Per decenni l’automobile senza conducente è stata una promessa raccontata nei saloni tecnologici, nei prototipi e nei film di fantascienza. Ora quella promessa comincia a trasformarsi in industria.
Momenta Global, società cinese specializzata nella guida autonoma e sostenuta da importanti gruppi automobilistici, sta progettando una forte espansione internazionale dei propri robotaxi. L’azienda guarda anche all’Europa e punta a passare dalle attuali sperimentazioni a flotte composte da migliaia di veicoli. KELO-AM
È uno sviluppo che va molto oltre la semplice curiosità tecnologica.

Il robotaxi potrebbe essere uno dei primi settori nei quali il grande pubblico entrerà realmente in contatto con sistemi di intelligenza artificiale capaci di operare autonomamente nel mondo fisico. Non più soltanto chatbot, software o immagini generate da un computer: un’automobile che interpreta la strada, individua pedoni, semafori, biciclette e ostacoli e prende decisioni in una frazione di secondo.
Momenta ha già collaborazioni con alcune delle più importanti case automobilistiche internazionali e la sua tecnologia è stata mostrata anche in Europa. Mercedes-Benz figura tra i gruppi legati allo sviluppo della società, mentre il settore vede ormai coinvolti praticamente tutti i grandi protagonisti della mobilità mondiale.
La vera battaglia, però, non si giocherà soltanto sul software.
Perché un robotaxi funzioni davvero in una città europea deve affrontare una delle situazioni più complesse immaginabili: strade nate secoli prima dell’automobile, centri storici, tram, biciclette, motocicli, rotonde, cantieri improvvisi, parcheggi selvaggi e comportamenti umani difficilmente prevedibili.
Guidare autonomamente in un quartiere progettato recentemente è una cosa. Farlo nel centro di Roma, Milano, Parigi o Napoli è tutt’altra sfida.
Ed è proprio questa complessità che rende l’Europa uno dei test più interessanti del mondo.

Poi c’è il tema economico. Una flotta di taxi autonomi potrebbe modificare radicalmente il costo del trasporto urbano. Se l’automobile può circolare per molte ore al giorno senza un autista, il modello economico del servizio cambia profondamente. Allo stesso tempo emerge inevitabilmente la questione del lavoro: tassisti, conducenti professionali e operatori del trasporto dovranno confrontarsi con una tecnologia potenzialmente dirompente.
Non necessariamente domani mattina. Ma il processo è iniziato.
C’è poi un altro elemento spesso sottovalutato: l’automobile potrebbe progressivamente trasformarsi da oggetto posseduto a servizio utilizzato. Se in futuro bastasse chiamare da un’app un veicolo autonomo disponibile in pochi minuti, per molti abitanti delle grandi città possedere un’automobile potrebbe diventare meno conveniente.
Questo avrebbe conseguenze enormi su parcheggi, concessionarie, assicurazioni, trasporto pubblico e struttura delle città.
Naturalmente restano questioni decisive da risolvere. Responsabilità in caso di incidente, cybersecurity, protezione dei dati, assicurazione e normativa rappresentano ancora ostacoli importanti. Un veicolo autonomo raccoglie inoltre un’enorme quantità di informazioni sull’ambiente circostante e sugli spostamenti dei passeggeri.
La competizione internazionale è già iniziata e vede Stati Uniti e Cina particolarmente avanzati. L’Europa rischia quindi di trovarsi davanti alla stessa domanda che ha caratterizzato altre rivoluzioni digitali: essere prevalentemente utilizzatrice della tecnologia oppure diventare protagonista della sua produzione?
Il robotaxi rappresenta così qualcosa di molto più importante di un taxi senza tassista.
È probabilmente uno dei primi segnali visibili della futura integrazione tra intelligenza artificiale, mobilità e città.
E questa volta il futuro non è confinato in un laboratorio.
Sta già iniziando a circolare sulle strade.
