L’Europa sta entrando in una fase destinata probabilmente a modificare in profondità non soltanto la propria politica di sicurezza, ma anche economia, industria e rapporti tra gli Stati membri. Il tema è quello della difesa europea, tornato al centro dell’agenda dopo anni nei quali gran parte del continente aveva progressivamente ridotto uomini, mezzi, scorte e capacità produttive.
Un rapporto della European Defence Agency segnala che l’attuale velocità di rafforzamento potrebbe non essere sufficiente per raggiungere gli obiettivi di prontezza fissati per il 2030. Il documento individua la necessità di un cambiamento significativo nella scala e nella rapidità degli investimenti e richiama, tra le aree da potenziare, difesa aerea e missilistica, capacità navali, droni, munizioni e sistemi tecnologicamente avanzati.
Non significa che l’Europa sia rimasta immobile. La European Defence Agency ha già avviato un processo di rafforzamento che comprende maggiore ricerca e innovazione, una struttura dedicata agli acquisti congiunti e un ruolo più incisivo nella definizione delle capacità comuni. Il punto decisivo diventa però la capacità di trasformare gli stanziamenti finanziari in sistemi realmente disponibili e utilizzabili.
La questione sarà ancora più evidente il 28 settembre, quando a Bruxelles si riuniranno i ministri della Difesa dell’Unione. Nell’agenda ufficiale figurano sostegno militare all’Ucraina, difesa aerea, cooperazione industriale, minacce ibride e appalti nel settore della difesa.
Dal denaro alla capacità industriale
La vera partita potrebbe infatti essere industriale prima ancora che militare.
Costruire un sistema missilistico, aumentare la produzione di munizioni o sviluppare nuove tecnologie radar richiede anni. Servono impianti produttivi, personale specializzato, materie prime, supply chain affidabili e soprattutto ordini sufficientemente lunghi da consentire alle aziende di investire.
Per decenni molti Paesi europei hanno acquistato sistemi diversi tra loro. Questa frammentazione aumenta i costi e rende più difficile creare economie di scala. Per questo Bruxelles insiste sempre maggiormente sugli acquisti congiunti, sulla standardizzazione e sulla cooperazione industriale.
La European Defence Agency sta infatti lavorando alla realizzazione di un centro dedicato agli approvvigionamenti collaborativi, destinato a mettere insieme competenze contrattuali e tecniche dei diversi Paesi.
È un cambiamento importante perché introduce un concetto differente: non più soltanto ventisette politiche nazionali di difesa, ma una progressiva capacità europea di programmare insieme alcune necessità strategiche.
Sicurezza e autonomia strategica
Sul tavolo resta anche il rapporto con la NATO.
Per molti Paesi europei l’Alleanza Atlantica continua a rappresentare l’architrave della sicurezza continentale. Allo stesso tempo, negli ultimi anni è cresciuto il dibattito sulla capacità dell’Europa di possedere strumenti propri sufficienti ad affrontare crisi regionali e proteggere infrastrutture strategiche.
Non si tratta necessariamente di scegliere tra Europa e NATO. Il problema concreto riguarda piuttosto quanto gli Stati europei siano in grado di contribuire direttamente alla propria sicurezza.
Tecnologia spaziale, satelliti, cyberdifesa, intelligenza artificiale, sistemi autonomi e droni stanno inoltre trasformando rapidamente la natura stessa del settore militare. Gli investimenti effettuati oggi potrebbero quindi produrre ricadute anche nell’industria civile, come già avvenuto storicamente con numerose tecnologie nate in ambito aerospaziale o della sicurezza.
L’Europa del prossimo decennio potrebbe così essere molto diversa da quella costruita prevalentemente intorno a mercato unico e integrazione economica.
Accanto all’euro, all’energia e alla politica commerciale sta emergendo un nuovo grande dossier comune: la capacità di proteggere il continente.
Ed è proprio questo il significato più profondo della sfida del 2030. Non solamente spendere di più, ma decidere che tipo di potenza economica, tecnologica e strategica l’Europa intende diventare.

