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23 Ott 2026, Ven

Avvocati, imprenditori e nuove generazioni dicono sì a Italia 2.0: il progetto politico di Alessio Ciasco per riunire il centrodestra

Dalla riforma della giustizia al diritto alla casa, dalla fiscalità alla sicurezza nazionale: il presidente di Italia 2.0 racconta obiettivi, proposte e ambizioni di una formazione politica che punta a radicarsi sul territorio e a costruire nuove alleanze.

ROMA – Nel cuore dell’elegante quartiere Prati, tra palazzi istituzionali, studi professionali e luoghi storicamente legati alla vita politica della Capitale, incontriamo l’avvocato Alessio Ciasco, presidente del Partito Italia 2.0, una formazione che ambisce a ritagliarsi un ruolo nel panorama del centrodestra italiano.

Penalista con esperienza anche nel settore tributario, Ciasco guida un progetto politico che intende riunire professionisti, imprenditori, donne e nuove generazioni intorno a un programma fondato sulla centralità del cittadino, sulla sovranità nazionale e su una rinnovata organizzazione dello Stato.

Il partito, che sul proprio sito ufficiale presenta una struttura nazionale e diversi coordinamenti territoriali, si propone come punto di incontro tra competenze professionali, partecipazione civica e tradizione politica. 

«Vogliamo riunire le forze del centrodestra e rimettere il cittadino al centro»

Avvocato Ciasco, perché nasce Italia 2.0 e quale spazio intende occupare nell’attuale scenario politico?

«Italia 2.0 nasce con un obiettivo primario: contribuire alla riunificazione di quelle forze politiche che oggi appaiono sempre più frammentate. Crediamo che il centrodestra debba recuperare una visione comune, capace di valorizzare le diverse sensibilità senza perdere la propria identità.

Attualmente, secondo i nostri dati, abbiamo raggiunto 84.957 tesseramenti, grazie a una squadra di persone competenti, alcune delle quali vantano già una significativa esperienza politica.

La nostra ambizione è costruire una presenza capillare sul territorio nazionale, partendo dalle circoscrizioni provinciali, passando attraverso i Comuni e arrivando alle Regioni.

Ma soprattutto vogliamo cambiare il rapporto tra istituzioni e cittadini: non deve essere l’individuo a sentirsi al servizio dello Stato, bensì lo Stato a lavorare concretamente per il benessere della persona».

Un’impostazione che Ciasco descrive come pragmatica e orientata ai risultati, nella quale la partecipazione di figure provenienti dal mondo delle professioni e dell’impresa rappresenta uno degli elementi caratterizzanti.

Donne, diritti e contrasto alla violenza: il ruolo della partecipazione femminile

Italia 2.0 organizza incontri, convegni e dirette social. Quali sono le principali tematiche sulle quali intendete sensibilizzare l’opinione pubblica?

«Uno degli aspetti ai quali teniamo maggiormente è la partecipazione femminile alla vita politica. All’interno del partito è nato un gruppo di donne fondato sulla parità e sulla valorizzazione delle competenze, con il contributo della dottoressa Enrica Lombardi e della dottoressa Michela Antonelli, impegnata anche nella Fondazione A&M.

Recentemente abbiamo affrontato il tema del femminicidio e delle diverse forme di violenza contro le donne, grazie agli interventi dell’avvocato Maria Teresa Del Ciampo e della dottoressa Manuela Baratta.

Abbiamo cercato di approfondire non soltanto gli aspetti giuridici, ma anche quelli psicologici ed emotivi che caratterizzano la violenza fisica e psicologica.

Riteniamo indispensabile promuovere una cultura della prevenzione, della consapevolezza e del rispetto».

Il coinvolgimento delle donne e delle professionalità rappresenta, nelle intenzioni del movimento, una leva per ampliare la partecipazione e favorire la nascita di una nuova classe dirigente.

Il 27 ottobre Italia 2.0 scende nelle piazze italiane

Tra gli appuntamenti annunciati dal presidente figura quello del 27 ottobre 2026, giornata nella quale il movimento intende organizzare banchetti sul territorio nazionale per raccogliere firme, promuovere il tesseramento e presentare le proprie proposte.

«Vogliamo incontrare direttamente le persone, ascoltare le loro necessità e spiegare quali siano le nostre soluzioni. Il confronto con i cittadini è fondamentale per costruire una forza politica realmente rappresentativa.

Le nostre priorità comprendono la riforma tributaria, il sistema della giustizia, la pressione fiscale, la sicurezza e la gestione dell’immigrazione irregolare.

Auspichiamo inoltre la costruzione di alleanze che consentano di trasformare queste proposte in iniziative legislative concrete».

Un piano casa per i giovani: il social housing tra Stato e imprese

Tra le vostre proposte figura anche un progetto abitativo dedicato alle giovani coppie. Come dovrebbe funzionare?

«Il problema della casa è oggi uno dei principali ostacoli alla costruzione di una famiglia e all’autonomia delle nuove generazioni.

Per questa ragione stiamo studiando un modello di social housing che preveda un intervento dello Stato a sostegno delle imprese costruttrici, attraverso contributi a fondo perduto finalizzati alla realizzazione di abitazioni accessibili.

Le giovani coppie potrebbero usufruire degli immobili pagando un canone calmierato, in un sistema che contempli una gestione pubblica o convenzionata e una durata del diritto abitativo definita contrattualmente.

Il progetto, che prevede anche un orizzonte temporale di settant’anni, è attualmente oggetto di approfondimento da parte del nostro direttivo e di imprenditori come Marcello Paparo.

Crediamo che pubblico e privato possano collaborare per dare risposte concrete al disagio abitativo».

La proposta apre un tema particolarmente attuale: l’accesso alla casa come condizione indispensabile per la stabilità economica, la natalità e la costruzione del futuro delle nuove generazioni.

Restano naturalmente da definire gli aspetti finanziari, urbanistici e giuridici del modello, nonché le modalità di assegnazione e di gestione degli immobili.

Giustizia, carceri e rimpatri: una proposta destinata a far discutere

Presidente, un altro punto del vostro programma riguarda la gestione dei detenuti stranieri e il tema della cosiddetta remigrazione. Qual è la vostra proposta?

«Come avvocato penalista conosco direttamente molte delle criticità del sistema penitenziario italiano.

Le carceri soffrono di sovraffollamento e occorre affrontare seriamente il problema, sia per garantire condizioni dignitose sia per rendere più efficiente l’amministrazione della giustizia.

Stiamo valutando la possibilità di proporre nuovi accordi bilaterali con i Paesi di origine, affinché i cittadini stranieri condannati possano, quando previsto dalla legge e dagli accordi internazionali, scontare la pena nel proprio Paese.

È una proposta che intendiamo tradurre in un disegno di legge, studiando anche precedenti diplomatici della storia italiana.

La dottoressa Francesca Romanelli ha inoltre sviluppato riflessioni sui costi della detenzione e sul peso economico che il sistema penitenziario comporta per la collettività.

L’obiettivo deve essere individuare soluzioni sostenibili, capaci di coniugare sicurezza, legalità e rispetto delle norme».

Le dichiarazioni del presidente intervengono in un dibattito nazionale nel quale il sovraffollamento degli istituti penitenziari rappresenta un problema documentato.

Secondo il rapporto del Garante nazionale relativo al 31 luglio 2026, nelle carceri italiane risultavano presenti 20.293 detenuti stranieri, pari al 31,32% della popolazione detenuta: un dato sensibilmente inferiore agli 80.000 citati nel corso dell’intervista. 

L’eventuale trasferimento di persone detenute verso i Paesi di origine richiederebbe inoltre accordi e procedure conformi alle garanzie previste dal diritto nazionale e internazionale.

Quanto ai riferimenti storici, il cosiddetto Lodo Moro appartiene alla complessa vicenda dei rapporti tra l’Italia e le organizzazioni palestinesi negli anni Settanta, ma non costituisce automaticamente un precedente giuridico applicabile alle attuali politiche di rimpatrio. 

«Reconquista dei valori»: identità nazionale, sovranità ed energia

Presidente, ha recentemente scritto un libro intitolato “Reconquista dei valori”. Qual è il messaggio che intende trasmettere?

«Il libro nasce da una riflessione storica e culturale. Ho voluto ripercorrere il periodo della Reconquista spagnola, quando i regni cristiani della penisola iberica riconquistarono progressivamente i territori governati da poteri musulmani.

Da questa esperienza storica prende forma una riflessione sull’identità nazionale e sulla necessità di recuperare quei valori che considero fondamentali per il futuro dell’Italia.

Parlo di sovranità, autonomia economica, valorizzazione della nostra storia e capacità di compiere scelte indipendenti.

Uno dei temi centrali riguarda l’energia. Credo che l’Italia debba investire nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie capaci di ridurre la dipendenza dai Paesi produttori di petrolio.

Nel libro richiamo anche alcune idee tecnologiche risalenti agli anni Quaranta, che a mio giudizio meriterebbero ulteriori approfondimenti alla luce delle conoscenze contemporanee.

Non possiamo immaginare una nazione pienamente sovrana senza affrontare il problema dell’autonomia energetica».

È una visione nella quale Ciasco collega l’identità culturale alla dimensione economica e produttiva, considerando l’indipendenza energetica uno degli strumenti attraverso i quali rafforzare la capacità decisionale del Paese.

Professionisti, imprese e giovani: la sfida della credibilità politica

Nel corso dell’incontro emerge un elemento ricorrente: la volontà di Italia 2.0 di costruire la propria identità coinvolgendo persone provenienti da settori differenti della società.

Avvocati, imprenditori, professionisti, donne e giovani sono chiamati, nelle intenzioni del movimento, a contribuire non soltanto alla crescita organizzativa del partito, ma anche all’elaborazione di proposte legislative.

È una sfida che richiederà capacità di dialogo, risorse organizzative e soprattutto la dimostrazione che le idee possano trasformarsi in programmi economicamente sostenibili e politicamente realizzabili.

Il presidente Ciasco individua nella frammentazione del centrodestra uno dei principali ostacoli da superare, ma la costruzione di una nuova forza politica dovrà necessariamente confrontarsi con un quadro nazionale già articolato e competitivo.

L’ambizione dichiarata è quella di promuovere un progetto capace di combinare identità, partecipazione e competenza.

Il futuro di Italia 2.0 passa dalle piazze

L’appuntamento del prossimo 27 ottobre rappresenterà, secondo quanto annunciato dal presidente, una tappa importante nel percorso di consolidamento territoriale del movimento.

Sarà anche un’occasione per misurare la capacità di coinvolgimento di Italia 2.0 e verificare quanto interesse le sue proposte siano in grado di raccogliere fuori dalle sedi politiche.

Dalla questione abitativa alla riforma fiscale, dalla giustizia alla sicurezza, fino all’identità nazionale e alla sovranità energetica, il progetto guidato da Alessio Ciasco si presenta con un’agenda ampia e con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla ricomposizione dell’area di centrodestra.

Alcuni esponenti del Partito: l’Avv. Roberto Di Pietro, la Dott.ssa Enrica Lombardi,
l’ Avv. Mariateresa Del Ciampo, l’Avv. Alessio Ciasco, la Dott.ssa Francesca Romanelli
e l’Avv. Giancarlo Longo

Resta una domanda, destinata ad accompagnare il percorso di ogni nuova formazione politica: Italia 2.0 riuscirà a trasformare il consenso dichiarato e la partecipazione dei suoi sostenitori in una presenza politica concreta e riconoscibile?

La risposta arriverà dalla capacità di organizzarsi, costruire alleanze e tradurre le proposte in iniziative verificabili.