con Giovanna Andries firma Integrazione. Il grande equivoco: accoglienza non significa integrazione, pubblicato nel 2026. La scheda del libro presenta l’immigrazione non come emergenza da subire né come slogan da difendere, ma come fenomeno strutturale che richiede governo, regole e competenze. Il testo affronta temi come permessi di soggiorno, lavoro, accoglienza e legalità, sostenendo che quando lo Stato funziona l’integrazione produce autonomia, mentre quando non funziona genera precarietà e conflitto.
Anche qui emerge un tratto tipico di Cimolai: il rifiuto della semplificazione. L’integrazione non viene ridotta né a sentimentalismo né a paura. È piuttosto una questione di sistemi, responsabilità, istituzioni funzionanti e percorsi reali. La formula del sottotitolo — “accoglienza non significa integrazione” — è forte perché separa due momenti che nel dibattito pubblico vengono spesso confusi. Accogliere è un gesto; integrare è un processo. Accogliere può essere immediato; integrare richiede metodo, regole, lavoro, scuola, legalità, reciprocità.
Cimolai è anche fondatore e direttore editoriale di CambiaMenti, testata online pubblicata da Comunità Etica APS. La stessa home della testata indica Giacinto Cimolai come editorial director, con Sergio Zicari nel ruolo di editor-in-chief. Questo dato amplia ulteriormente il suo profilo: accanto allo scrittore e al promotore sociale c’è l’editore, cioè una figura che non produce soltanto contenuti propri, ma crea uno spazio di espressione, confronto e diffusione di idee.
Il nome CambiaMenti è già una dichiarazione programmatica. Contiene il cambiamento, ma anche la mente: non si cambia la società se prima non si cambia il modo di leggerla. In questo senso la dimensione editoriale di Cimolai appare coerente con la sua produzione libraria. Scrivere, pubblicare, organizzare, fondare progetti: sono forme diverse di una stessa azione, orientata a spostare il lettore e il cittadino da una posizione passiva a una posizione consapevole.
Ciò che colpisce, guardando complessivamente il suo percorso, è la coerenza interna. Dallo yoga al debito, dal Villaggio Diffuso all’integrazione, Cimolai sembra inseguire sempre la stessa domanda: come si restituisce dignità alla persona dentro sistemi che spesso la rendono fragile? La risposta cambia a seconda dei temi, ma il nucleo resta stabile. Nel benessere cerca disciplina e consapevolezza; nel debito cerca difesa e liberazione; nella comunità cerca solidarietà organizzata; nell’integrazione cerca regole e autonomia; nell’editoria cerca confronto e risveglio critico.
Per questo definire Giacinto Cimolai soltanto “scrittore” sarebbe riduttivo, ma definirlo scrittore resta comunque necessario. Perché è nella scrittura che il suo percorso trova sintesi. I libri consentono di vedere l’architettura del suo pensiero: un pensiero che nasce dall’esperienza, si nutre di osservazione sociale, assume talvolta toni provocatori, ma mantiene come centro la persona. Non l’individuo astratto, ma la persona concreta: quella che lavora, sbaglia, si indebita, migra, spera, cerca una comunità, desidera tornare a vivere con dignità.
Il valore della sua figura sta proprio qui: Cimolai non propone una cultura dell’evasione, ma una cultura della responsabilità. Non invita a fuggire dalla realtà, ma a guardarla fino in fondo. Non offre soluzioni facili, ma indica la necessità di costruire modelli nuovi quando quelli esistenti non bastano più. In un tempo in cui molte parole pubbliche sono consumate dalla polemica, la sua traiettoria prova a riportare al centro parole più impegnative: etica, comunità, giustizia, autonomia, dignità.
Giacinto Cimolai è dunque uno scrittore civile nel senso più concreto del termine. Non perché appartenga a una corrente letteraria, ma perché usa la scrittura come strumento di intervento nella vita collettiva. I suoi libri non chiedono soltanto di essere letti: chiedono di essere discussi, verificati, messi alla prova. E forse è proprio questa la qualità che rende il suo percorso particolare: l’idea che la parola scritta non debba limitarsi a descrivere il mondo, ma possa contribuire a trasformarlo.
