Il 5 Luglio a Catania: il Rito Letterario di Nathan Romania di Piscopo

Alla Villa Ardizzone l’esordio di “QUESTA E’ L’ULTIMA… poi smetto… forse” diventa epifania: carne e spirito si scontrano e si trasmutano in letteratura, tra dolore, bellezza e sovversione del silenzio

​5 Luglio: L’Apocalisse della Carne e dello Spirito. Nathan Romania di Piscopo Squarcia il Velo del Silenzio

Esistono anime elette, generate nel nucleo di un oceano in tempesta, che rifiutano sdegnosamente la tiepida, mortifera prudenza del compromesso. Il prossimo 5 luglio, presso la storica Villa Ardizzone, Viale Mario Rapisardi n. 114 Catania, l’universo culturale non assisterà a una sterile passerella editoriale, bensì a un rito catartico e definitivo: l’epifania di un’autrice che ha trasmutato i frantumi sanguinanti della propria anima in una cattedrale d’oro e d’imperituro splendore.

Per consegnare al mondo il dirompente esordio “QUESTA E’ L’ULTIMA … poi smetto… forse” (NABIS editrice), la scrittrice si spoglia delle vesti istituzionali per firmarsi unicamente con il suo crittogramma d’arte più intimo e sacro: Nathan Romania di Piscopo — il sussurro d’amore con cui il padre era solito evocarla, oggi impugnato come uno scudo fiero davanti al pubblico.

Rifiutando gli aridi formalismi, Nathan incide sulle pagine un manifesto che possiede la potenza di un dogma interiore:

“Nata a Catania, classe 1975… custode di una verità che non conosce compromessi. Nel mio percorso ho scelto di essere l’unica interprete del mio destino, riconoscendo nell’Amore l’unico balsamo capace di trasmutare ogni cicatrice in luce… perché oltre l’autenticità del sentire, tutto il resto è noia.”

Nutrita di specchiati studi umanistici e di una devozione carnale per la Bellezza, la sua scrittura è un bisturi intriso di lirismo. Come mirabilmente intuito dalla Prof.ssa Maria Liliana Nigro nella prefazione, Nathan è “una venere in carne ed ossa… non chiede permesso, apre la porta dell’anima ed entra”.

Il fulcro drammatico si accende nel cuore di una Roma monumentale. Sotto l’egida barocca della Fontana del Tritone, si consuma la collisione fatale tra due emisferi destinati a fondersi oltre la contingenza dei corpi: Lia, ieratica figura istituzionale trincerata nel rigore di seta bianca, e Tancredi, leader politico dall’indole fiera e indomita. Un urto casuale che spezza, per sempre, un ordine interiore.

Ma l’acme dell’opera si manifesta nella spietata “liturgia del silenzio”. Dinanzi a un “No” tagliente, al cospetto di un uomo terrorizzato dall’immensità di un sentimento indomabile, la protagonista compie il prodigio. Non si lascia fagocitare dal gorgo livido di Ostia, ma si lascia partorire nuovamente dalle onde. Unendo quel dolore alla lava ancestrale della sua Catania e alla marmorea solidità del carattere, sublima il lutto affettivo nell’Accademia del Garbo: il fuoco che minacciava di consumarla diviene un magistero sovversivo, un’educazione sentimentale intesa come supremo atto di guerra contro l’indifferenza.

“Oggi, se tornassi indietro, rifarei esattamente ogni cosa… Perché quel dolore mi ha ricordato che io sono viva. Sono una donna passionale, una creatura che ha fame di vita e mai di sopravvivenza”.

Il 5 luglio disertate le asettiche formalità dei salotti intellettuali. Venite a sostenere lo sguardo aristocratico di un’autrice che ha avuto lo scandaloso coraggio di gridare che l’intensità è l’estrema salvezza del mondo. Portate i vostri inverni dell’anima: al cospetto di questa verità, ognuno apprenderà finalmente la sublime arte di trasmutare le proprie cicatrici in pura, imperitura luce.