DIFESA, L’ITALIA CHIAMA FEDOROV: LA GUERRA DEI DRONI ENTRA NELLA STRATEGIA MILITARE ITALIANA

Crosetto nomina l’ex ministro ucraino advisor per l’Innovazione della Difesa: droni, sistemi senza pilota e difesa aerea al centro del nuovo modello

Forse è una delle notizie strategicamente più importanti di queste ore e, allo stesso tempo, una delle meno comprensibili se letta soltanto come una nomina.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che Mykhailo Fedorov, già ministro della Difesa ucraino, diventerà advisor per l’Innovazione della Difesa italiana.

Il Ministero della Difesa conferma che nell’incontro tra i due sono stati affrontati in particolare i temi dei droni, dei sistemi unmanned, della difesa aerea e dell’evoluzione tecnologica applicata al settore militare.

Dietro quelle poche parole si nasconde però qualcosa di molto più grande.

L’Ucraina è diventata un gigantesco laboratorio militare

La guerra iniziata con l’invasione russa ha trasformato l’Ucraina nel più grande laboratorio europeo di tecnologia militare contemporanea.

Sistemi che un tempo richiedevano programmi di sviluppo lunghissimi oggi vengono progettati, testati, modificati e riportati sul campo in tempi estremamente ridotti.

I droni sono il simbolo più evidente di questa trasformazione.

Piccoli velivoli dal costo relativamente basso possono individuare un bersaglio, trasmettere coordinate, colpire mezzi molto più costosi o svolgere funzioni di ricognizione.

Ma il cambiamento riguarda anche:

sistemi terrestri senza equipaggio, guerra elettronica, software di comando, sensoristica, difesa antiaerea e produzione industriale rapida.

Ed è proprio questa esperienza che Fedorov dovrebbe portare in Italia.

Non basta più possedere l’arma migliore

Crosetto ha individuato un problema estremamente importante.

Nel nuovo scenario militare, non è più sufficiente possedere una tecnologia avanzata.

Bisogna essere capaci di trasformare rapidamente una sperimentazione in una capacità operativa utilizzabile su larga scala.

È una differenza enorme.

Per decenni molti sistemi militari occidentali sono stati sviluppati attraverso programmi lunghissimi, complessi e costosi.

L’esperienza ucraina ha invece mostrato un modello quasi opposto:

progettare → testare sul campo → correggere → produrre → aggiornare nuovamente.

Un ciclo molto più simile al funzionamento di una startup tecnologica che alla tradizionale industria della difesa.

Il Ministero italiano parla esplicitamente della necessità di collegare eccellenza tecnologica, capacità industriale e rapidità di risposta.

La rivoluzione dei droni cambia il valore delle armi

C’è poi un altro aspetto fondamentale.

La tecnologia sta modificando il rapporto tra costo dell’arma e costo del bersaglio.

Un sistema relativamente economico può teoricamente mettere fuori uso una piattaforma che costa milioni.

Questo obbliga gli eserciti a ripensare non soltanto le armi offensive ma anche la difesa.

Se un drone costa poche migliaia di euro, utilizzare continuamente un missile estremamente costoso per abbatterlo può diventare economicamente insostenibile.

Nasce quindi una nuova corsa tecnologica:

come neutralizzare sistemi economici senza utilizzare strumenti infinitamente più costosi?

È una delle grandi domande che oggi stanno affrontando praticamente tutte le principali forze armate occidentali.

Anche l’industria italiana potrebbe essere coinvolta

Il passaggio interessante per l’Italia riguarda naturalmente l’industria.

Il nostro Paese possiede una filiera significativa nell’aerospazio, nell’elettronica, nei sistemi navali, nella sensoristica e nella difesa.

Se il modello indicato da Crosetto dovesse concretizzarsi, l’obiettivo potrebbe diventare quello di ridurre la distanza tra:

Forze Armate → ricerca → startup → grande industria → produzione.

In altre parole, fare in modo che un’innovazione non rimanga per anni confinata in un laboratorio o intrappolata nelle procedure.

Chi è Fedorov

Fedorov ha solamente 35 anni ma è diventato una delle figure più conosciute della trasformazione tecnologica ucraina.

La sua esperienza nasce inizialmente nella digitalizzazione della pubblica amministrazione e si è successivamente spostata verso la tecnologia applicata alla difesa.

Secondo ANSA, la sua popolarità in Ucraina è stata legata anche allo sviluppo di strategie tecnologiche innovative e all’utilizzo di sistemi a basso costo sul campo di battaglia.

La sua uscita dal governo ucraino è stata tuttavia accompagnata da contrasti politici e militari, elemento che rende la sua figura tutt’altro che neutrale e che sarà inevitabilmente osservato anche nel nuovo ruolo italiano.

L’Italia sta quindi preparando una guerra?

No.

Sarebbe una lettura semplicistica.

L’evoluzione tecnologica delle Forze Armate riguarda innanzitutto la capacità di deterrenza, cioè rendere credibile la possibilità di difendere il territorio e gli interessi nazionali.

La guerra in Ucraina ha semplicemente mostrato all’Europa che tecnologie e dottrine considerate moderne pochi anni fa possono diventare obsolete molto rapidamente.

Ignorare questa trasformazione sarebbe strategicamente rischioso.

Una nomina che racconta un cambiamento molto più grande

Fedorov non arriva quindi in Italia semplicemente per “insegnare a usare i droni”.

Arriva perché il conflitto ucraino ha prodotto un enorme patrimonio di esperienza su come innovare durante una guerra reale.

Per l’Italia il vero obiettivo sarà capire quanto di quel modello possa essere trasferito in un sistema industriale e militare molto differente.

La partita, quindi, non riguarda un singolo drone.

Riguarda la velocità.

Perché nelle guerre contemporanee la capacità di innovare prima dell’avversario sta diventando essa stessa un’arma.