Ci sono festival che raccontano il cinema.
E poi ci sono festival che raccontano anche il modo in cui scegliamo di apparire.
Il primo red carpet del Festival di Cannes 2026 ha già mostrato con chiarezza la direzione di quest’anno: meno eccessi, più presenza. Meno provocazione costruita per i social. Più eleganza vissuta come linguaggio.
Sul tapis rouge del Palais des Festivals il cinema, ancora una volta, non arriva mai da solo.
Arriva vestito.
Arriva osservato.
Arriva quasi messo in scena.
E Cannes continua a difendere questo rituale con ostinazione.

Il delegato generale Thierry Frémaux ha ribadito anche per questa edizione una delle regole più discusse degli ultimi anni: niente selfie sul red carpet. Una scelta che nell’epoca delle immagini immediate sembra quasi andare controcorrente.
Ma forse il Festival vuole proprio ricordare questo: il tappeto rosso non è uno sfondo per contenuti veloci.
È un luogo simbolico.
Quasi teatrale.
Anche il dress code della Croisette segue la stessa linea: smoking, abiti da sera, silhouette eleganti, dettagli misurati. Vietate le nudità troppo esplicite, gli eccessi scenografici e persino le sneaker.
Cannes sembra voler riportare il glamour verso una forma più classica di presenza.
Meno rumore. Più portamento.
E proprio dentro questa eleganza controllata è arrivato uno dei momenti più emozionanti della serata.
Tutti in piedi per Peter Jackson, accolto da una lunga standing ovation mentre riceveva la Palma d’oro d’onore dalle mani di Elijah Wood, il suo Frodo della Terra di Mezzo.
Venticinque anni fa Jackson arrivava a Cannes con le prime immagini de Il Signore degli Anelli. Il montaggio non era ancora terminato. Oggi quel progetto è diventato memoria collettiva del cinema contemporaneo.
E Cannes lo ha celebrato così: senza effetti speciali. Con il tempo.
Con il rispetto.
Sul red carpet sono apparsi volti che appartengono ormai alla storia stessa dello spettacolo: Jane Fonda, Joan Collins, Louis Garrel e Claude Lelouch.
Presente anche il cast del film d’apertura, La Vénus électrique di Pierre Salvadori, commedia ambientata nella Parigi degli anni Venti.
E poi la giuria internazionale guidata da Park Chan-wook, insieme a Demi Moore e Stellan Skarsgård.
Dal 12 al 23 maggio, la Croisette tornerà così a essere molto più di un festival cinematografico.
Un luogo dove cinema, immagine e identità continuano a guardarsi da vicino.
E forse, in un tempo in cui tutti cercano disperatamente di mostrarsi, Cannes continua ancora a chiedere qualcosa di più difficile:
sapersi presentare.
