SANZIONI ALLA RUSSIA, L’UNIONE EUROPEA RINNOVA LE MISURE MA CAMBIA DUE NOMI DELLA LISTA

Le restrizioni personali contro circa tremila individui ed entità vengono prorogate nell’ambito di un compromesso tra gli Stati membri. Rimossi dalle liste Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. La decisione ha riaperto il confronto interno all’UE sull’efficacia e sulla gestione delle sanzioni.

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BRUXELLES – L’Unione europea ha raggiunto un nuovo compromesso sulle sanzioni personali collegate alla Russia, rinnovando le misure che riguardano circa 3.000 individui ed entità ma rimuovendo dalla lista due figure di primo piano: gli uomini d’affari Alisher Usmanov e Mikhail Fridman

Le misure personali, introdotte ed estese a partire dal 2022 in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, comprendono normalmente congelamento dei beni nell’UE e limitazioni agli spostamenti per i soggetti inseriti negli elenchi. Il loro rinnovo richiede l’accordo degli Stati membri, circostanza che negli ultimi giorni aveva prodotto un negoziato particolarmente complesso. 

Secondo Reuters, Francia e Lussemburgo hanno sostenuto rispettivamente la rimozione di Usmanov e Fridman nel quadro del compromesso che ha consentito il rinnovo più ampio delle misure. La Lettonia, inizialmente contraria, si è infine astenuta. Le motivazioni riferite dai Paesi coinvolti comprendono questioni di sicurezza nazionale e contenziosi giuridici. 

L’Ucraina ha criticato la rimozione dei due uomini d’affari, mentre alcuni governi europei hanno difeso la necessità di trovare un’intesa che consentisse di mantenere in vigore il resto del regime sanzionatorio. 

La vicenda permette di comprendere un aspetto spesso poco visibile della politica europea delle sanzioni.

Esistono infatti almeno due piani differenti.

Il primo è economico e geopolitico: ridurre risorse, accesso a tecnologie, capitali e mercati dei soggetti che l’Unione ritiene collegati alle attività russe contro l’Ucraina.

Il secondo è giuridico.

Ogni persona o società colpita da una misura europea può contestarne la base davanti ai tribunali competenti. Questo obbliga le istituzioni a sostenere nel tempo, con elementi sufficienti e aggiornati, le ragioni dell’inserimento nelle liste.

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Usmanov e Fridman avevano entrambi contestato le misure adottate nei loro confronti. Nel caso di Fridman, Reuters riferisce anche di una richiesta di risarcimento nei confronti del Lussemburgo per diversi miliardi di dollari. 

È quindi sbagliato leggere il sistema sanzionatorio come un elenco immutabile.

Le liste vengono periodicamente rinnovate, modificate, integrate o contestate e proprio l’esigenza di unanimità fra i governi può trasformare ogni rinnovo in una trattativa diplomatica.

L’uscita di due nomi non equivale, però, alla fine delle misure europee contro la Russia. Il quadro resta molto più ampio e comprende migliaia di soggetti, oltre alle sanzioni settoriali che riguardano ambiti economici differenti. 

Il nuovo accordo mostra soprattutto il difficile equilibrio nel quale si muove l’Unione.

Da una parte mantenere una linea comune sulla guerra in Ucraina; dall’altra tenere insieme interessi nazionali, questioni giudiziarie e differenti sensibilità politiche di ventisette Stati.

Un equilibrio che, a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala, continua a richiedere negoziati fino all’ultimo momento.