La Red Bull Cliff Diving World Series 2026 si è chiusa nella cornice più iconica del circuito. Aidan Heslop e Rhiannan Iffland conquistano la classifica generale, mentre a Polignano trionfano Oleksiy Prygorov e Molly Carlson. Sport, paesaggio e promozione internazionale dell’Italia si fondono in uno spettacolo unico.
Per tre giorni Polignano a Mare è tornata a essere qualcosa di più di una delle cartoline più conosciute della Puglia. Dal 25 al 27 settembre 2026, le sue scogliere calcaree affacciate sull’Adriatico si sono trasformate nell’arena naturale della Red Bull Cliff Diving World Series, la competizione internazionale che porta alcuni dei migliori tuffatori al mondo a lanciarsi da piattaforme collocate fino a 27 metri sopra il mare.

Non è un caso che proprio Polignano sia stata scelta per il gran finale. La cittadina pugliese ha ospitato il circuito per la tredicesima volta, più di qualsiasi altra località dal 2009, ed è considerata ormai la vera “casa europea” del cliff diving. Qui lo sport non viene semplicemente inserito nel paesaggio: diventa parte della città stessa. Gli atleti attraversano vicoli, terrazze e abitazioni private prima di raggiungere il punto di lancio, mentre il pubblico osserva dai balconi, dalle scogliere, dalla spiaggia e dalle imbarcazioni raccolte nella baia.
È proprio questa fusione tra architettura e competizione a rendere Polignano diversa da ogni altra tappa. Il primo round è partito dall’ormai celebre balcone di Amore di Mare, collocato all’interno di una residenza privata, mentre le fasi successive si sono svolte dalle piattaforme allestite sulla terrazza di Casa L’Abbate. Le donne si sono lanciate da circa 21 metri e gli uomini da 27, eseguendo rotazioni e avvitamenti prima dell’ingresso verticale in acqua.
Heslop completa la rimonta e conquista il titolo
La gara maschile arrivava a Polignano con la classifica ancora aperta. Il britannico Aidan Heslop, l’americano James Lichtenstein e il romeno Constantin Popovici erano separati da appena tredici punti prima dell’ultima tappa.
Heslop non ha avuto bisogno di vincere la gara italiana. Il quarto posto ottenuto in Puglia gli è stato sufficiente per chiudere la stagione con 78 punti e conquistare il secondo King Kahekili Trophy della propria carriera. Alle sue spalle Lichtenstein ha concluso con 73 punti e Popovici con 68.
La vittoria della tappa è andata invece a Oleksiy Prygorov, autore di una prestazione da 385,05 punti. Il tuffatore ha preceduto di appena 1,05 punti Lichtenstein, secondo a 384, mentre Popovici ha completato il podio con 378,75.
Per Prygorov il successo ha avuto un significato particolare. Polignano era una tappa inseguita per anni, un luogo nel quale aveva gareggiato e si era allenato più volte senza riuscire a salire sul gradino più alto del podio. Questa volta il risultato è arrivato proprio nel momento più prestigioso della stagione: la finale.
Rhiannan Iffland, dieci titoli consecutivi
Nel settore femminile il titolo era invece già matematicamente deciso prima dell’arrivo in Puglia. L’australiana Rhiannan Iffland aveva conquistato a Mostar il suo decimo titolo consecutivo della World Series, un risultato che consolida uno dei domini sportivi più impressionanti degli ultimi anni.
Il weekend italiano non si è però concluso come avrebbe voluto. Iffland si è ritirata prima del terzo round a causa di un problema fisico che aveva già condizionato la precedente tappa. La decisione non ha modificato la classifica generale: l’australiana ha chiuso la stagione al comando con 78 punti, davanti alla canadese Molly Carlson con 71 e alla connazionale Simone Leathead con 52.

Proprio Molly Carlson ha approfittato dell’occasione conquistando la gara di Polignano con 343,15 punti, davanti all’australiana Xantheia Pennisi, seconda con 328,60, e all’americana Lisa Faulkner, terza con 320,60.
Tre italiani davanti al pubblico di casa
A rendere ancora più coinvolgente il fine settimana pugliese è stata la presenza di tre wildcard italiane: Elisa Cosetti, Andrea Barnaba e Davide Baraldi.
Barnaba ha ottenuto uno straordinario quinto posto nella prova maschile con 368,45 punti, mentre Baraldi ha terminato ottavo con 331,05. Tra le donne Cosetti si è classificata sesta con 299,65 punti.
Per gli atleti italiani gareggiare a Polignano significa affrontare qualcosa che va oltre la normale competizione. Il pubblico è praticamente addosso alla piattaforma: urla dalle terrazze, dagli scogli e dal ponte, creando una pressione ma anche una carica emotiva difficilmente replicabile negli altri appuntamenti del circuito.
Polignano diventa uno stadio naturale
Ed è qui che la Red Bull Cliff Diving World Series smette di essere soltanto una competizione sportiva.
Polignano dimostra come un grande evento internazionale possa diventare uno straordinario strumento di promozione territoriale. Non serve costruire uno stadio: lo stadio esiste già ed è costituito dalla scogliera, dalle case bianche, dal ponte, da Lama Monachile e dal blu dell’Adriatico.
Le immagini dei tuffatori sospesi nel vuoto, con il centro storico pugliese alle spalle, sono destinate ai media e alle piattaforme digitali di tutto il mondo. Ogni tuffo diventa così contemporaneamente una prestazione atletica e un’immagine promozionale dell’Italia.
Il Comune ricorda che nessuna località ha ospitato più tappe del circuito dal 2009 e che quella del 2026 è stata la terza finale disputata a Polignano dopo quelle del 2018 e del 2021.
Sport e turismo: una combinazione che funziona
Il valore di manifestazioni come questa va letto anche dal punto di vista turistico. Una competizione internazionale capace di occupare per giorni immagini televisive e social consente a una località relativamente piccola di raggiungere un pubblico globale.
Polignano possiede già una notorietà turistica internazionale, ma il Cliff Diving le permette di costruire un’associazione ancora più forte tra luogo ed evento. È esattamente ciò che accade con alcuni grandi circuiti automobilistici, tornei di tennis o competizioni veliche: il nome della località diventa inseparabile dalla manifestazione.
La stessa organizzazione definisce Polignano la “spiritual home” europea del cliff diving. Qui il tuffo estremo ha trovato una scenografia difficilmente replicabile altrove: non una struttura artificiale isolata dal territorio, ma piattaforme incastonate nella città e nel suo tessuto urbano.
È anche una lezione interessante per il sistema turistico italiano. Bellezza naturale e patrimonio architettonico sono fondamentali, ma possono acquistare nuova forza quando vengono collegati a eventi capaci di generare immagini, storie ed emozioni contemporanee.
Il volo sopra l’Adriatico che racconta l’Italia
Per pochi secondi, prima dell’ingresso in acqua, un atleta è sospeso tra cielo, roccia e Adriatico. Alle sue spalle ci sono le case di Polignano; davanti, migliaia di persone.
È forse questa l’immagine che meglio racconta la finale 2026.
Il successo di Heslop e Iffland celebra i campioni di un’intera stagione. Le vittorie di Prygorov e Carlson raccontano invece l’imprevedibilità di una singola giornata di sport. Ma a vincere, ancora una volta, è stata anche Polignano a Mare.
Perché poche discipline al mondo riescono a fondere in maniera così evidente atletismo, coraggio, spettacolo e paesaggio. E poche località potrebbero offrire una cornice simile.
Per un fine settimana di settembre, la piccola città pugliese affacciata sull’Adriatico è diventata davvero la capitale mondiale dei tuffi dalle grandi altezze, trasformando uno degli sport più spettacolari del mondo in una straordinaria vetrina internazionale per la Puglia e per l’Italia.
Foto da utilizzare nell’articolo: come immagine di apertura consiglio una panoramica del tuffatore in volo con scogliera, mare e pubblico di Polignano; come seconda fotografia un’immagine laterale del salto dalla piattaforma dei 27 metri, che faccia percepire chiaramente l’altezza. Le due immagini mostrate sopra sono pertinenti al Cliff Diving di Polignano; per materiale 2026 destinato alla pubblicazione, il Comune indica anche il Red Bull Content Pool come fonte del materiale fotografico ufficiale.
