
Casale Monferrato, 18 aprile 2026.
Ci sono eventi che si raccontano.
E poi ci sono quelli che si vivono.
Il “Ballo dei 100 e non più 100”, nel cuore di Casale Monferrato, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Varcata la soglia del Palazzo Gozzani di Treville, la sensazione è immediata: il tempo rallenta, i riferimenti cambiano, e la realtà lascia spazio a qualcosa di più raro.
L’ingresso: quando l’atmosfera cambia davvero
Non è solo una questione di location.
È l’insieme.
Le luci, i dettagli, gli abiti, i suoni: tutto contribuisce a creare un ambiente che non ha bisogno di essere spiegato, perché si percepisce subito. Non è un evento “in costume”, ma un contesto coerente, dove ogni elemento è al suo posto.
Poi arrivano le note della Fanfara dei Bersaglieri.
In quel momento, la serata prende forma davvero. Non è più attesa, è presenza. È lì che capisci che non sarà una notte come le altre.

Tra volti, storie e presenze internazionali
Uno degli aspetti più forti del Ballo è la varietà delle persone che lo animano.
Nella stessa sala convivono mondi diversi: rappresentanti istituzionali, membri di famiglie storiche europee, ospiti internazionali. Non è solo una questione di nomi o titoli, ma di energia.
Le conversazioni si intrecciano, gli sguardi si incrociano, e si crea quella dinamica rara in cui l’eleganza non è ostentata, ma naturale.
È un ambiente che non forza nulla, e proprio per questo funziona.
Il convivio: eleganza che diventa esperienza
Dopo l’aperitivo, la serata entra in una delle sue fasi centrali: il pranzo placée.
Qui si abbassa il ritmo, ma non l’intensità.
Anzi.
Il momento conviviale diventa un’esperienza vera, fatta di attenzione ai dettagli, equilibrio nei piatti e qualità nella gestione. L’organizzazione, guidata da Nicola Mecca, si percepisce senza mai essere invadente.
Tutto scorre, tutto funziona.
E questo, in eventi di questo livello, non è mai scontato.

Le danze: il cuore della serata
Poi arriva il momento che definisce davvero l’identità del Ballo.
Le danze storiche dell’Ottocento aprono la pista, accompagnate da movimenti eleganti e musiche che riportano indietro nel tempo senza risultare mai fuori contesto. La guida artistica di Selena Bricco accompagna gli ospiti in questo passaggio con naturalezza.
E da lì, la serata evolve.
Il ritmo cambia, la musica si apre anche a sonorità più moderne, e l’energia cresce. È proprio questo equilibrio tra rigore e leggerezza a rendere l’esperienza completa.
I dettagli che fanno la differenza
Ci sono momenti che restano più di altri.
La pasta al tricolore, simbolica ma mai banale.
Le letture suggestive di Maria Rosa, che aggiungono una dimensione più intima e quasi sospesa.
Le pause tra una danza e l’altra, in cui si percepisce davvero l’atmosfera.
Sono dettagli, sì.
Ma sono quelli che trasformano una bella serata in qualcosa che resta.

Il finale: quando la notte si chiude con stile
Quando la serata si avvicina alla conclusione, il ritmo cambia ancora.
Si rallenta, si respira.
E arriva uno dei momenti più autentici: la chiusura con cioccolata calda e i celebri Krumiri.
Un gesto semplice, ma carico di identità. Un modo per riportare tutto a terra, dopo ore sospese tra eleganza e storia.
Più di una serata
Il “Ballo dei 100 e non più 100” non è solo un evento ben riuscito.
È un’esperienza costruita con precisione, ma capace di lasciare spazio alla spontaneità. È una di quelle notti in cui tutto funziona perché nulla è forzato.
E quando esci, la sensazione è chiara:
non hai solo partecipato.
Hai vissuto qualcosa.

